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di Camillo Langone

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Sono in pochi ad aver capito il ruolo della natura: non mamma bensì matrigna

Un problema noto a chiunque abbia un minimo compreso Leopardi. Tra questi, l'icastico Maurizio Ferraris con il suo "Post-Coronial Studies". E intanto il nuovo paganesimo si accompagna a una cospirazione contro la virilità
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22 DEC 21
Immagine di Sono in pochi ad aver capito il ruolo della natura: non mamma bensì matrigna

William Turner, "Bufera di neve" (Wikimedia Commons) 

Dei pochi autori che segnalano la presente mutazione religiosa, un’Europa già cristiana che ritorna pagana sprofondando nel fango dell’ambientalismo, Maurizio Ferraris è il più icastico: “Il vero grande evento è il passaggio delle consegne dal Vegliardo Barbuto a Madre Natura”, scrive in “Post-Coronial Studies” (Einaudi). Il problema, com’è noto a chiunque abbia minimamente compreso Leopardi, è il ruolo di costei: non mamma bensì matrigna. Passando da Cultura a Natura per i vecchi, per i malati, per i bambini non ancora nati, che soltanto un antichissimo libro difendeva, sono guai grossi. Mentre ai maschi sani è concesso appena il sopravvivere: lo Stato grandematerno impone la parità uomo-donna e dunque la castrazione delle differenze. Se nell’Ottocento Emerson scriveva che “la società è una cospirazione contro la virilità di ciascuno dei suoi membri”, nel ventunesimo secolo cosa mai si dovrebbe dire? Scrivere è in parte proibito e in parte inutile, non resta che pregare: io prego il Vegliardo Barbuto di prendere Madre Natura per i capelli e gettarla là dove “il fuoco non si estingue”. Voglio vederla in cenere.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).

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