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Il Sud è il primo nemico di sé stesso

La spigola diventa branzino, nei bar si trova il Prosecco invece del Moscato di Trani, della Verdeca e del Bombino evidentemente si vergognano

27 Gennaio 2018 alle 06:02

Il Sud è il primo nemico di sé stesso

Uno scorcio della costiera amalfitana. Foto LaPresse

Mi dicono che ce l’ho col Sud. Sarà che lo conosco bene. Già il fatto di autodefinirsi Sud è leggermente autodenigratorio, è un considerarsi parte (moncone) di un intero, sorta di appendice. Poi basta entrare in un qualsiasi bar da Lesina a Leuca per scoprire che il Sud è il primo nemico di sé stesso: ti offriranno sempre e comunque Prosecco (che io bevo solo a Treviso e se non trovo il Verdiso). Il Moscato di Trani non te lo propongono nemmeno a Trani. Della Verdeca e del Bombino evidentemente si vergognano. E il rosato che è una squillante specialità salentina? Negli scaffali bassi dei supermercati. La Puglia produce il 14 per cento del vino italiano ma non si sa dove vada a finire, forse all’estero. Ogni volta che scendo trovo un altro ristorante che chiama branzino la spigola, sudditanza linguistica ai turisti milanesi. Sull’altro mare, in Campania, sembrerebbe esserci un poco più di orgoglio eppure da Positano a Procida il Franciacorta scorre a fiumi. Amati che io ti amo, Sud.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    28 Gennaio 2018 - 23:11

    Chi portò all'attuale rovina il nostro meridione - civiltà mediterranea elitaria, operosità fantasiosa ed inventiva, arte e cultura a tutto campo, gioia del saper vivere ed inesauribile capacità di cavarsela - fu la disgrazia storica italiana del c.d. Risorgimento ossia la piemontesizzazione forzata delle altre regioni italiane. Anche se un secolo dopo le insorgenze, gabellate per banditismo, i meridionali si erano già presi di fatto la rivincita okkupando i vertici (da De Nicola a Mattarella) dello Stato e delle Istituzioni, gran parte del Parlamento e della Magistratura ed il sottogoverno dei Ministeri oltre a radio e televisione (a dimostrare quanto valeva il sud), purtroppo il meridione aveva così perso le sue migliori risorse umane impoverendosi delle proprie preziosità identitarie. Forse l'attuale crisi generalizzata stimolerà l'orgoglio meridionale a riscoprire le proprie risorse più autentiche. Guai a noi tutti, sennò.

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    • carloalberto

      30 Gennaio 2018 - 17:05

      premesso che il Sud era in decadenza da secoli prima dell'Unità (almeno dal Quattrocento), l'occupazione meridionale di burocrazia e parastato dimostra quanto vale il Sud o quanto valgono le camarille del Sud?

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  • Dario

    Dario

    28 Gennaio 2018 - 11:11

    Il prosecco sta cannibalizzando, per dir così, tutti i vini, non solo quelli del sud e non solo al sud. E anche a Treviso è ormai difficile berlo veramente buono, perché lo si produce ovunque, e la quota delle colline tra Valdobbiadene e Vittorio Veneto che dovrebbe produrre il vero prosecco è larghissimamente surclassata dalla produzione di pianura, di qualità molto ma molto inferiore. Tant'è, così va il mondo.

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  • carloalberto

    27 Gennaio 2018 - 09:09

    Calma, Langone. Sud è pertinente dato che è una parte d'Italia: semmai bisognerebbe dire Italia meridionale (al tempo del Regno di Napoli, all'estero si definiva napoletano tutto quello che era nel suddetto regno: dunque, per fare un esempio, Taranto era un "porto napoletano"! Non penso che la cosa le piacerebbe troppo). Branzino si usa nell'Adriatico, dunque può essere pertinente in Puglia. Come vino pugliese negletto (da noi, ma è stato apprezzato alla Casa Bianca) le segnalo il primitivo di Gioia del Colle, precedente il tanto sbandierato primitivo di Manduria. Per il resto, anni fa i vini pugliesi e lucani finivano in Francia per rafforzare, diciamo così, i vini francesi (o nei Castelli Romani per aggiungersi al vinello dei Castelli). Dunque la truffa era internazionale.

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