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    <title>Il Foglio RSS</title>
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    <description>Il Foglio RSS contents</description>
    <language>it-it</language>
    <pubDate>Tue, 10 Mar 2026 05:01:09 GMT</pubDate>
    <dc:creator>Il Foglio</dc:creator>
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      <title>Meloni sale sul Frecciarossa del "Sì". Video, treni, ministri mobilitati. Bartolozzi: "La magistratura è un plotone"</title>
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      <description>&lt;p&gt;Dammi solo un minuto: Meloni ne offre tredici, a Giusi Bartolozzi basta una frase. Il referendum sulla giustizia è adesso un voto chiesto da Meloni con un video: “Vi spiego perché votare Sì. Il gov... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Tue, 10 Mar 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Meloni vuole le accise mobili ma il decreto in Cdm slitta. I conti del Mef e la cabina di regia al Mimit</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/10/news/meloni-vuole-le-accise-mobili-ma-il-decreto-in-cdm-slitta-i-conti-del-mef-e-la-cabina-di-regia-al-mimit-8765876/</link>
      <description>&lt;p&gt;Sull’energia e sul prezzo dei carburanti, bisogna accelerare. E’ questo l’obiettivo che &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/giorgia-meloni/"&gt;Giorgia Meloni&lt;/a&gt; ha comunicato al ministro delle Impr... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Tue, 10 Mar 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Bignami (FdI): “Pronti a collaborare con l’opposizione sull’Iran. Importante dare un segnale di unità”</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/10/news/bignami-fdi-pronti-a-collaborare-con-l-opposizione-sull-iran-importante-dare-un-segnale-di-unita--8765350/</link>
      <description>&lt;p&gt;“Al di là delle divisioni, confidiamo che sull’Iran si possa trovare una posizione comune, nell’interesse dell’Italia. Da parte nostra la volontà di collaborare c’è sempre. Poi, certo, dipenderà anche dalla sinistra”, dice &lt;strong&gt;Galeazzo Bignami&lt;/strong&gt;. Il capogruppo meloniano a Montecitorio parla al Foglio alla vigilia delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni, in programma domani. Si augura che questa volta i toni esasperati possano lasciar spazio a un dibattito costruttivo. “Dividersi adesso vorrebbe dire indebolire l’Italia. E invece davanti a temi così importanti, in questo quadro di crisi internazionale, è importante cercare l’unità”, è l’appello che Bignami rivolge al Parlamento. E aggiunge: “Noi, tutto questo, l’abbiamo ben presente e l’abbiamo dimostrato quando eravamo all’opposizione. Non abbiamo supportato l’Ucraina per rendere più forte il governo Draghi, ma anche per rafforzare l’Italia”.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Nei giorni scorsi autorevoli esponenti dell’opposizione – da Guerini a Casini fino all’ex premier Gentiloni – rivolgendosi alla propria parte politica, hanno espresso un auspicio simile. E’ ai moderati del centrosinistra che vi rivolgerete in particolare? &lt;strong&gt;“Non solo a loro. E cercheremo di trovare una posizione quanto più possibile condivisa. Noi speriamo che tutti vogliano dare il proprio contributo per aiutare l’Italia in questo passaggio così delicato. Poi ci sarà tempo e modo di confrontarci sulla politica interna&lt;/strong&gt;”. Bignami tuttavia non si fa troppe illusioni. Come mai? “Perché tante volte abbiamo ricevuto attacchi pretestuosi. Penso per esempio al tema della sicurezza e delle manifestazioni pro Pal durante la crisi di Gaza e anche dopo. Mi pare, purtroppo, che ci sia sempre qualcuno che cerchi di contestare il governo anche quando oggettivamente c’entra poco”. Il dibattito sul referendum, con quotidiani e reciproci attacchi, non aiuta. “Ma a me sembra che la contrapposizione estrema sia un po’ la cifra di questa sinistra. Dicono no a tutto, evitando di confrontarsi nel merito delle proposte, consapevoli che questo farebbe deflagrare la loro coalizione. Così cercano di nascondere le loro contraddizioni”.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Dal campo largo chiedono al governo di prendere nettamente le distanze da Donald Trump e di fare come Pedro Sánchez. “&lt;strong&gt;Ma cosa significa? Abbiamo già detto che questa non è la nostra guerra e non vogliamo entrare in guerra.&lt;/strong&gt; E poi per cosa? Per difendere implicitamente gli ayatollah? La questione è più complessa, si dimentica che l’Iran stava sviluppando un’arma nucleare, violando degli accordi internazionali. Questo è il punto”. Meloni intanto ha detto che sono “saltate le regole del diritto internazionale”, che “non condivide e non condanna” gli attacchi di Stati Uniti e Israele e che mancano ancora gli elementi per un giudizio più compiuto. Bignami è d’accordo? “Mi sembra che questa sia la posizione di tutta l’Europa. Meloni ha cercato inoltre di promuovere un coordinamento con Francia, Germania e Regno Unito nel tentativo di dare una risposta unica, nell’interesse europeo. Continueremo su questa strada”. La Spagna invece pare aver scelto un’altra linea, diventando un modello per i progressist&lt;strong&gt;i. “Ricordo che Sánchez fu quello che si dolse pubblicamente di non avere la bomba atomica per fermare Israele”&lt;/strong&gt;, osserva Bignami. “Il premier spagnolo usa un doppio registro perché ha problemi interni. Ma si sta muovendo esattamente come tutte le altre cancellerie europee. Ha messo a disposizione delle basi per attività non ‘cinetiche’, come prevedono i trattati, mandando navi per difendere Cipro, come l’Italia. Nei fatti non c’è nessuna distinzione. Poi se l’opposizione ha in mente altro, lo dica”.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Tue, 10 Mar 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Ruggiero Montenegro</dc:creator>
      <dc:date>2026-03-10T05:00:00Z</dc:date>
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      <title>Spunti pazzi e spericolati per convincere a cena i sostenitori del No a votare Sì partendo dalle loro tesi</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/10/news/spunti-pazzi-e-spericolati-per-convincere-a-cena-i-sostenitori-del-no-a-votare-si-partendo-dalle-loro-tesi-8765553/</link>
      <description>&lt;p&gt;Capiterà anche a voi, in questi giorni, a tavola con i vostri amici, al bar con i vostri colleghi, di ritrovarvi a discutere, nei ritagli di tempo concessici dalla guerra in Iran, dalla volata scud... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Tue, 10 Mar 2026 04:33:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-03-10T04:33:00Z</dc:date>
