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Più musica italiana in radio significa più Mahmood

Il sovranismo radiofonico è una forma di deculturazione e una legge per favorirla è una legge somarista

28 Febbraio 2019 alle 06:07

Più musica italiana in radio significa più Mahmood

Foto LaPresse

Il sovranismo radiofonico proposto dalla Lega e supportato da Mogol è la classica stalla chiusa dopo che i buoi sono scappati. Poteva avere un senso al tempo di Battisti, Dalla, De André, Jannacci... Oggi significherebbe dare ulteriore spazio a Mahmood, Achille Lauro, Sfera Ebbasta, Salmo (nei nomi il destino), ulteriori soldi a cantanti che parlano sempre di soldi acuendo il problema in chi non ne ha, ulteriori palchi alle ugole del risentimento fra le quali aggiungo Irama con la sua canzone del padre ovviamente abusatore, ulteriori onori al ramadan evocato, se non promosso, dal succitato Mahmood e da Ghali, ulteriori tatuaggi ai piccoli fan di rapper e trapper conformisticamente tatuati, tribalizzati come cannibali della Papuasia (dunque privando per sempre intere generazioni della propria integrità fisica). Molta canzone italiana odierna non è cultura ma deculturazione, una legge per favorirla sia considerata non sovranista bensì somarista.

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