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“Moglie e buoi dei paesi tuoi”, spiegato da Cavalli-Sforza

Un ricordo del grande genetista scomparso, i cui studi smentirono il razzismo confermando l’etnicismo

3 Settembre 2018 alle 18:04

“Moglie e buoi dei paesi tuoi”, spiegato da Cavalli-Sforza

Luigi Luca Cavalli-Sforza (foto Imagoeconomica)

Che gli invasionisti, i benettoniani, i sorosiani, i senzafrontieristi, gli entusiasti di barconi e migrazioni evitino di usare Luigi Luca Cavalli-Sforza. Gli studi del grande genetista appena passato a miglior vita se smentirono il razzismo confermarono l’etnicismo. Perciò fu un mio maestro. Negli anni Novanta passai alcune settimane intellettualmente bellissime leggendo il monumentale “Storia e geografia dei geni umani” preso in prestito alla biblioteca di Reggio Emilia, e in seguito continuai a leggerlo avidamente. Da “Geni, popoli e lingue” traggo ora, in memoriam, questo virgolettato: “In un matrimonio con una persona di un’etnia diversa è più facile assistere alla perdita dell’identità culturale della coppia”. Insomma il vecchio “Moglie e buoi dei paesi tuoi” di noialtri maschi conservatori.

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Commenti all'articolo

  • carloalberto

    04 Settembre 2018 - 11:11

    Si sono tutti dimenticati della figura di Luigi Gedda, pioniere della genetica in Italia e cattolico credente, perciò "colpevole" (come anche "colpevole" di avere ostacolato le sinistre in qualità di presidente dei Comitati Civici).

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  • lorenzolodigiani

    03 Settembre 2018 - 18:06

    Caro Langone, negli anni ‘50 la frase di Cavalli Sforza poteva essere applicata al matrimonio fra un milanese ed una siciliana. Quante ragazze del nord venivano criticate per aver sposato un terun.

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    • carloalberto

      04 Settembre 2018 - 11:11

      o viceversa: anche ragazzi del sud criticati dai loro familiari per aver sposato una ragazza del nord ed essersene così andati dal paese.

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      • lorenzolodigiani

        04 Settembre 2018 - 12:12

        Ed in entrambi i casi, ora, quelle critiche ci fanno sorridere.

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        • carloalberto

          05 Settembre 2018 - 15:03

          Sì, ma le differenze culturali anche tra regioni italiane rimangono. "Culturali" nel senso di modo di vivere e di pensare. Non prenda a modello solo le metropoli stile Milano, guardi ai piccoli centri. Figuriamoci dunque come possa essere facile integrare gente che viene dai Paesi islamici, dall'India, dalla Cina, se oltretutto non siamo capaci di integrarci tra italiani.

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