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      <title>Meloni accoglie la sua proposta, Schlein rilancia per la leadership</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/10/news/meloni-accoglie-la-sua-proposta-schlein-rilancia-per-la-leadership-8764627/</link>
      <description>&lt;p&gt;Elly Schlein è entusiasta. La sua proposta di attivare il meccanismo delle accise mobili per contrastare il caro benzina&lt;a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/09/news/meloni-equilibrista... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Tue, 10 Mar 2026 04:28:00 GMT</pubDate>
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      <title>Un Conte da pace, guerra ed ex pandemia si allena per le primarie (visti i sondaggi)</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/10/news/un-conte-da-pace-guerra-ed-ex-pandemia-si-allena-per-le-primarie-visti-i-sondaggi--8765855/</link>
      <description>&lt;p&gt;Roma. Saranno i sondaggi (Istituto Piepoli per Rainews24) che lo danno potenzialmente avanti alla segretaria dem Elly Schlein in un’ipotetica corsa via primarie nel Campo largo; sarà lo scenario di... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Tue, 10 Mar 2026 04:19:00 GMT</pubDate>
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      <title>Il disordine, la guerra e il grande vuoto politico del nostro tempo</title>
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      <description>&lt;p&gt;Secondo me non basta, a sinistra come a destra, dire oggi, “no alla guerra”, valore di per sé completamente giusto ma, come mostra la storia, insufficiente. Ho l’impressione che nell’equilibrio int... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Mon, 09 Mar 2026 10:30:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Emanuele Fiano</dc:creator>
      <dc:date>2026-03-09T10:30:00Z</dc:date>
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      <title>Meloni mette la faccia sul Sì al referendum sulla giustizia: "Importante votare"</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/09/news/meloni-mette-la-faccia-sul-si-al-referendum-sulla-giustizia-importante-votare--8762301/</link>
      <description>&lt;p&gt;"&lt;strong&gt;Ho deciso di provare a spiegare in modo più possibile chiaro alcuni punti fondamentali della riforma&lt;/strong&gt; che gli italiani saranno chiamati a confermare o meno con il loro voto e di spiegare perché considero importante che si vada a votare e che si voti sì, cioè per confermare la riforma".&amp;nbsp; Lo dice la&amp;nbsp;presidente del Consiglio, &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/giorgia-meloni/"&gt;Giorgia Meloni&lt;/a&gt;, in un lungo video-messaggio postato sui social in cui spiega le ragioni del Sì al referendum confermativo sulla separazione delle carriere in magistratura che si terrà il 22 e 23 marzo.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Nel video dal titolo "Cosa c'è davvero nella riforma della Giustizia: 13 minuti per fare chiarezza e rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione", la premier mette&amp;nbsp;in fila le novità principali della riforma, dalle carriere separate&amp;nbsp;tra chi accusa e chi giudica fino&amp;nbsp;al sorteggio dei membri del Csm,&amp;nbsp;&lt;strong&gt;sottolineando come il suo obiettivo sia quello di rendere la magistratura soprattutto "libera dai condizionamenti della politica" e "aumentare la fiducia dei cittadini verso la giustizia"&lt;/strong&gt;.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Coincidenza fortuita o meno, la premier è intervenuta nel merito del provvedimento &lt;strong&gt;il giorno dopo che&amp;nbsp;Marina Berlusconi, imprenditrice e figlia del fondatore di Forza Italia,&amp;nbsp;in una lettera a Repubblica ha esortato i sostenitori del Sì e del No a confrontarsi sui contenuti della riforma con&amp;nbsp;"un po' di sano buon senso, per non lasciarci condizionare dal frastuono di un derby tra tifoserie"&lt;/strong&gt;. Solo venerdì scorso la premier &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/06/news/famiglia-nel-bosco-nuovo-affondo-di-meloni-contro-le-toghe-non-e-compito-della-giustizia-sostituirsi-ai-genitori--8755564/"&gt;ha criticato aspramente le toghe&lt;/a&gt;, intervenendo sul caso della "famiglia del bosco": "Le ultime notizie che riguardano la famiglia Trevallion mi lasciano senza parole.&amp;nbsp;Una magistratura vuole sostituirsi ai genitori, ha dimenticato i suoi limiti", aveva scritto in un post. Con il video di oggi i toni si fanno molto più miti.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;"Questa è una riforma molto importante se vogliamo modernizzare l'Italia ed è importante per tutti gli italiani e li riguarda tutti, più di quanto pensino", spiega&amp;nbsp;la premier nel suo video. "Noi abbiamo riformato il Parlamento, il governo, la pubblica amministrazione, le regioni, ma giustizia mai in modo sostanziale, perché a ogni tentativo la reazione è stata totalmente sproporzionata", continua Meloni. Secondo cui&amp;nbsp;"il risultato" della mancata riforma nel tempo "è stata una magistratura che ha perso molta della sua autorevolezza, ma anche della sua efficacia. L&lt;strong&gt;a riforma interviene esattamente su questo. Ha come obiettivo rendere la giustizia più moderna, più meritocratica, più autonoma, più responsabile e soprattutto libera dai condizionamenti della politica&lt;/strong&gt;", sottolinea. "A differenza di quello che si dice, non è una riforma contro i magistrati, &lt;strong&gt;è una riforma contro le degenerazioni di un sistema bloccato&lt;/strong&gt;, che non è mai stato adeguato a un mondo che intorno cambiava ed è per questo che è sostenuta con convinzione da moltissimi magistrati, anche molti più di quanti lo dichiarino pubblicamente", dice&amp;nbsp;la premier.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Oltre alle spiegazioni nel merito della riforma, c'è spazio per la polemica politica. "Si dice che la riforma della giustizia rischia di indebolire il potere giudiziario rafforzando il controllo della politica: &lt;strong&gt;siamo alla fantascienza, è&amp;nbsp;una menzogna&lt;/strong&gt;", afferma la premier, che attacca l'opposizione: "La sinistra sempre utilizzato la giustizia quando non riesce a vincere le elezioni".&amp;nbsp;Chi invita a votare no, prosegue, "dice 'andate a votare per mandare a casa il governo',&lt;strong&gt; consiglio di non cadere nella trappola&lt;/strong&gt;, usano lo scudo del governo perché &lt;strong&gt;non vogliono una riforma che è sacrosanta&lt;/strong&gt;, ma il governo non si dimetterà in caso di vittoria dei no. Per quello che ci riguarda, noi vogliamo arrivare alla fine della legislatura e farci giudicare alle elezioni politiche su tutto il lavoro che abbiamo fatto, a quel punto gli italiani che vogliono mandarci a casa possono farlo tranquillamente fra un anno, ma oggi si vota sulla giustizia, non sulla politica e se noi perdiamo questa occasione di modernizzare la giustizia, temo che non ne avremo molte altre", conclude Meloni.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Mon, 09 Mar 2026 09:42:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Redazione</dc:creator>
