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di Camillo Langone

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Cosa resta della Notte della Taranta

Quest’anno il concerto di Melpignano è ancora più farlocco degli altri anni. Salentinismo come spiritismo
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27 AUG 20
Immagine di Cosa resta della Notte della Taranta

(foto Ansa)

E’ tutto finto. Se stasera guardate alla tv “La Notte della Taranta” sappiate che è tutto finto. Quest’anno il concerto di Melpignano è ancora più farlocco degli altri anni. L’esorcismo musicale chiamato taranta era già in declino nel 1959 quando l’antropologo Ernesto de Martino pubblicò il testo fondamentale sull’argomento, “La terra del rimorso”. Nei Sessanta il boom spazzò via gli ultimi resti, nel Novanta il turismo riesumò il cadavere per farne spettacolo, nel 2020 il virus ha fatto scomparire anche i turisti che di quel simulacro erano l’unica ragione (stasera andrà in onda una registrazione a porte chiuse, un ectoplasma del tutto disincarnato). L’evocazione di un mondo morto così come evocazione di un mondo esanime fu la sfilata Dior in piazza Duomo a Lecce, con la citazione parassitaria delle luminarie di Sant’Oronzo, sfolgoranti a luglio per la moda, semispente (muslim friendly? Apostate friendly?) a fine agosto per la festa patronale. Melpignano e Lecce: salentinismo come spiritismo.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).

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