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Altro che sovranisti, sono loro i primi a sottomettersi

Quasi tutti quando scrivono didascalie su Instagram usano l’inglese ossia la lingua di Davos e di Bruxelles, di Hollywood e della Silicon Valley, del Fondo Monetario Internazionale e delle agenzie di rating

7 Settembre 2018 alle 06:19

Altro che sovranisti, sono loro i primi a sottomettersi

Foto Pixabay

Perché chiamarli sovranisti se sono i primi a sottomettersi? Fra i miei contatti il voto per Lega e Fratelli d’Italia è senz’altro superiore alla media, e quello per i Cinque stelle non credo sia inferiore alla media, eppure quasi tutti quando scrivono didascalie su Instagram usano l’inglese ossia la lingua di Davos e di Bruxelles, di Hollywood e della Silicon Valley, del Fondo Monetario Internazionale e delle agenzie di rating. Non percepiscono la contraddizione. Il fenomeno mi impressiona anche perché l’abbandono della lingua madre è qui del tutto gratuito, del tutto inutile: su Instagram le immagini contano molto più delle parole, una biblioteca con didascalia in basic english riceverà meno cuori di un gatto con didascalia in sanscrito o in bergamasco. Inoltre quasi tutti gli instagrammer anglofoni che conosco hanno molto evidentemente un pubblico tutto italofono. Il mondo non se li fila proprio: le loro spiagge, le loro nuvole, le loro pizze interessano a malapena i parenti stretti, qualche amico, qualche collega. Dunque perché chiamare sovranisti dei colonizzati che rinunciano allegramente alla prima delle sovranità, quella linguistica? Su Instagram ci sono gli italiani del futuro: un volgo disperso che lingua non ha.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    07 Settembre 2018 - 10:10

    Caro Camillo, solo per segnalarti che l’altra sera in Tv la magnifica Barbara Palombelli ha osato interrompere gli ospiti sovranisti che parlavano di flat tax per precisare: scusatemi ma per rispetto ai telespettatori io preferisco chiamarla tassa piatta.

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  • Dario

    Dario

    07 Settembre 2018 - 09:09

    Forse perché c'è sovranismo e sovranismo. Esiste anche un sovranismo da instagramer che adotta la cosiddetta lingua veicolare come marchio distintivo: il popolo degli instagramer, anzi the instagramers people.

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