La Lega incalza Lollobrigida (e Urso) sull'agricoltura e imprese. La sfida a FdI

Dopo il Mercosur, il Carroccio chiede risposte sul credito d'imposta per gli agricoltori, mette nel mirino Agricoltura 4.0 e Transizione 5.0: "C'è bisogno di chiarezza". Il ruolo del Mef e  il derby a destra per conquistare le associazioni di categoria

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15 MAY 26
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Matteo Salvini sale sul trattore, i suoi impugnano la vanga. E in Senato incalzano il ministro Francesco Lollobrigida (e il collega meloniano Adolfo Urso) sul credito d’imposta destinato alle imprese agricole – non pienamente fruibile – relativo alle misure Agricoltura 4.0 e Transizione 5.0. Senza un intervento normativo, è l’allarme del Carroccio, c’è il “concreto rischio di perdere parte delle agevolazioni maturate”. Il pericolo è che vengano meno gli investimenti e anche la fiducia a destra. Secondo le regole attuali i crediti devono essere integralmente compensati entro il 31 dicembre 2026, ma le specificità del comparto agricolo non sempre permettono di rispettare la scadenza. Ma insieme al problema, alla dialettica tra alleati, c’è anche un tema di consenso conteso tra Fratelli d’Italia e Carroccio. Tanto più dopo l’accordo Ue-Mercosur, che ha visto le associazioni di categoria – da Coldiretti a Confagricoltura – esprimere forti perplessità.
Ieri, durante il question time, è stato il leghista Giorgio Maria Bergesio (l’interrogazione era firmata anche dal capogruppo Massimiliano Romeo) a invocare “un segnale di chiarezza” da parte del governo. Aggiungendo che “l’attuale stallo genera un attendismo pericoloso”. Parlava a Lollobrigida, chiedendo un rifinanziamento per Agricoltura 4.0 e poi denunciando che “non risultano ancora emanati i provvedimenti attuativi necessari per rendere pienamente operativa la misura, né sono stati chiariti i tempi certi per la fruizione del beneficio”, ovvero del credito d’imposta. Altri dubbi riguardano Transizione 5.0 – ancora una volta. Si tratta di strumenti che dovrebbero favorire il rinnovamento, l’ammodernamento delle imprese agricole e al contempo spingere quelle aziende che tali macchine le producono. Le incertezze normative tuttavia complicano la prospettiva, frenano investimenti e programmazione. Un esempio? “In Piemonte il comparto sta attraversando una fase di significativa difficoltà, con una contrazione del fatturato di circa il 25 per cento e una riduzione degli ordini rispetto al 2024 di circa il 45 per cento, secondo i dati aggiornati a marzo 2026”, ha spiegato in Aula Bergesio, raccontando un settore in cui la produzione nazionale di macchine agricole ha raggiunto lo scorso anno un valore di 13,6 miliardi di euro. Così Lollobrigida non ha potuto che rispondere: “Siamo in una fase molto complessa e quindi non si trovano risorse per fare tutto”. L’impegno da parte del governo non manca, ha assicurato, ricapitolando anche quello che è stato già fatto. Ma di mezzo c’è anche il Mef, la burocrazia e la Ragioneria di stato, come ha ricordato proprio il titolare del Masaf: “Speriamo che il decreto ci torni indietro il più velocemente possibile”. E pure dal Mimit trapela che è in zona Giorgetti, sempre in casa Lega, che bisogna citofonare. Un discreto cortocircuito, fatto di richieste e rimpalli tra alleati, dietro cui potrebbero celarsi nuove frizioni nella maggioranza (e ultimante, dalla Biennale alla legge elettorale passando per la Consob, sono in aumento).
Del resto già nel 2024, a proposito dell’Irpef agricola, si erano registrate tensioni a destra. Un antipasto. Qualche mese fa, dopo il via libera di Palazzo Chigi al Mercosur, la Lega aveva promesso barricate, scendendo in piazza con gli agricoltori. Il Carroccio si era poi smarcato al Parlamento Ue, attaccando von der Leyen e chiunque sostenesse l’accordo con il Sudamerica. Dunque pure i meloniani: “Noi, a differenza di altri, non abbiamo cambiato idea”. In occasione della manifestazione dei Patrioti a Milano, a metà aprile, Salvini aveva voluto che nel corteo ci fossero i trattori. Era un tentativo di intercettare le sensibilità delle associazioni di categoria, il malcontento di Coldiretti per esempio che ha spesso mostrato grande sintonia con i governo e con Lollobrigida, tanto da ispirarne alcune battaglie. Non a caso i meloniani sin dall’inizio della legislatura hanno puntato molto sul sovranismo alimentare e sulle istanze degli agricoltori. Un bacino che continua a essere considerato importante, tanto che subito dopo la visita di Marco Rubio a Roma, una settimana fa, Meloni era volata a Milano per partecipare all’assemblea di Confagricoltura, anziché presenziare con un videomessaggio come era accaduto in altre occasioni. Un segnale di interesse e di riavvicinamento, dopo la corsia preferenziale riservata ai coltivatori diretti, e dopo le altre incomprensioni su Mercosur. Anche da questi rapporti passano le prossime elezioni, sempre che il derby del trattore tra Lega e FdI non deflagri prima aprendo un altro fronte nella maggioranza.