di Camillo Langone
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Contro la deriva del neomatriarcato serve appellarsi ad Abramo
Padre di popoli, tu che hai la parola “padre” (il semitico “ab”) fin dentro il nome, proteggi noi uomini con schiere di femministe alle calcagne
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23 NOV 23

Il sacrificio di Isacco, Caravaggio, Galleria degli Uffizi, 1594-1596 <br />
Abramo, patriarca Abramo, padre di popoli, tu che hai la parola “padre” (il semitico “ab”) fin dentro il nome, proteggi noi uomini abramitici. Noi bersagli della caccia al maschio. Le furie femministe, con al fianco gli inevitabili collaborazionisti, ci sono alle calcagna. E’ una “guerra di potere” come ha detto Lucetta Scaraffia. E’ una guerra civile, dunque una guerra senza quartiere. Le donne di potere, le neomatriarche, le Meloni-Gruber-Schlein sono tutte sostanzialmente d’accordo (solo i fessacchiotti che credono ancora nella dicotomia destra/sinistra possono farsi ingannare dalle diverse sfumature). Mentre il fronte maschile è frammentato: gli infemminiti sono milioni.
Abramo, patriarca Abramo, Dio ti garantì benedizioni, territori, figli: “Moltiplicherò la tua discendenza come le stelle del cielo”. Il neomatriarcato ci garantisce rieducazione, umiliazione, estinzione. Ai più riottosi la castrazione. Agli esemplari più collaborativi una carriera di fuco al servizio delle umane api regine. Abramo, patriarca Abramo, ricorda a Dio la sua promessa di darti una progenie inestinguibile: noi siamo figli tuoi, non possiamo sparire così.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
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