      <dc:date>2026-03-09T09:42:00Z</dc:date>
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      <title>Verità e metodo per smontare le balle del No. Ci scrive Mulè</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/03/09/news/verita-e-metodo-per-smontare-le-balle-del-no-ci-scrive-mule--8762292/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Credere, obbedire, combattere&lt;/strong&gt;. E’ tutta in questi tre verbi la campagna referendaria che mi ritrovo a fronteggiare quotidianamente nei dibattiti televisivi, nelle interviste ai giornali, nelle repliche alle agenzie di stampa, nell’attività diuturna di contrasto alle (molto presunte e assai inesistenti) ragioni del No al &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/referendum-giustizia/"&gt;referendum sulla giustizia&lt;/a&gt; del prossimo 22 e 23 marzo.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Per mia indole – pur essendo ormai prossimo ai sessant’anni – continuo a essere gravato da sicure tare mai risolte derivanti da un ginnasio assai impegnativo e sono perciò portato ad essere molto “secchione” e dunque a studiare a fondo le questioni che mi vedono impegnato in attività pubbliche. Confesso tutto ciò in premessa perché sulla riforma costituzionale ho rintracciato per intero il Wahrheit und Methode (e cioè la Verità e il Metodo) di Hans-Georg Gadamer. A scanso di equivoci dirò solo che quest’opera indica la strada maestra del No e riporto in proposito la definizione di Wikipedia di questo meraviglioso pensatore così da non tirarmela come fossi una versione di “Sapientino” 2.0 (quelli della mia generazione hanno capito…). Secondo “Verità e Metodo”, dunque, “quando il pensiero si accinge intenzionalmente a conoscere qualcosa, gli attribuisce un senso in qualche misura preconcetto; non del tutto arbitrario: riflette il senso della tradizione della comunità d’appartenenza. Quando ciascuno emette un giudizio è influenzato dalla propria visione del mondo (Weltansicht), che tuttavia non costituisce un inconveniente, bensì una condizione fondamentale del processo cognitivo. E’ per questa ragione che egli (cioè Gadamer, ndr) può affermare che: ‘Di per sé, pregiudizio significa solo un giudizio che viene pronunciato prima di un esame completo e definitivo di tutti gli elementi obiettivamente rilevanti’”.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quando sostengo che “credere, obbedire, combattere” è la chiave che racchiude le ragioni del No attribuisco a questo un approccio tipicamente fascista che connota tutto il variegato mondo che si ritrova intorno all’opposizione referendaria del Sì&lt;/strong&gt;. &amp;nbsp;Per quanto la triade verbale li offenda, lo penso e dimostro perché.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp; &amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;h3&gt;Credere&lt;/h3&gt; 
&lt;p&gt;La riforma costituzionale è accusata di dare sostanza a una “deriva autoritaria”, tanto per cominciare. Si tratta di una affermazione degna di novelli Pulcinella con il fez. La riforma, piuttosto, rappresenta il definitivo superamento dell’ordinamento giudiziario fascista così come concepito e voluto dal gerarca Dino Grandi nella primavera del 1941. Ripeterò fino alla noia che i due pilastri su cui quel regime totalitario fondava la sua visione di (in)giustizia erano la presunzione di colpevolezza e l’unicità delle carriere dei magistrati: la prima è stata immediatamente buttata nella discarica delle iniquità già nel 1948 con l’articolo 27 secondo il quale non si può essere considerati colpevoli sino alla condanna definitiva, l’altro ce lo siamo trascinati dietro come la famosa palla al piede di un prigioniero fino a oggi. Ricordo non per inciso ma per incidere in profondità nella vacuità dei ragionamenti che si ascoltano, che &lt;strong&gt;Giuliano Vassalli&lt;/strong&gt;, insigne giurista insignito della medaglia d’argento al valor militare per gli atti compiuti durante la resistenza al regime nazifascista, si incaricò di superare il muro della vergogna introducendo il rito accusatorio spazzando via l’approccio inquisitorio proprio del fascismo non riuscendo però a completare il disegno con la separazione delle carriere perché osteggiato da (ma guarda un po’) l’Associazione nazionale magistrati. &lt;strong&gt;E’ appena il caso di rilevare che solo l’Italia – insieme alla Grecia – è tra gli Stati dell’Unione europea a 27 a non prevedere la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti&lt;/strong&gt;. Con la postilla dedicata ai chierici del No che persino lo Stato Città del Vaticano ha adottato una rigida separazione delle carriere. Insomma, Mussolini, con buona pace dell’Associazione nazionale partigiani e della Cgil, se fosse sfuggito a piazzale Loreto ce lo ritroveremmo a “Piazzapulita” come convinto sostenitore del No. Eja, eja…mavalà!&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;h3&gt;Obbedire&lt;/h3&gt; 
&lt;p&gt;L’argomento “principe” del fronte del No è che la riforma nasconda il “rischio”, il “pericolo” o la “minaccia” di un assoggettamento vuoi del giudice, vuoi del pm o vuoi degli uni e degli altri al potere politico. Questa riedizione del “volli, volli, fortissimamente volli” è un’assoluta fesseria. La Costituzione è un testo che non consente e non contempla alcuna ipotesi di essere fraintesa. Ciò che sta scritto lì deve essere chiaro e trasparente, non soggetto a interpretazioni o dietrologie: la Carta, in breve, pretende una assoluta purezza di linguaggio. &lt;strong&gt;Bisogna immaginarla come una corazza fatta di un metallo così resistente da respingere qualsiasi tentativo di essere trafitta se non dal fabbro che l’ha forgiata: il popolo&lt;/strong&gt;. Non a caso l’articolo 1 enuncia immediatamente che “la sovranità appartiene al popolo” ed è lo stesso riferimento che non a caso apre la parte dedicata alla magistratura all’articolo 101 laddove leggiamo che “la giustizia è amministrata in nome del popolo” e che i “giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Popolo e legge: l’uno incarica i suoi rappresentanti di definire i rapporti della comunità, l’altra è dunque diretta