Ecologisti e 5 stelle: sulle rinnovabili tutti contro Todde (e Patuanelli che la difende)

Dal palco dell'Ecofuturo festival, dove con Stefano Patuanelli, c'erano anche Schlein e Bonelli, monta la protesta contro la presidente che blocca le autorizzazioni per gli impianti: "In Sardegna  c’è l’unico governo di sinistra del mondo che sta facendo una vertenza con un governo di destra per fare meno rinnovabili. E’ un’ anomalia mondiale”

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20 MAY 26
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Era mercoledì scorso. Sul palco dell’Ecofuturo festival, a Roma, c’erano Elly Schlein, Angelo Bonelli e il vicepresidente del M5s Stefano Patuanelli. Tutti e tre hanno sottoscritto un breve documento di intenti in quattro punti. Il primo impegno recita: “Sbloccare le autorizzazioni per le rinnovabili”. Nel secondo si legge: “Occorre assumere una posizione chiara per superare i blocchi fomentati e finanziati dalle major del petrolio e del gas, che moltiplicano comitati locali e ricattano presidenti di regione meno saldi nella difesa della transizione”. Tra questi ultimi però c’è soprattutto un presidente, anzi una presidente: Alessandra Todde, la madonna del campo largo e dello stop alle autorizzazioni alle rinnovabili che da un po’ più di due anni governa la Sardegna. Patuanelli sia sul palco dell’Ecofuturo, sia dopo via social, ha provato a difenderla, facendo infuriare non solo gli ecologisti, ma anche diversi esponenti del suo partito. “Da giorni la destra attacca Todde e il M5s sostenendo che saremmo ‘contro le rinnovabili’. È una ricostruzione falsa e ridicola”, ha scritto su Facebook, prima di tentare una fantasiosa ricostruzione.
Fabio Roggiolani, fondatore e animatore dell’Ecofuturo festival al Foglio dice: “Quel che accade in Sardegna rappresenta  una contraddizione interna al M5s clamorosa: Todde ha bloccato ogni autorizzazione, persino l’eolico off-shore in mare aperto, e ha invece autorizzato un nuovo metanodotto. Patuanelli ha scritto un post capendo il contrario di quello che la sua presidente fa”. Anche Mauro Romanelli, ecologista, ex consigliere regionale dei Verdi in Toscana, e fondatore di Ecolobby, non è riuscito a credere alle proprie orecchie. “Ma quale destra, Patuanelli di cosa parla? Ad attaccare Todde è tutto il mondo ecologista: da Legambiente a Greenpeace, Wwf e Kyoto club. E lei non li ha mai neppure incontrati. In Sardegna - chiosa - c’è l’unico governo di sinistra del mondo che sta facendo una vertenza con un governo di destra per fare meno rinnovabili. E’ un’ anomalia mondiale”. 
Insieme alle principali sigle dell’ecologismo scientifico, contro Todde è schierata anche Sardegna per le rinnovabili, associazione presieduta da Piergiorgio Pisicheddu, ex dirigente della regione in pensione, che per anni si è occupato proprio di energia. E’ un “toddiano” deluso. “L’ho votata convintamente”, racconta. “Subito dopo le elezioni è cominciato questo pantano. Non volevo crederci. In pensione pensavo di aver chiuso con politica e amministrazione, ma non sono potuto rimanere fermo. La giunta che avevo votato mi aveva tradito: bloccando le rinnovabili si mette un freno a liberarci dalle centrale a carbone e anche ai tanti posti di lavoro che si possono creare, permettendo ai nostri ragazzi di non emigrare”.
Contro le scelte della presidente della regione Sardegna intanto si sono schierati anche l’eurodeputato 5 stelle Dario Tamburrano, che sulle scelte di Todde si dice “profondamente indignato e a disagio” e persino Gianni Girotto, ex senatore grillino e responsabile del Movimento per la Transizione ecologica che in un post sui suoi social ironizza sul 99 per cento di aree non idonee all’installazione di rinnovabili in Sardegna: “Sarà vietata ogni attività antropica avendo preso atto che queste hanno un impatto ecologico ambientale estremamente peggiore rispetto all'installazione delle suddette rinnovabili”.
Anche al Foglio però Alessandra Todde scrisse una decina di giorni fa, in risposta a un articolo di Luciano Capone, che “la Sardegna non è contro la transizione energetica” ma contri “gli speculatori”.  Uno degli argomenti più usati da Todde per difendere la sua posizione è che “la Sardegna non può diventare la piattaforma energetica di Italia”. “Anche questo - dice Romanelli - è un vittimismo che non sta né in cielo, né in terra. Il decreto del ministero dell’Ambiente che spartisce i gigawatt da generare da rinnovabili nelle varie regioni da qui al 2030, ne assegna alla Sardegna 6,2, su 80 complessivi, il 7,5 per cento. Con tutto il mare, il sole e vento che la Sardegna si ritrova non mi pare uno scandalo. Veneto e Lombardia, spesso citate dai comitati per dire ‘non possiamo produrre noi l’energia per le industrie del nord’, produrranno molto di più”.  Bittichesu è d’accordo con questo ragionamento: “Storicamente la Sardegna in quanto isola ha prodotto sempre più energia dei propri consumi. Per una regola fondamentale che ho imparato appena ho iniziato a lavorare in regione: un’isola deve produrre di più perché deve avere una riserva energetica. Negli anni 80 ne producevano il doppio. E’ un sistema di tutela da eventuali blackout, con punti di produzione che vanno in soccorso a quelli che sono andati in tilt”.