In Senato Meloni è sottotono, Calenda la corteggia e Renzi è padrone del campo grigio

Di ore e domande e risposte non resta nulla (salvo l'annuncio della legge delega sul nucleare). Vincono le opposizioni. C'è un'aria malinconica a Palazzo Madama, dove si ragiona solo dell'infedeltà dei ministri

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14 MAY 26
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E’ il Notturno di Meloni con Urso al posto di Chopin. E’ buio il Senato, piove, buio il cielo di governo, dopo la rinuncia di Freni alla Consob. Buio in sala. La sola novità importante che Meloni annuncia al Premier time è il nucleare, la legge delega, altra materia che rimanda al grigio della scoria. Vince l’opposizione, Francesco Boccia, il solito Renzi che paragona il governo alla Famiglia Addams, salvo aggiungere: “Gli unici che si dovrebbero offendere sono Morticia e Zio Fester”. Anche il corteggiamento fra Meloni e Calenda con Meloni che dice: “Le porte sono aperte” e Calenda che si augura: “Speriamo che diventi un portone” (e una cabina di regia) ha come riflesso la legge elettorale, il Melonellum grigio cenere. 
E’ sottotono Meloni, (Renzi dice “sotto botta”) tanto che deve precisare alla stampa che il suo viaggio ad Atene, la sua partecipazione allo Europe Gulf Forum, nel fine settimana, con l’editore di Repubblica, Theo Kyriakou, non “è segreto” e che non ci saranno i fondi come BlackRock e le banche JP Morgan, un po’ come se stesse parlando di Satanassi e non di attori da finanza internazionale. E’ cambiato il mondo dopo il referendum sulla giustizia ma non l’idea di Meloni sul diritto di veto in Europa che per Meloni “non è il problema”, perché il problema è “la burocrazia” come lo era il traffico a Palermo per Johnny Stecchino. E’ grigia l’epoca e l’unico che riesce a dominarla è Casini, il vecchio lupetto grigio della Dc, a cui tutti promettono: “Stiamo lavorando per te al Quirinale” e lui: “Sì, per portarmi fuoristrada”.
Solo Calenda riesce ancora a far battere il cuore di Meloni quando propone: “Chiedo che si apra una cabina di regia a Palazzo Chigi e senta le proposte delle opposizioni per un piano congiunto industriale per l'Italia”. Renzi commenta: “Oggi Carlo ha sbagliato” e poi alla domanda sulla legge elettorale: “Ma Calenda dove volete che vada? Verrà a sinistra”. In Aula, in questo Senato, che sta per lasciare anche il senatore Pd, Andrea Martella, che la destra, con Giovanni Donzelli, già incorona sindaco di Venezia: “Diciamo che a Venezia al massimo ce la giochiamo”, si parla solo di soglie e uninominali e dei piatti di Marina Berlusconi (la prossima settimana dovrebbe pranzare con Del Debbio). E’ notturna la metafora che usa Boccia quando suggerisce a Meloni: “Le riunioni notturne, cara presidente, fatele sulla sanità. Da quanto tempo non prende un treno regionale?”. E’ la domanda che riesce a tirare fuori ancora il rosso Giorgia, la grinta Meloni, tanto da farle rispondere: “Senatore Boccia, io ho fatto la spesa la settimana scorsa e le posso testimoniare che c’è tanto affetto. Io sto in mezzo alla gente”. Seduto ai banchi del governo c’è Giuli che, come Prometeo, ha finalmente rubato la fiamma della libertà. Sembra risolto, forse, ora, e ci sarebbe ancora un bel regalo che Meloni potrebbe fare: lasciargli scegliere lo staff, meglio ancora se tutto rosso comunista e perfino la sorella (Meloni non ha consegnato il partito ad Arianna?), perché l’armonia di un ministro dovrebbe essere garantita per legge al posto del pantouflage.
Non resta niente delle domande e neppure delle risposte di Meloni, neppure dei dati economici perché si ragiona solo dell’infedeltà dei ministri, di ginecologi (cit. Renzi), di Forza Italia e la speranza a destra è che un giorno ci si possa ammogliare con Carlo (Calenda). Resta solo Renzi il suo Renzi time. Marina Berlusconi? “Se io fossi Marina direi no alla nuova legge elettorale. Io a pranzo da Marina? Io no ma altri dirigenti dell’opposizione”. Si va a cercare Calenda per domandargli se ha incontrato Marina e lui: “Ma quando mai!”. Si ritorna allora da Renzi che continua: “Se FI dice sì alla nuova legge finirà subalterna a Meloni per sempre, ma se Meloni non cambia legge elettorale vede Chigi con il binocolo. Al governo i morti sono più dei vivi”. Urso, accanto alla Meloni, guarda nel vuoto come il CarloBianchi del film “Le Città di Pianura”. La cosa più triste che si possa dire di un governo è questa: hanno la faccia grigio Urso. Fratelli di malinconia.