emanazione del popolo. Riflettete: quando il giudice pronuncia la sentenza, alzandosi in piedi, la proclama “In nome del popolo italiano” e non “In nome della legge” proprio perché il popolo è il “mandante” della magistratura e perché il giudice è “sottomesso” alla legge voluta dal popolo. &lt;strong&gt;Ma affinché il giudice sia messo al riparo da qualsiasi influenza del potere politico è precondizione la sua autonomia e indipendenza&lt;/strong&gt;. Bingo! L’articolo 104 della Costituzione è lì a scolpirlo in modo, ancora una volta, chiarissimo: “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”. &amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Bene, come incide la riforma su questa che, ripeto, è una precondizione per l’equilibrio tra i poteri? Semplicemente… non incide&lt;/strong&gt;. Dunque, nella sillabazione dell’articolo 104 risiede quella sorta di spada nella roccia inespugnabile (alla maniera di Excalibur, con l’eccezione della mano del popolo) che fa da corazza all’autonomia e all’indipendenza della magistratura. Non vi è dunque e non vi può essere alcuno spazio per “rischio”, “pericolo” o “minaccia”. E alla spada nella roccia dell’articolo 104 si accompagnano altri principi che equivalgono ad altrettanti lucchetti antiscasso. La magistratura che si vorrebbe assoggettata al potere politico o controllata dalla politica dovrebbe non essere messa in condizione di indagare su qualsiasi reato (si tratta di uno dei ritornelli preferiti dal presidente Giuseppe Conte): peccato che l’articolo 112 che stabilisce “l’obbligatorietà dell’azione penale” in capo al pubblico ministero è &amp;nbsp;e rimane esattamente nella formulazione di oggi. Si obietterà allora che salvata l’indipendenza, assicurata l’obbligatorietà di indagare su chicchessia c’è sempre il “pericolo” di un colpo di mano della politica attraverso la decisione di spostare da una città all’altra, da Aosta ad Agrigento, un pubblico ministero o un giudice sgradito. Niente, spiacente: è impossibile. Esiste e lotta insieme a noi l’articolo 107 della Costituzione perché afferma e affermerà: “I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del rispettivo &amp;nbsp;Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso”.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Dunque, la politica nulla può e nulla potrà per punire con il trasferimento un magistrato. &lt;strong&gt;Ma, sento dire con molta ignoranza, la politica potrà “scegliersi” i magistrati. Si tratta di un’ipotesi impossibile perché, ancora una volta, la Costituzione (articolo 106) prevede e continuerà a prevedere che un magistrato può diventare tale solo dopo aver vinto un concorso pubblico e mai per chiamata diretta del Palazzo&lt;/strong&gt;. Ma non finisce qui. Perché i grandi obiettori della riforma aggiungono che, però, sul Consiglio superiore della magistratura e sull’Alta corte disciplinare l’influenza della politica sarà decisiva e in grado di influenzare, deviandolo, il corso naturale delle cose. In questo caso, non bisogna correre e cercare negli scaffali della libreria interpretazioni di diritto costituzionale, saggi dedicati al tema né articoli di dotte riviste giuridiche. L’elettore si doti piuttosto, sottraendolo al nipote o recandosi in cantina, di un pallottoliere di quelli in uso nello scorso secolo nelle scuole elementari. L’esercizio è semplice: il Csm, sia requirente che giudicante, sarà composto per due terzi da magistrati e per un terzo da membri indicati dal Parlamento mentre l’Alta corte disciplinare da nove magistrati, tre membri nominati dal Presidente della Repubblica e tre dalle Camere. Ora: un terzo nel caso del Csm e un quinto per l’Alta corte sono all’evidenza grandezze che diventano lillipuziane rispetto alla presenza dei magistrati.&amp;nbsp;&lt;br&gt; In breve, di principesco l’argomento dell’assoggettamento dei giudici alla politica non ha nulla essendo piuttosto un rospo che inutilmente tenta di diventare qualcuno che non sarà mai.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;h3&gt;Combattere&lt;/h3&gt; 
&lt;p&gt;Entriamo adesso nel pieno del campo di battaglia, dove si lotta nel fango (cit. Meloni). L’argomento mosso a testuggine contro la riforma è quello del sorteggio dei componenti del Consiglio superiore della magistratura requirente e giudicante al pari di quelli dell’Alta corte disciplinare. L’eresia che si contrabbanda dal fronte del No è che il Csm sia organo di rappresentanza e che dunque chi ne fa parte deve essere di diretta emanazione elettiva. &lt;strong&gt;Si tratta di un’eresia perché il Csm non è affatto organo di rappresentanza ma unicamente di alta amministrazione&lt;/strong&gt;. Significa che il Csm si occupa di nomine, promozioni, trasferimenti e non deve, non può occuparsi di politica (che invece pretende il sistema elettivo dovendo rappresentare il popolo). Fino a oggi, invece, i componenti togati del Csm hanno obbedito e si sono uniformati alle regole della politica fin dalla loro candidatura per arrivare all’elezione. Sulla qualità di questi componenti non esprimo un giudizio, ma non hanno mai goduto di grande popolarità tra gli stessi magistrati. Mi ha colpito in questo senso il ricordo che Lorenzo Matassa, magistrato con oltre quarant’anni di esperienza già in prima linea nella trincea antimafia di Palermo, ha riportato con le parole pronunciate nel 1980 da Giangiacomo Ciaccio Montalto, ucciso da Cosa Nostra a Valderice nel 1983: “Ci apprestiamo a consegnare l’Associazione, il Consiglio superiore della magistratura e ogni altro organo ove si annidi sia pure un briciolo di potere ai peggiori, ai burocrati delle correnti, ai maestri dei calcoli e dei gemellaggi (io ti do una cosa a te…), ai signori della grande clientela…”.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Quasi cinquant’anni dopo nulla è cambiato, come si è incaricato di dimostrare lo scandalo Palamara con annesso mercimonio e verminaio del Csm. Ed è per questo che il sistema va cambiato per mettere punto e rimuovere alla radice le “prassi inaccettabili, frutto di una trama di schieramenti cementanti dal desiderio di occupare il ruolo di particolare importanza giudiziaria e amministrativa, un intreccio di contrapposte manovre, gli scambi, talvolta con palese indifferenza al merito delle questioni e alle capacità individuali” (&lt;a href="https://www.ilfoglio.it/giustizia/2026/02/19/news/mattarella-non-e-gratteri-appunti-per-i-sostenitori-del-no-al-referendum-8676596/"&gt;Sergio Mattarella&lt;/a&gt;, 2020). Per farlo ci vuole quel coraggio invocato proprio dal Presidente della Repubblica affinché si ponga fine alla degenerazione del sistema delle correnti. La riforma fa esattamente questo e il sorteggio tra gli stessi magistrati – persone che hanno il potere di mandare all’ergastolo un cittadino o di privarne la libertà – è la chiave per scardinare questo sistema.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;A questo punto il discorso dovrebbe proseguire sul terreno sconnesso di altre fandonie per confutare le tesi secondo le quali la riforma piace ai mafiosi, ai massoni, ai corruttori e via delinquendendo. Ma da qui in avanti&amp;nbsp;dovremmo riporre Wahrheit und Methode e rileggere Don Chisciotte della Mancia in cui il protagonista scambia i mulini per giganti. Anche no… oooops. E insomma: anche basta!&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Giorgio Mulè è&amp;nbsp;vicepresidente della Camera, deputato di Forza Italia&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Mon, 09 Mar 2026 09:26:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Giorgio Mulè</dc:creator>
