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di Camillo Langone

Maledetto tris di tortelli

Una ricetta scadente e dissacrante alla Vigilia di San Giovanni. In un mondo dove il pensiero è uniforme le persone si accontentano della varietà nel piatto
di
21 JUN 19
Immagine di Maledetto tris di tortelli

Tortelli (Foto Wikipedia Commons)

San Giovanni, liberami dal tris di tortelli. Non che i tris di gnocchi o di risotti o di orecchiette siano meglio, però sono di maggiore attualità i tortelli, a Parma e dintorni piatto forte della tua Vigilia. Pensavo si fossero estinti ma l’erba cattiva non muore mai. Non solo continuano ad allignare nelle vecchie trattorie con le ragnatele sulle mensole e nelle menti dei titolari, di recente ne ho trovati in ristoranti buoni, puliti, anche abbastanza costosi. Potrebbe essere un problema di incontinenza, di ineleganza, di incapacità a decidere. Altra ipotesi: in un mondo dove il pensiero è sempre più uniforme le persone si accontentano della varietà nel piatto. Basta guardare TripAdvisor: molti si lamentano della “poca scelta di piatti”, hanno la trippa nel cervello, non arrivano a capire che quantità di proposte e qualità delle medesime possono convivere solo in presenza di cucine enormi, cuochi numerosi, conti in proporzione. Il tris di tortelli è un classico caso di varietà scadente: i tortelli di patate, sommatoria di amidi, sono quanto di più misero, e i tortelli di zucca a giugno sono totalmente fuori stagione, bisognerebbe domandarsi da dove viene la cucurbitacea oppure com’è stata conservata. Nella Vigilia della tua festa è inoltre un caso di varietà dissacrante: tu non sei il Santo delle patate o delle zucche, sei il Santo delle erbe e dunque in tuo onore devotamente mangio solo tortelli di erbette. San Giovanni, San Giovanni Battista, autorizzami a chiamare evangelicamente “razza di vipere” chi non fa altrettanto, chi non si converte alla vera tradizione.

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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).