Paradosso nucleare: gli italiani ora sono a favore, "ma con un referendum si rischia", dice Ghisleri

I prezzi dell'energia e il contesto internazionale rassicurano sull'energia atomica. Eppure "se il tema fosse politicizzato l'esito sarebbe lo stesso della riforma della giustizia", ammonisce la politologa e direttrice di Euromedia research

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15 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 01:54 PM
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Foto di Mick Truyts su Unsplash

"Con un referendum contro il nucleare il centrodestra rischia grosso". Una sentenza, quella che la politologa e direttrice di Euromedia research Alessandra Ghisleri pronuncia al Foglio, che si fonda su un paradosso: "Le nostre più recenti rilevazioni dicono che gli italiani sono a favore del nucleare. Ma se il tema venisse politicizzato le cose sarebbero ben diverse".
Nonostante il contraccolpo urne di marzo, quelle sulla giustizia, si faccia ancora sentire, la premier Giorgia Meloni ha promesso in Senato che entro l'estate sarà approvata la legge delega per il nucleare "sostenibile" e "da fusione" in Italia. Si punta a chiudere i voti entro i prossimi giorni e mandare in Aula tutto il 26 maggio. In quell'esatto momento potrebbe aprirsi una raccolta firme per ritornare alle urne e contrastare ogni tipo di ritorno all'atomo. Scenario che, in sè per sè, agli italiani non dispiacerebbe. 

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Da un sondaggio di due settimane fa curato per Porta a porta, infatti, emerge che il 54,9 per cento del campione dice sì al nucleare di ultima generazione, con la condizione che aiuti a ridurre con forza le bollette energetiche. Di fronte a ciò, a dirsi contrario è stato solamente il 28,9 per cento di chi ha risposto. E inoltre, il 45,4 per cento degli intervistati crede che col nucleare i risparmi in bolletta ci sarebbero, e pure sostanziosi. "Ma un conto è dire i cittadini sono favorevoli al nucleare, e un conto è fare un referendum con un taglio politico – ammonisce Ghisleri –.In quel caso il centrosinistra si schiererebbe contro, sottolineando la sua preferenza per le altre energie rinnovabili, mentre il centrodestra si schiererebbe a favore del nucleare, dato che sta portando avanti la legge. Con questo schieramento tutto ritornerebbe allo scenario del referendum sulla giustizia di qualche mese fa". Si politicizza un tema tecnico e lo si sfrutta per colpire il governo. "Eppure – dice ancora l'analista – anche la maggioranza degli italiani era favorevole alla riforma in sè, ma il taglio politico ha cambiato tutto". 
La campagna referendaria del fronte del No ha colpito (e affondato) il fronte del Sì in più modi. Additando come fascisti i sostenitori della riforma, sostenendo che questa avrebbe portato la magistratura sotto il giogo della politica, addirittura tirando in mezzo la battaglia femminista. "Il nucleare è un tema molto più facile da spiegare ai cittadini, ben più comprensibile rispetto alla riforma della magistratura – spiega Ghisleri – e quindi anche potenzialmente più soggetto a disinformazione. E trovandoci a circa un anno dalla fine della legislatura, un nuovo referendum sarebbe veramente un grosso rischio per il governo".