      <dc:date>2026-03-09T09:26:00Z</dc:date>
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      <title>Meloni equilibrista sull'Iran: "Non condivido, né condanno”. E studia le accise mobili contro il caro benzina</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/09/news/meloni-equilibrista-sull-iran-non-condivido-ne-condanno-e-studia-le-accise-mobili-contro-il-caro-benzina-8762299/</link>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Alla vigilia del consiglio dei ministri che dovrebbe intervenire sulle accise dei carburanti, il brent è salito oltre i 100 dollari al barile arrivando a sfiorare i 111 dollari, con un aumento di quasi il 20 per cento rispetto ai 90 dollari di pochi giorni fa&lt;/strong&gt;. Il governo segue l'evoluzione con attenzione. La presidente del Consiglio &lt;strong&gt;Giorgia Meloni,&lt;/strong&gt; intervenuta ieri sera in televisione, ha spiegato che l’esecutivo sta valutando diverse misure per contenere l’impatto sui cittadini: “&lt;strong&gt;Sulla benzina stiamo valutando il meccanismo delle accise mobili&lt;/strong&gt;, viene anche richiesto da parte dell’opposizione, stiamo studiando da qualche giorno il meccanismo”, ha detto Meloni.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Sul piano politico e diplomatico, Meloni ha delineato una linea di prudenza e di allineamento con i paesi europei, evitando una condanna diretta dell'operazione degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran ma sottolineando anche la crisi totale delle regole internazionali. &lt;strong&gt;“Condivido quello che ha detto il ministro Crosetto, noi dobbiamo fare i conti con un quadro nel quale sono oggettivamente saltate le regole del diritto internazional&lt;/strong&gt;e”, ha detto la premier. Allo stesso tempo ha escluso un coinvolgimento diretto dell’Italia nel conflitto: &lt;strong&gt;“Non ho elementi necessari per prendere una posizione categorica, ma al netto del premier spagnolo nessuno in Europa ha condannato l’iniziativa e nessuno sta prendendo parte al conflitto”.&lt;/strong&gt; E ancora: “Confermo quello che ho detto, l’Italia non è parte del conflitto, non intende essere parte del conflitto… ci stiamo limitando a rafforzare la nostra presenza nei Paesi del Golfo… ma solo a scopo difensivo”. Parole che riflettono il tentativo di mantenere una posizione equilibrata tra l’alleanza con Washington e la linea prudente seguita da gran parte dei partner europei.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Tornando al fronte economico interno, il governo teme che l’impennata delle quotazioni del greggio possa produrre un'ulteriore aumento dei prezzi alla pompa e in secondo luogo dell’inflazione. Per questo l’esecutivo ha già attivato strumenti di monitoraggio della filiera dei carburanti e una task force con la Guardia di finanza per individuare eventuali comportamenti speculativi. &lt;strong&gt;“Sono determinata per evitare che la speculazione sfrutti la crisi sulla pelle delle famiglie e delle imprese”, ha detto Meloni,&lt;/strong&gt; avvertendo anche che “quando dovessi avere evidenza di atteggiamenti speculativi” il governo potrebbe “aumentare le tasse alle aziende responsabili e rimettere i soldi sulle bollette”.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Ma al netto della presunta speculazione, i prezzi dei carburanti sono aumentati tanto quanto le quotazioni. Il brent, nota il giornale specializzato Staffetta Quotidiana,&amp;nbsp;non superava i 100 dollari da luglio 2022 mentre il gasolio è arrivato a toccare il picco&amp;nbsp;massimo dal 16 novembre 2022 e la benzina dal 12 luglio 2024, complice anche l'indebolimento dell'euro sul dollaro.&lt;strong&gt; I riflessi alla pompa sono evidenti,&amp;nbsp;con la benzina al massimo da quasi un anno&amp;nbsp;e il gasolio da oltre tre anni e mezzo, dal 10 luglio 2022&lt;/strong&gt;, quando era ancora in vigore lo sconto sull'accisa introdotto dal governo Draghi il 22 marzo 2022 e mantenuto fino a fine anno.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il tema dovrebbe arrivare già sul tavolo del prossimo Consiglio dei ministri, previsto per domani.&lt;/strong&gt; Tra le misure allo studio c’è soprattutto il meccanismo delle cosiddette &lt;strong&gt;accise mobili&lt;/strong&gt;, &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/economia/2022/03/15/news/perche-ridurre-le-accise-sui-carburanti-spiegato-da-chi-lo-ha-gia-fatto-parla-bersani-3808070/"&gt;utilizzato solo anche dal governo Prodi II, con Pier Luigi Bersani al ministero dello Sviluppo economico&lt;/a&gt;. Il governo Meloni lo ha ritoccato nel 2023 e il sistema prevede che quando il prezzo dei carburanti cresce oltre determinate soglie si possa ridurre temporaneamente l’accisa – cioè la tassa fissa applicata su benzina e gasolio – utilizzando il maggior gettito Iva generato proprio dall’aumento dei prezzi. &lt;strong&gt;In questo modo lo stato restituisce ai consumatori una parte delle entrate aggiuntive, attenuando l’effetto dei rincari alla pompa. L’eventuale attivazione dell'accisa mobile dipenderà dall’andamento dei mercati nelle prossime settimane&lt;/strong&gt; e dall’evoluzione della crisi internazionale che sta scuotendo il mercato globale dell’energia. Ma la rapida evoluzione dei prezzi potrebbe rendere necessario intervenire sul funzionamento del meccanismo previsto oggi, che alle condizioni attuali avrebbe un impatto&amp;nbsp;per pochi centesimi.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Mon, 09 Mar 2026 09:19:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-03-09T09:19:00Z</dc:date>
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    <item>
