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Libertà di maglietta e di poster (e libertà di frequentazioni)

Camillo Langone

Non mi turba particolarmente la maglietta di Montesano (tra l'altro la Decima Mas non era un reparto fascista, ma un corpo franco), così come non contesto il poster di Mao in un locale a Roma. Sono liberi di appenderlo, come io sono libero di evitarli

Non guardo la televisione, preferisco uscire a bere, a Montesano antepongo il Montepulciano. A un amico che dovevo incontrare in centro a Roma stavo per dare appuntamento al Vinaietto di Via Monte della Farina: insegna simpatica, toponimo mangereccio… Poi però guardo su internet e vedo alle pareti vecchi manifesti del Pci e un poster di Mao. L’amico a cui riferisco la scoperta non ne resta turbato: “Io sono liberale, non ho problemi: pranzo coi neri e ceno coi rossi”. Io invece problemi ne ho. Sebbene sia liberalissimo. Sebbene non mi turbi particolarmente la maglietta di Montesano, che fra l’altro non era fascista (la Decima Mas non era un reparto fascista, era un corpo franco e chi non conosce la differenza prima di commentare studi: nella Decima nemmeno li arruolavano gli iscritti al partito fascista e nemmeno facevano il Saluto al Duce, con grande scorno dei repubblichini). Oltre che per la libertà di maglietta sono per la libertà di manifesto e poster. Chi nel proprio locale vuole appendere immagini di criminali politici che hanno versato molto più sangue del comandante della Decima Junio Valerio Borghese, e dunque immagini di Napoleone, Stalin, Hitler, Mussolini, Che Guevara, o per l’appunto di Mao, per me dev’essere libero di farlo. E io di scegliere un altro locale. Come prontamente ho fatto.

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  • Camillo Langone
  • Vive a Parma. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "Eccellenti pittori. Gli artisti italiani di oggi da conoscere, ammirare e collezionare" (Marsilio).