I Freni di Meloni: nomine, difesa. Duro scontro tra Crosetto e Giorgetti sul Safe: “Decidi!”

Il ministro della Difesa manda due lettere al Mef (che non dispiacciono alla premier) per mettere pressione a Salvini e Giorgetti sugli investimenti militari. Tajani pensa ai congressi e alle nomine: dopo aver impallinato Freni, vuole il suo deputato Casasco all'Antitrust. ll governo rischia di correre verso l’incidente

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15 MAY 26
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Hanno perso il volante e i Freni. Il governo Meloni rischia di correre verso l’incidente, il fine vita, e non si intende solo la legge. Esistono due lettere che Crosetto ha spedito a Giorgetti, per sapere cosa fare sui fondi Safe (rese note solo ora da Crosetto) e sono di tono assertivo, da fine pazienza. Scrive Crosetto a Giorgetti: “Devi decidere”, se il Safe (i fondi per la Difesa che mette a disposizione l’Europa) lo chiediamo o no. Giorgetti è dell’opinione che sono prestiti, che l’emergenza è l’energia ma la verità è che le lettere di Crosetto (e a Meloni non dispiacciono) servono a mettergli pressione, a fare di più, per negoziare meglio in Europa. Parlerà e sceglierà Meloni (ed è orientata al sì) ma cosa accade se Giorgetti e Salvini dicono di ‘no’? Per impallinare Federico Freni alla guida della Consob, Tajani spiega adesso che “servono tecnici” ma da quando questo amore per i tecnici? Per giustificare qualsiasi fuoristrada, il governo grigio Urso, color fumo di ministro, si usa il nome di Marina Berlusconi perché l’adagio è “lo vuole Marina”. Ma è vero? Giorgio Mulé, che è il primo del partito di Marina, risponde: “Giù le mani dal nome di Marina sulla vicenda Consob”. Sapete cosa risponde Raffaele Nevi, di Forza Italia, del partito di Tajani? “Noi a Freni vogliamo bene, non è un problema di nome”. Si chiede Davide Faraone, di Italia Viva, “ma Tajani di Consob è lo stesso Tajani che da due anni blocca la commissione di Vigilanza Rai sul nome di Simona Agnes?”. Il paradosso è un altro. Se Freni fosse andato alla Consob, il governo non avrebbe avuto un sottosegretario capace di seguire una legge di Bilancio, così come non ha un nome vero per Consob. Il Cdm di ieri, che ha approvato il decreto missioni, è durato sette minuti, mentre il quasi vertice fra Salvini-Meloni-Tajani si è protratto un’ora. Si domanda Freni, che da tecnico è passato alla politica, e che oggi si deve sentire dire da Tajani che “servono tecnici”: “Fare politica non può essere considerato un limite, è un tema di dignità. E la mia non ha prezzo. La mia è quella della politica perché nel dire ‘no’ a un politico, e non a me personalmente, viene messa in discussione la dignità della politica e dell’essere politico”. Al governo temono il “pareggio” ma sono già in paralisi. 
Non è solo il destino di Freni e non è solo la Consob. Il ritiro del sottosegretario della Lega racconta che si sta cercando, anche solo inconsapevolmente, la buccia di banana per scivolare meglio verso l’uscita. Il tre giugno, quando al Senato si discuterà di fine vita, Forza Italia lascerà libertà di coscienza e nel partito si dice già: “Rischiamo di votare con il Pd”. Si è sempre scritto che l’elemento di instabilità del governo fosse la Lega ma ora si è aggiunta Forza Italia. Marina Berlusconi incontrerà presto, nuovamente, Occhiuto e ogni volta che si viene a sapere dei suoi pranzi Tajani cambia umore. Può un segretario di partito fare il vicepremier e occuparsi di chi presiede il congresso in Calabria? E’ un episodio, ma descrive alla perfezione l’attuale Forza Italia, Forza Barelli. Si deve eleggere il nuovo segretario della Calabria e si tratta di una riconferma, una banale riconferma, quella di Francesco Cannizzaro, candidato sindaco di Reggio Calabria, con probabilità di vincere. Cannizzaro ha affittato un palazzetto dello sport a Lamezia Terme da ottomila spettatori per un bagno di popolo. Era già stata indicata la figura del presidente, la figura che deve alzare il braccio e proclamare Cannizzaro segretario. E’ il ministro Zangrillo, un altro invidiato perché è nel cuore di Marina. Per evitare la foto con Cannizzaro, dal partito chiamano di tutta fretta Stefania Craxi e le dicono: “Vai a Reggio”. Insieme a Craxi ci sarà anche Zangrillo, ma la pace chi la porta? A farlo è stato chiamato Alberto Cirio, con il compito di preparare i congressi regionali ma non si capisce quale si celebra e se si celebra in Campania, Lombardia, Puglia, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Piemonte… In Sicilia, regione commissariata, Schifani ha conquistato il carciofo d’oro come peggiore governatore d’Italia. Sarebbe niente, o almeno riguarderebbe solo una forza di maggioranza, ma la mal’aria di FI si propaga. Meloni apre le porte a Calenda, ai competenti, ma chi vuole avvicinarsi a un governo che li maltratta e li sporca? La vicenda Freni è sempre il barometro. Per ostacolare la corsa, Forza Italia parla di pareri dell’Avvocatura dello stato che avrebbero convinto il governo, e Meloni, a lasciare perdere su Freni per presunta incompatibilità. Non esistono pareri, in verità uno sì. Risale al 2019, ai tempi di Savona, e aveva stabilito quello che è stato possibile sia con Savona che con Vegas, due ex politici. Se la Lega inizia ad applaudire e rilanciare le agenzie Italia viva (e lo sta facendo), quella di Faraone sullo stallo Rai causato da Tajani, forse davvero sta accadendo qualcosa.
In Cdm ieri si sono presentati senza un nome per la Consob ma Tajani ne avrebbe già uno per l’Anac, il magistrato Catello Maresca, in pratica una toga prestata alla politica, e un altro per l’Antitrust. Chi? E qui ci sarebbe da sorridere. E’ un politico, come Freni, si tratta di Maurizio Casasco, deputato di Forza Italia, il Gianni Brera di Tajani. Salvini, da parte sua, presenta il conto: ha bisogno di fondi per rinnovare le accise, risorse per autotrasportatori e come Giorgetti non vuole aumentare la spesa in Difesa, il Safe. Stanno guidando così, a fari spenti, e non si accorgono che c’è Vannacci che li attende con il carroattrezzi, Draghi con lo stetoscopio e Dombrovskis in sala operatoria.