      <title>Calenda come Fiano: alla Ca' Foscari riappare il gesto della P38. "So ragazzi", dice il senatore</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/09/news/calenda-come-fiano-alla-ca-foscari-riappare-il-gesto-della-p38-so-ragazzi-dice-il-senatore-8762284/</link>
      <description>&lt;p&gt;Dopo Emanuele Fiano, anche Carlo Calenda.&amp;nbsp;All'università&amp;nbsp;Ca' Foscari di Venezia&amp;nbsp;va in scena una nuova contestazione, rivendicata dal&lt;strong&gt;&amp;nbsp;"collettivo.sumud"&lt;/strong&gt;,&amp;nbsp;stavolta contro il leader di Azione. &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2025/10/29/news/gli-studenti-della-ca-foscari-in-difesa-di-fiano-chi-contesta-non-puo-parlare-a-nome-di-tutti--8261703/"&gt;Ad ottobre era toccato&amp;nbsp;all'ex deputato Pd e presidente di "Sinistra di Israele" Fiano&lt;/a&gt;&amp;nbsp;, al quale era stato intimato&amp;nbsp;di uscire dall'aula. La contestazione è durata in realtà pochi minuti, durante i quali è comparso uno striscione che recitava la scritta &lt;strong&gt;"Fuori Calenda &amp;amp; Futura dall'università"&lt;/strong&gt;, l'associazione che ha organizzato l'incontro e che organizzò quello con Fiano, ma soprattutto il&amp;nbsp;gesto della P38, simbolo della violenza armata.&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Nel post pubblicato dal collettivo&amp;nbsp;sumud&amp;nbsp;si legge: "In un momento in cui la democrazia liberale svela il proprio volto, fatto di bombe sganciate sulla popolazione iraniana da quei fari di democrazia che sono gli Usa&amp;nbsp;e Israele (e tutta quella cricca che sguazza negli Epstein files), ci sembra assurdo vedere partiti che provano ad entrare in università". Per questo l'attacco al senatore di Azione: "Data la poca importanza di Calenda nel mondo, e vista la tristezza di chi fa parte di Azione, non volevamo perdere troppo tempo a contestare&amp;nbsp;sta&amp;nbsp;gente.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Però i partiti ci fanno schifo, così come la democrazia liberale che difendono, e quindi eccoci di nuovo presenti".&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Nel mirino del collettivo c'è anche l'associazione studentesca Futura.&amp;nbsp;"Se la guerra è il presente, guerra alla guerra, guerra al futuro, ma anche a Futura", è infatti la conclusione del post pubblicato sui social.&amp;nbsp;"Un clima di questo genere contribuisce inevitabilmente ad alimentare la disincentivazione alla partecipazione alla vita pubblica. L'università è e deve restare un luogo di libertà, pluralismo e confronto, dove l'espressione di una posizione non dia luogo a minacce o tentativi di intimidazione",&amp;nbsp;è la posizione di Futura, che invita a moderare i toni.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;Secondo&amp;nbsp;Calenda, non è necessario farne "una questione".&amp;nbsp;&lt;strong&gt;"Erano due ragazzi (di numero) che hanno sbagliato il cartellone&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;- scrive sul suo profilo X -&lt;strong&gt;&amp;nbsp;non gli funzionava il megafono, blateravano cose incomprensibili e quando li ho invitati a esprimersi in lingua italiana al microfono si sono dileguati. So ragazzi".&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;L'incontro a Venezia rientra nel progetto&amp;nbsp;"Calenda on Campus", un tour delle università italiane per confrontarsi con gli studenti. Eventi che gli hanno creato più di qualche tensione in passato, come la contestazione avuta all'Università Statale di Milano o quella &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2025/11/25/video/calenda-contestato-alla-sapienza-i-cori-degli-studenti-via-liberali-e-polizia-fuori-i-sionisti-dall-universita--8364617/"&gt;alla&amp;nbsp;Sapienza di Roma.&amp;nbsp;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Mon, 09 Mar 2026 09:03:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2026-03-09T09:03:00Z</dc:date>
    </item>
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      <title>La guerra digitale invisibile: perché l’Italia è indifesa (e non è solo colpa dei droni)</title>
      <link>https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/07/news/la-guerra-digitale-invisibile-perche-l-italia-e-indifesa-e-non-e-solo-colpa-dei-droni--8759732/</link>
      <description>&lt;p&gt;Mentre il dibattito pubblico italiano, &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/esteri/2026/03/07/news/cosa-succede-all-iran-dopo-una-settimana-di-guerra-8758408/"&gt;di fronte al nuovo conflitto&lt;/a&gt;, si divide sull’uso delle basi militari e su qualche decimale di PIL in più per scafi di ferro e ali d'alluminio, la realtà geopolitica ha già traslocato altrove. &lt;strong&gt;&amp;nbsp;La pubblicazione della relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza, presentata dalla Presidenza del Consiglio, non è solo un innovativo documento di intelligence: è la lucida diagnosi di &amp;nbsp;un’ossessione per il conflitto cinetico che oscura un’invisibile guerra digitale&lt;/strong&gt;. Se le cronache internazionali &amp;nbsp;rimangono ipnotizzate dalle scie dei missili e dei droni iraniani che solcano i cieli del Golfo, l’intelligence &amp;nbsp;nazionale ci avverte, con una prosa che non lascia spazio a equivoci, che il vero assedio all’Italia è già in corso &amp;nbsp;ed è un assedio di bit, non di bombe. Siamo in una fase storica – scrive la relazione - in cui la tecnologia ha smesso di essere un "settore" separato &amp;nbsp;per diventare il campo di battaglia e il motore strutturale che riscrive minacce, potere e governance. L’Italia - e &amp;nbsp;con essa l’Unione Europea - si trova in una condizione di vulnerabilità che è prima di tutto culturale e &amp;nbsp;istituzionale.&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt; 
