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Schlein si vede premier e pensa già al dopo Trump. Il seminario Pd
L'incontro con Sanders, la rete con i democratici americani. E la Fondazione Demo organizza eventi riservati come quello tenuto questa settimana al Nazareno, con esperti e professori per parlare di America (e del post tycoon). Guardando già a Palazzo Chigi
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15 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 05:59 PM

Elly Schlein guarda oltre. Riempie il suo taccuino e tesse relazioni: da Prato a Washington, passando per Torino e Bernie Sanders. Al Nazareno organizza seminari, a porte chiuse, sugli Stati Uniti ai tempi di Donald Trump. Sono gli studi internazionali, l’America della leader dem. Quella che già s’immagina di vedere dalla finestre di Palazzo Chigi e un po’ alla volta ha iniziato a disegnare. In che modo? Nel segno del progressismo internazionale e con la certezza che “non si può rinunciare a un alleato storico”, come Schlein ha spesso ripetuto. Anche perché Trump non è eterno.
Oggi la segretaria sarà in Toscana per la campagna elettorale, mentre più o meno in contemporanea andranno in scena gli eventi organizzati da Stefano Bonaccini a Torino (con Walter Veltroni e Franco Gabrielli) e da Graziano Delrio a Roma (con Romano Prodi e Paolo Ciani, occhio). Si destreggia, Schlein, tra voto locale e prospettive di governo, con la convinzione che il suo momento è vicino. Ma bisogna farsi trovare trovare pronti, costruire passo dopo passo anche un profilo internazionale. In questa prospettiva, mercoledì scorso la Fondazione Demo, guidata da Gianni Cuperlo, ha messo in piedi un seminario per parlare di America. Per provare a comprendere meglio la fase attuale e come potrà evolversi, tra guerre e dazi, e mentre si avvicinano le elezioni di mid term. Un compito non da poco, che il Nazareno ha affidato a un parterre d’eccezione: esperti in materia, giornalisti ed ex corrispondenti dall’America. Si va da Giovanna Botteri e Antonio Di Bella ai professori Alberto Melloni e Mario Del Pero. E ancora Nathalie Tocci, Antonio Monda, il cronista Rai Mario De Pizzo. Per l’occasione è tornata da Bruxelles, e non accade più tanto spesso, anche Lucia Annunziata, l’europarlamentare dem (ma indipendente). I relatori si sono alternati per un paio d’ore, sotto lo sguardo e l’ orecchio attento di Schlein che pare abbia riempito pagine di appunti, spunti per affinare le coordinate della politica estera del Pd. Con lei c’era anche Giuseppe Provenzano, il responsabile Esteri del partito. In platea invece, per quello che è stato un incontro ristretto (e non pubblicizzato dal Nazareno), solo parlamentari e dirigenti dem, semmai qualche fidato collaboratore d’area. Il senso dell’intervento di Schlein, racconta chi vi ha partecipato, può essere riassunto così: “Trump passerà e dopo di lui dovremo ricucire con gli Stati Uniti, rafforzando l’Unione europea”.
Ed è in proprio questa direzione che vanno gli incontri internazionali che la leader del Pd ha avuto nelle ultime settimane: il viaggio in Spagna, da Pedro Sánchez (ma c’era anche Lula), e quello in Canada, durante il quale ha visto il premier Mark Carney e poi – soprattutto – l’ex presidente Barack Obama. Al Global progress action summit di Toronto Schlein ha potuto inoltre stringere relazioni con altri esponenti democratici, tra cui l’ex segretario americano ai Trasporti Pete Buttigieg. Anche di questo ha parlato la segretaria dem nel corso del suo seminario a stelle e strisce. Il progressismo internazionale, la rete che Schlein sta costruendo, è la chiave per tenere insieme le due sponde dell’oceano e allontanare quelle sirene autocratiche che di tanto in tanto sembrano affascinare qualche compagno di viaggio del campo largo. Quello di mercoledì è stato il primo appuntamento di questo genere, ma probabilmente non sarà l’ultimo. Dalla politica estera del resto, dal posizionamento atlantico, passa la strada per Palazzo Chigi. E Schlein sembra averlo capito.