Brizzi sotterrato vivo dal puritanesimo senza Dio

La vera religione certe cose le risolveva nel segreto del confessionale. Clarissa Marchese mi ha tolto la voglia di andare al cinema

15 Novembre 2017 alle 06:00

Clarissa Marchese mi ha tolto la voglia di andare al cinema

LaPresse/Davide Stecconi

Clarissa Marchese dice che Fausto Brizzi le ha tolto la voglia di fare cinema, io dico che Clarissa Marchese mi ha tolto la voglia di andare al cinema. Quella poca che mi era rimasta dopo che tutto il cinema, o almeno tutto il cinema che arriva nelle poche sale delle città di provincia, è diventato prosaico e calcolato. Io sono un ragazzo romantico, per me l’arte deve identificarsi con la vita altrimenti è sterile accademia o freddo commercio. Di Abel Ferrara, Bernardo Bertolucci e Werner Herzog ho amato i set ancora più dei film, il cuore di tenebra che si percepiva pulsare dietro le quinte. Per un secolo gli uomini di cinema sono stati tutti, chi più chi meno, a rischio di sequestro (per oscenità) o arresto (per bancarotta). E molto del loro carisma derivava proprio da questo perenne conflitto con la norma, con la legge. Oggi il povero Brizzi viene sotterrato vivo dal puritanesimo senza Dio che ha preso il posto della vera religione (quella che certe cose le risolveva nel segreto del confessionale: ricordate?) perché colpevole di “comportamenti inopportuni” ossia di nulla o di un centesimo di quanto commesso da Klaus Kinski e Marlon Brando. Film la cui produzione è del tutto trasparente e regolamentata, recitati da impiegati dello spettacolo che leggono il copione e poi tornano a casa come se niente fosse, capovolgono la definizione di Hitchcock: il cinema era la vita senza le parti noiose, adesso è soltanto le parti noiose, senza la vita. Requiescat in pace. 

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    22 Novembre 2017 - 13:01

    Questo delle rivelazioni a babbo morto, cioè dopo vent’anni o come gli pare serve. Serve al cinema moribondo e pruriginoso, serve all’arte morta e sepolta che si ripete e ripete le scene, sempre le stesse. Serve alle iene ed al suo giornalista ex ambiente del cinema, serve alla politica che se ne intende, serve alle veline per tornare ad esistere. Insomma è una genialata che serve, in mancanza di altro che, purtroppo ancora non arriva.

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  • Danilo fabbrini

    22 Novembre 2017 - 09:09

    Tipico articolo all’insegna dei Leo Strauss ‘de noantre’: nessuna meraviglia visto dove alberga; la chiosa porta a dire che visto il presunto (tutti siam innocenti sino a prova contraria) infrangere la Legge costituisce la ‘malia’, l’incantesimo’ per cui si viene attratti dall’opera cinematografica nella fattispecie (magari assunto valido anche per la restante Arte): quindi la Critica d’Arte si ridurrebbe ad un’apologia di Reato tout court. Beh, che dire? chapeau! Se ci fosse una magistratura scevra - lo dico a mo’ di boutade – tale Critica andrebbe indagata IMMEDIATAMENTE per ‘concorso esterno in apologia del Reato’. A parte la goliardia cultural-politica, giustificare, ‘impalcare’, un discorso culturale sulle pedissequa imitazione, tautologia, di Atti Criminali, di perseguimenti volontari del Reato, non è per nulla segno né di originalità né di sostanza effettiva: è soltanto nihilismo puro e semplice (nessuna meraviglia d’altronde visto la fonte dove alberga). Pudicamente Langone ha

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  • caterina.scarsini

    17 Novembre 2017 - 16:04

    Ci si può ancora esprimere in modo politicamente scorrettissimo? Temo di no ma lo faccio soltanto per chiedere una riflessione su quello che mi viene da pensare su questi fatti di molestie sessuali sotto i riflettori in questi giorni. Se queste molestie sono rivolte a bambini o minorenni sono assolutamente da condannare e da punire senza attenuanti e così pure i casi violenza e di stupro. Viceversa se queste situazioni di molestie riguardano degli adulti e, secondo me, una ragazza di 21 anni è una adulta e non solo per legge, si fronteggiano due poteri: quello dell'uomo di successo che può darti una opportunità di carriera e quella della donna che ha il potere della bellezza associata spesso alla giovinezza. Ognuno dei due desidera quello che può dargli l'altro e si trovano di fronte ad una forte tentazione a cui entrambi possono resistere pagandone le conseguenze. La donna che ha talento, se dice di no, potrà avere altre occasioni di lavoro e di successo e conservare la stima di sè.

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  • Angelara

    16 Novembre 2017 - 13:01

    Ma come si permette, una persona accusata da più parti di aver fatto degli abusi, una persona che ha scelto lucidamente di essere cattiva, lei la alza a vittima. Pensa che le sue parole non abbiamo conseguenze? Non teme che il suo articolo e gli altri di questo giornale possano far decidere a donne e uomini di non denunciare il loro molestatore? No, lei in questo momento storico decide di scrivere un inno ai molestatori. E i suoi lettori la seguono e si mettono a discutere di arte come se niente fosse. Cosa posso augurarle secondo lei?

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