&lt;p&gt;La voce del report si unisce alla litania che il Ministro della Difesa &lt;strong&gt;Guido Crosetto&lt;/strong&gt; va recitando da tempo: siamo un Paese indifeso perché abbiamo ridotto la sicurezza nazionale a tabù culturale, &amp;nbsp;delegandolo a terzi e affidando la scomoda pratica a una mera querelle sul budget di spesa, ignorando che &amp;nbsp;oggi la trincea passa anche per i consigli di amministrazione delle aziende infrastrutturali e per i server delle &amp;nbsp;istituzioni pubbliche. Mentre l'opinione pubblica è impaurita per gli attacchi spettacolari dei droni iraniani agli &amp;nbsp;scintillanti grattacieli di Dubai, la relazione evidenzia che il vero pericolo è la convergenza tra intelligenza &amp;nbsp;artificiale e propaganda, disinformazione e cyber-sabotaggio.Il fatto che gli USA abbiano chiesto aiuto &amp;nbsp;all'Ucraina per trovare una difesa efficace contro i droni iraniani è, oltre che un clamorosa ammissione di &amp;nbsp;impreparazione della possente macchina da guerra americana, anche la prova definitiva che non solo è &amp;nbsp;insufficiente incrementare la spesa per soluzioni di difesa convenzionale ma che la stessa superiorità &amp;nbsp;tecnologica tradizionale non garantisce più la sicurezza contro sistemi asimmetrici a basso costo, che a Kyiv &amp;nbsp;hanno imparato a combattere sviluppando in casa software ed elettronica. La fascinazione oscura dei media e &amp;nbsp;dell’opinione pubblica per la minaccia fisica, incarnata dagli Shahed-136 che tormentano l'Ucraina e ora &amp;nbsp;minacciano il quadrante medio-orientale, è dunque un’insidiosa distrazione cognitiva.Il report sulla sicurezza &amp;nbsp;nazionale è categorico: la sovranità di un Paese oggi si manifesta nella sua autonomia strategica digitale, &amp;nbsp;ovvero nella capacità di governare dati, algoritmi e filiere tecnologiche. Mentre noi guardiamo impauriti il &amp;nbsp;cielo, attori stranieri ostili sono già penetrati nelle nostre "arterie digitali". Nel 2025, l'attività info-operativa &amp;nbsp;dell'intelligence italiana ha dovuto concentrarsi su offensive cibernetiche di una raffinatezza senza precedenti, &amp;nbsp;spesso condotte da gruppi contigui ad apparati governativi stranieri. Per la prima volta, la nostra comunità &amp;nbsp;intelligence ha aderito a un processo di attribuzione pubblica, denunciando come il gruppo APT cinese &amp;nbsp;denominato "Salt Typhoon" abbia già compromesso router e firewall a livello globale per alimentare un &amp;nbsp;sistema di spionaggio sistemico. Questi attacchi non puntano solo al furto di credenziali, ma al "pre- posizionamento": l’inoculazione di malware dormienti pronti a disarticolare le infrastrutture critiche al &amp;nbsp;verificarsi di determinate condizioni geopolitiche. L'analisi evidenzia che il 75% dei target pubblici riguarda le &amp;nbsp;Amministrazioni Centrali dello Stato. La vulnerabilità non è più un’ipotesi accademica: è un dato operativo. &amp;nbsp;Eppure, l'opinione pubblica continua a percepire il rischio cyber come un fastidio tecnico, un problema "da &amp;nbsp;informatici", mentre si mobilita emotivamente solo di fronte al video di un'esplosione. Questa asimmetria &amp;nbsp;nella percezione del rischio è la nostra prima e più grave falla di sicurezza.Il perimetro della difesa è diventato &amp;nbsp;troppo vasto per essere presidiato solo da logiche militari convenzionali. Il report della Presidenza del Consiglio evidenzia come la distinzione tra sicurezza interna ed esterna sia ormai labile, imponendo una &amp;nbsp;lettura integrata che travalica i confini dei ministeri.Non si tratta di militarizzare la società civile, ma di &amp;nbsp;normalizzare la difesa come responsabilità condivisa. Se il campo di battaglia è la tecnologia, allora chi gestisce &amp;nbsp;le reti energetiche, chi governa i flussi finanziari e chi sviluppa il software della pubblica amministrazione è, di &amp;nbsp;fatto, in prima linea.Questa "mobilitazione a bassa intensità" richiede un cambiamento radicale negli incentivi &amp;nbsp;economici. Non possiamo chiedere alle imprese di investire in resilienza senza un quadro normativo e &amp;nbsp;finanziario che premi questo sforzo. Il report segnala come la "sicurezza economico-finanziaria" non sia più &amp;nbsp;solo un tema macroeconomico, ma anche un pilastro della sicurezza nazionale nell’economic warfare. L'uso dei dazi commerciali e delle restrizioni all'export di materiali critici da parte di Cina e Stati Uniti nel 2025 dimostra &amp;nbsp;che l'interdipendenza economica è stata trasformata in una leva di coercizione politica. Le notifiche relative alla normativa Golden Power sono passate dalle 660 del 2024 alle 903 del 2025. Un aumento del 37% in un solo anno non è un dato burocratico, è il bollettino di una guerra economica: dimostra che la "proprietà" delle aziende è diventata un’arma geopolitica. &amp;nbsp;Il report della Presidenza del Consiglio dedica una sezione innovativa ai "Cinque Test GenAI", dimostrando &amp;nbsp;come l'intelligenza artificiale possa essere un supporto decisivo per l'analista di intelligence. Ma avverte anche del "dual-use" malevolo: l'IA può essere usata per automatizzare il phishing, creare deepfake realistici e &amp;nbsp;scoprire vulnerabilità zero-day a una velocità che sovrasta le difese umane. La battaglia si è spostata sulla "kill &amp;nbsp;chain" digitale: chi possiede l'algoritmo di targeting più veloce vince, indipendentemente dal numero di carri &amp;nbsp;armati di riserva. L'intelligence italiana segnala che la minaccia opera ormai stabilmente in una “grey zone” al &amp;nbsp;di sotto della soglia del conflitto armato. Questa è la chiave di volta di tutta la sicurezza moderna: non è &amp;nbsp;necessario lanciare missili e droni per mettere in ginocchio un Paese. Basta manipolare i flussi informativi per &amp;nbsp;erodere la fiducia nelle istituzioni, o trasformare una dipendenza tecnologica (ad esempio nei semiconduttori) in una leva di pressione politica. Nel 2024 gli investimenti USA in IA (pubblico + privato) hanno sfiorato i &amp;nbsp;112 miliardi di dollari, contro i soli 25 miliardi dell'Europa (UE+UK). Nel 2025 il divario si è addirittura &amp;nbsp;ampliato, ed è diventato un abisso strategico. Se l'Europa non possiede le proprie "fonderie" di dati e di &amp;nbsp;silicio, è condannata a ripetere l’errore di essere un consumatore passivo di sicurezza altrui. La sovranità &amp;nbsp;digitale non è un concetto astratto, ma la capacità pratica di controllare dati, algoritmi e infrastrutture critiche. Secondo la relazione, grande attenzione va dedicata all'intelligenza artificiale multimodale, capace di integrare testi, audio, immagini e video. Se da un lato l'IA aiuta l'analista a individuare pattern di minaccia invisibili &amp;nbsp;all'occhio umano, dall'altro introduce nuove vulnerabilità come il "data poisoning": l'avversario può &amp;nbsp;manipolare i dataset di addestramento per indurre la macchina in errore. Un rischio sistemico individuato è il &amp;nbsp;cosiddetto "model collapse": se i contenuti sintetici generati dall'IA assumono un ruolo dominante, quelli &amp;nbsp;umani diventano statisticamente marginali, indebolendo i segnali di provenienza necessari a verificare il dato reale. Questa è la fine dell'affidabilità informativa, il cuore pulsante di ogni democrazia liberale. La sicurezza nazionale nel 2026 non finisce all'atmosfera e non si ferma al bagnasciuga. Il report governativo &amp;nbsp;sottolinea la centralità del "deep blue" e dello spazio extra-atmosferico.Oltre il 95% del traffico dati mondiale &amp;nbsp;transita sui fondali sottomarini; l'Italia, con i suoi cavi