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Viva Sgarbi l'anti-mediatico

Il grande libro del critico d'arte, lontano dal polemos e prossimo alla pietas

12 Giugno 2019 alle 06:00

Viva Sgarbi l'anti-mediatico

Il critico d'arte Vittorio Sgarbi (Foto LaPresse)

“A Camillo che vede meglio di tutti” scrive Sgarbi dedicandomi il suo ultimo libro. Vittorio vede meglio di tutti, scrivo io qui. Sono due affermazioni che non si elidono perché il mio sguardo è diretto verso i pittori italiani viventi, il suo verso i pittori italiani defunti. Quello sgarbiano è un campo d’indagine immensamente più vasto: io mi concentro sugli ultimi dieci anni, e già mi sembra impossibile dominarli, lui spazia onnisciente su almeno otto secoli. Compreso quello che intitola il libro, “Il Novecento. Da Lucio Fontana a Piero Guccione” (La nave di Teseo). Le pagine più preziose sono relative ai sommersi, non ai salvati che conosciamo più o meno tutti. Giuseppe Ar, Pietro Ghizzardi, Romualdo Locatelli, Giannino Marchig, Piero Slongo permarrebbero nell’abisso dell’oblio senza l’impegno generoso, disinteressato (converrebbe di più scrivere dei soliti grossi nomi) di uno Sgarbi stavolta del tutto anti-mediatico, lontano dal polemos e prossimo alla pietas. E’ una suadente opera di misericordia (proprio nel senso di Matteo 25,40) questo libro di risarcimenti.

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Commenti all'articolo

  • Chichibio

    12 Giugno 2019 - 10:10

    Mi piacerebbe leggere un libro sull'arte del XXI secolo pubblicato nel 2149.

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  • Alessio

    12 Giugno 2019 - 07:07

    L'intervento polemico di Sgarbi, in perfetto stile fascista quale è, contro Papa Francesco, aborto e gay inscenando un turpiloquio a Reggio Emilia nel becero tentativo di dare manforte al candidato di destra leghista, non rende alcun merito al Criticone nazionale che, chissà perché non ha citato gli attacchi dei vetero democristiani contro divorzio ed uso del preservativo. Nel moralistico utilizzo (ma solo contro gay ed Aldo Busi glielo disse apertamente di essere solo moralista anzi un cameriere al servizio dell'uomo di Potere che gli ricorda la figura paterna) Sgarbi non fa mai cenno al chiaro monito di Cristo di tenere separati Cesare da Dio, al mercimonio tra Potere e religione in cui ci hanno sguazzato per mezzo secolo i suoi difesi Democristiani dei quali appunto la Croce compariva unicamente sullo scudo di Potere, senza alcun riferimento allo stato d'animo dei reali seguaci di Cristo. Ed altrettanto poco pare importare a Sgarbi il Sermone del cammello nella cruna dell'ago.

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