Massimo Osanna alla direzione del Diac: una scelta coraggiosa per il cinema e l’arte

Dopo aver trasformato Pompei in un modello internazionale e rafforzato il sistema museale nazionale, il dirigente arriva al Dipartimento per le attività culturali con un profilo capace di parlare insieme al patrimonio antico e contemporaneo. L'intervento del produttore televisivo e cinematografico

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18 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 10:15 AM
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Massimo Osanna (foto Ansa)

Al direttore - Conosco Massimo Osanna da molti anni, e nel tempo ho avuto modo di apprezzarne non solo la straordinaria preparazione, ma soprattutto quella qualità umana che nel mondo della cultura è merce sempre più rara , la capacità di ascoltare davvero, di non irrigidirsi nelle proprie posizioni, di cercare il dialogo anche dove altri costruirebbero muri. In un settore dove le logiche di clan, di corrente e di appartenenza politica spesso pesano più del talento e del merito, Osanna rappresenta un’eccezione preziosa. Non appartiene a nessuna fazione, non ha debiti con nessun potere costituito, e proprio questa sua libertà gli ha permesso di lavorare con continuità e con risultati tangibili attraverso stagioni politiche profondamente diverse tra loro. I ministri passano, si dice. Ma chi lavora bene, e lo fa per le ragioni giuste, resta. E la storia di Massimo Osanna è esattamente questa. Pompei ha ereditato una situazione difficile, sotto i riflettori negativi di tutta Europa, e l’ha trasformata in un modello di eccellenza riconosciuto a livello internazionale. Non è stato un miracolo, è stato metodo, visione e una capacità non comune di tenere insieme esigenze diverse quelle scientifiche, quelle gestionali, quelle comunicative. Ha saputo portare l’arte contemporanea dentro un sito archeologico, cosa che in molti consideravano una provocazione e che invece si è rivelata una delle intuizioni più felici degli ultimi anni.

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Successivamente, alla guida delle politiche museali nazionali, ha lavorato per costruire strumenti concreti al servizio dei cittadini, un sistema integrato che per la prima volta ha messo in rete centinaia di musei italiani, rendendoli più accessibili, più moderni, più vicini alle comunità che li abitano. Ha investito risorse importanti sull’accessibilità cognitiva e sensoriale, perché i musei siano davvero luoghi per tutti e non solo per pochi iniziati. Ha gestito fondi significativi con serietà e nei tempi previsti, cosa che in Italia non andrebbe mai data per scontata. Ma quello che mi preme sottolineare, al di là dell’elenco dei risultati, è qualcosa di più difficile da misurare e forse più importante: Massimo Osanna ama profondamente l’arte. Ama il cinema. Ha una visione del paese e del ruolo che la cultura può e deve svolgere in esso, non una semplice agenda da portare avanti per dovere istituzionale. Sa che la cultura italiana contemporanea ha bisogno di essere rimessa al centro del dibattito pubblico, in dialogo vivo con il nostro straordinario patrimonio antico, non in competizione con esso. Sa che i giovani artisti italiani hanno bisogno di strutture e di sostegno, non solo di proclami. Sa che il cinema italiano, quando racconta con coraggio storie autenticamente locali, diventa universale. In un momento in cui si invoca giustamente discontinuità, vale la pena ricordare che la vera discontinuità non è il cambiamento fine a se stesso. È scegliere persone capaci di innovare senza distruggere ciò che funziona, di aprire nuovi orizzonti senza disperdere il patrimonio di competenze e relazioni costruito nel tempo. È scegliere qualcuno che conosce la macchina ministeriale dall’interno, ma non ne è prigioniero. Qualcuno che può entrare in un sistema complesso e metterlo davvero al servizio della cultura e dei cittadini.
Per questo noi del cinema e collezionisti d’arte accogliamo con grande soddisfazione la notizia che il Ministro Giuli abbia indicato Massimo Osanna come candidato a dirigere il Diac, il Dipartimento per le attività e le industrie culturali, che abbraccia cinema, arte contemporanea, biblioteche e musei. E’ una scelta coraggiosa, che premia il merito e la competenza al di sopra di ogni altra considerazione. Una scelta che dimostra lungimiranza, perché affida un ruolo così delicato e strategico a qualcuno che quel mondo lo conosce in profondità, lo ama genuinamente e ha già dimostrato di saper fare la differenza. Per Roma e per il paese intero, è una notizia di cui essere fieri. E sono certo che saprà ascoltare le richieste di noi che ci occupiamo di Cinema di chi si occupa di Cinema di chi si occupa di arte dei collezionisti ai galleristi e a tutte le persone che girano intorno al mondo dell’arte del cinema, perché oggi più che mai questi settori hanno bisogno di attenzione, visione e sostegno concreto.

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