Vassily Kandinskij, Giallo, rosso, blu , olio su tela, 1925, Musée national d'art moderne, Parigi (foto Wikipedia)

Preghiera

Il silenzio dell'arte astratta

Camillo Langone

Dibattito sull'estetica rilassante dell'"art pour l'art", partendo dall'ultimo contributo alla letteratura scritto da Pepe Karmel

L’astrazione mi piace moltissimo, beninteso quando ben realizzata e minimamente originale (cosa non facile dopo 111 anni di sperimentazioni a partire dal primo acquerello astratto di Kandinskij). Solo che le mie motivazioni sono opposte rispetto a quelle fornite da Pepe Karmel in “L’arte astratta” (Einaudi). Nel magnifico volume questo autore americano scrive che “l’arte astratta offre una serie di risposte al cambiamento sociale, politico e culturale”. Cose che si dicono, cose che nel conformistico sistema dell’arte forse è perfino obbligatorio dire. Io però preferisco le cose che si vedono: forme e colori.

 

Immerso in un mondo troppo rumoroso, dell’arte astratta ammiro innanzitutto il silenzio. Le rette e le curve, i segni e le mappe, i solidi e i fluidi mi offrono una pausa, essendo quanto di più vicino alla rilassante “art pour l’art”. Alcuni astrattisti la pensano diversamente ossia la pensano come Pepe Karmel, e si affannano a ricordare il loro zelo socio-politico che però, grazie a Dio, rimane nelle didascalie, non raggiunge le tele. Per quello che conta dirò che, fra i tantissimi presenti nel librone, i quadri che preferisco sono firmati da Francis Picabia, Josef Albers, Bernard Frize, Carrie Moyer. Scelte quanto mai soggettive: c’è un’astrazione per ogni carattere, per ogni bisogno psicologico.

 

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  • Camillo Langone
  • Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).