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Pagare le tasse e negarsi il futuro

In un giorno di pagamento tasse, leggasi “L’estate infinita” (Bompiani), il nuovo bellissimo romanzo di Edoardo Nesi.

16 Giugno 2015 alle 06:16

In un giorno di pagamento tasse, leggasi “L’estate infinita” (Bompiani), il nuovo bellissimo romanzo di Edoardo Nesi. Ambientato tra Prato e il Forte nel formidabile decennio 1972-’82, anni di Lucio Battisti e Gloria Gaynor, di Vespe e di Concorde, di Panatta-Bertolucci e Gerulaitis-McEnroe, racconta l’eroica romantica ascesa di una generazione di industriali tessili: “Continuano a indebitarsi per costruire capannoni sempre più grandi dove installare macchinari nuovi e assumere persone e produrre sempre più merce che poi dovranno correre a vendere in giro per il mondo, in un ciclo glorioso e benigno, semplice e azzardato, delicatissimo, nel quale rimangono ben poche risorse per pagare le tasse a uno stato corrotto e lontano, perché se pagassero le tasse – dicono – non potrebbero mai comprarsi tutti i macchinari che comprano e assumere tutte le persone che assumono e crescere quanto crescono”. Leggasi Nesi per il piacere della scrittura e il dolore della realtà: pagare tasse allo Stato significa negare risorse al futuro (roseo solo al tempo del nero).

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