nel Mediterraneo, è uno snodo critico. Eppure, la nostra &amp;nbsp;capacità di sorveglianza underwater è ancora limitata. La competizione geopolitica si gioca sul controllo di &amp;nbsp;queste "infrastrutture invisibili". Nello spazio, la navigazione satellitare Galileo e l'osservazione della terra di &amp;nbsp;Copernicus sono i nostri occhi e la nostra bussola. Senza di essi, l'agricoltura di precisione, la logistica e le &amp;nbsp;operazioni militari si fermerebbero all'istante.Il report segnala come la Russia abbia quintuplicato gli attacchi a infrastrutture critiche tra il 2023 e il 2025, spesso utilizzando tattiche ibride per mantenere una "negabilità &amp;nbsp;plausibile". Di fronte a questa minaccia, la difesa tradizionale basata sulla deterrenza cinetica risulta tardiva e inutile: serve una resilienza distribuita e ridondante. La relazione, dunque, non è un grido d'allarme bellicista, ma un richiamo alla realtà economica e strategica. L'Italia è indifesa perché si è crogiolata troppo a lungo &amp;nbsp;nell'illusione che la fine della Guerra Fredda avesse cancellato la necessità della difesa, trasformandola in una &amp;nbsp;polizza assicurativa da pagare malvolentieri. Non servono solo soldi; serve una presa di coscienza &amp;nbsp;dell'opinione pubblica. I droni iraniani sono solo il sintomo visibile e distruttivo di un mondo che sta &amp;nbsp;cambiando; le tecnologie digitali sono il virus silenzioso che può paralizzarlo. La scelta che l'Italia ha di fronte &amp;nbsp;è chiara: continuare a delegare la propria sicurezza a terzi, accettando una lenta irrilevanza strategica, o &amp;nbsp;contribuire a costruire un nuovo "Leviatano" hobbesiano europeo capace di onorare il patto di protezione &amp;nbsp;con i suoi 500 milioni di cittadini. La storia, come dimostrano i recenti attacchi nel Golfo, non aspetterà che &amp;nbsp;l'Europa abbia finito i suoi dibattiti procedurali. La sovranità, oggi, è una questione di bit, di coraggio politico &amp;nbsp;e di responsabilità condivisa. È ora di aggiornare il software della nostra coscienza nazionale.&lt;/p&gt;</description>
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      <pubDate>Sat, 07 Mar 2026 13:34:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Carlo Alberto Carnevale Maffè</dc:creator>
      <dc:date>2026-03-07T13:34:00Z</dc:date>
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      <title>Dreosto (Lega): “Sánchez ha ragione? No, ma il diritto internazionale è in crisi: serve ristabilire la deterrenza italiana”</title>
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      <description>&lt;p&gt;Ecco il solito asse rossobruno. La sinistra che alza la voce contro le armi, Vannacci che definisce l’Iran un paese aggredito. E la &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/lega/"&gt;Lega&lt;/a&gt;? &lt;strong&gt;“In... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Sat, 07 Mar 2026 10:29:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Francesco Gottardi</dc:creator>
      <dc:date>2026-03-07T10:29:00Z</dc:date>
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      <title>Viva la faccia tosta di Renzi che sull’Iran mette in riga la ridicola sinistra modello Sánchez</title>
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      <description>&lt;p&gt;La magnifica Maria Teresa Meli sa tirare fuori la chutzpah di &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/matteo-renzi/"&gt;Matteo Renzi&lt;/a&gt;, la sua sfacciataggine, evidente e significativa anche quando si a... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <title>Arturo Parisi: “Sánchez modello del Pd? Serve cultura di governo”</title>
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      <description>&lt;p&gt;Professor Arturo Parisi, la segretaria del Pd Elly Schlein &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2026/03/05/news/campo-largo-modello-sa-nchez-no-basi-agli-usa-cosa-dice-la-risoluzione-sull-iran... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <title>Centinaia di italiani in bermuda pretendono il rimpatrio dalle Maldive. La guerra è a 3.000 km</title>
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      <description>&lt;p&gt;La nostra console onoraria alle Maldive, figura istituzionale abituata a un certo ritmo contemplativo essendo una volontaria, si è trovata l’altro giorno improvvisamente circondata da compatrioti i... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Sat, 07 Mar 2026 05:00:00 GMT</pubDate>
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      <title>Vannacci in calo nei sondaggi. Salvini si prende il merito d’una strategia che non ha concepito</title>
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      <description>&lt;p&gt;C’è un momento, nella vita di certi uomini politici, in cui tutto sembra convergere verso un capolavoro. Per &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/matteo-salvini/"&gt;Matteo Salvini&lt;/a&gt;, quel momento d... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <title>La palude Consob. Meloni, zitta è (Chiara) Mosca</title>
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      <description>&lt;p&gt;Te la do io la &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/consob/"&gt;Consob!&lt;/a&gt; Lottizzazione o fuoco amico? Avevano un candidato perfetto e adesso si trovano senza un commissario di governo e con un arbi... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <title>Otto cittadini cinesi, che in Italia spiavano i dissidenti, sono stati raggiunti da un decreto di espulsione</title>
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      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Si chiamano “Stazioni di polizia cinesi all’estero” – e questo giornale, con Giulia Pompili, è stato il primo a occuparsene. Sono &amp;nbsp;reti informative collegate online &amp;nbsp;agli apparati... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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      <pubDate>Sat, 07 Mar 2026 04:37:00 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Ginevra Leganza</dc:creator>
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      <title>"Il no alla guerra non basta", dice Gentiloni ai pro Sanchez dem</title>
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      <description>&lt;p&gt;“Il no alla guerra non basta”, con tutto il rispetto per “l’amico &lt;a href="https://www.ilfoglio.it/tag/Pedro%20S%C3%A1nchez/"&gt;Pedro Sánchez&lt;/a&gt;”. Lo dice l’ex premier ed ex commissario Ue &lt;strong&gt;P... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti</description>
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