di Camillo Langone
Siano lodati gli scrittori della bonaccia
La “piattezza” è il comun denominatore delle 35 opere analizzate da Cesare De Michelis. Ora non possono più pretendere di essere lette e ci lasceranno molto tempo libero
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15 AUG 20

Foto internets_dairy via Flickr
Cesare De Michelis legge tutti o quasi tutti i romanzi italiani che escono (non so come fa né perché lo fa ma lo fa e bisogna essergliene grati) e poi li recensisce sottolineando infine un comune denominatore. In “Scritture della bonaccia” (Editrice La Scuola) analizza le opere di 35 scrittori 35 e il comune denominatore è appunto una certa piattezza, un’indolenza, una stasi, siccome “questi tempi difficili non alimentano entusiasmi né accendono grandi speranze”. Devo dire che la bonaccia non mi dispiace, anche perché l’alternativa temo sia la tempesta. E inoltre autori a me cari quali l’Ecclesiaste, Orazio, Petrarca, Michelangelo, Guicciardini, Leopardi, Drieu, Zanzotto, Pasolini non mi sembra abbondassero di entusiasmo né di speranza, quindi il problema non è la mancanza di vento, è l’inettitudine dei marinai. Siano comunque lodati questi scrittori della bonaccia: avendo ricevuto dal professor De Michelis la laurea in inerzia non possono più pretendere di essere letti e ci lasceranno molto tempo libero.
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Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
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