di Camillo Langone
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Se la pandemia costringe all'autarchia, i capelli me li taglio da solo
Altro che Nanni Moretti, che era partito bene e ora ha sposato la causa del decoro da nonna gozzaniana
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25 JAN 22

"Io sono un autarchico" di Nanni Moretti, 1976
L’autarchico sono io, mica Nanni Moretti che aveva esordito bene, con un film che era una dichiarazione di indipendenza, ma purtroppo in tarda età ha sposato la causa del decoro, sentimento conformista da nonna gozzaniana. Io invece persevero, il tempo non mi ha piegato. Per servirmi del barbiere devo mettermi la mascherina? Mostrare il passaporto? Ascoltar ciance? Uscirmene di bottega con (terzo omaggio al Leviatano) regolamentare scontrino? Macché macché. Mi sono comprato un nuovo tagliacapelli e mentre tutti seguivano i ludi quirinalizi l’ho inaugurato. Me li sono tagliati peggio? Senz’altro. Ma piaccio lo stesso. E posso atteggiarmi a filosofo e citare Epicuro: “La più grande ricchezza è nel bastare a se stessi”.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
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