Gualtieri federatore? La suggestione aleggia (suo malgrado)

Il sindaco di Roma ha già annunciato la corsa per il secondo mandato e ripete di voler fare e rifare il sindaco, ma tra i dem c'è chi ragiona sul suo possibile profilo da "personalità del paese" e "riserva" di autorevolezza

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13 MAY 26
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Foto Ansa

Chiamala, se vuoi, suggestione: il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, primo cittadino in corsa per il bis (lo dice da tempo ed è già in moto con varie iniziative, la app “Per Roma con Gualtieri”, i sondaggi favorevoli e la destra che brancola nel buio), diventa un ipotetico nome da spendere in uno scenario da tempi supplementari alle Politiche del 2027, nel caso in cui, in mancanza di accordo tra maggioranza e opposizione su una nuova legge elettorale maggioritaria, si vada al voto con la legge attuale e ci si ritrovi con una situazione di vittoria risicata. Chiamala, se vuoi, suggestione: Gualtieri, dicono Gualtieri e persino i muri del Campidoglio, vuole fare il sindaco ora e per un secondo mandato, essere il primo dem a governare Roma per dieci anni filati e accompagnare la Capitale verso altre sfide, dal termovalorizzatore alla metro C al nuovo stadio alla candidatura alle Olimpiadi del 2040, passando per i poteri di Roma Capitale (la legge, in discussione in Parlamento, ha visto a monte l’interlocuzione bipartisan Meloni-Gualtieri, anche se poi il Pd, alla Camera, si è astenuto e il sindaco dice: senza risorse la legge non la votiamo). E però oggi, nel centrosinistra, c’è chi comincia a ragionare sul profilo di Gualtieri “personalità del paese” e nome “preso in considerazione”, dice un parlamentare del Pd, per scenari in cui Elly Schlein e Giuseppe Conte, da un lato, e Giorgia Meloni, dall’altro, non si trovassero a vincere nettamente.
E dunque non soltanto, nel campo largo, si ragiona sul nome di Silvia Salis, sindaca di Genova, o di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, per le caselle dei futuribili federatori, ma anche sul sindaco di Roma per un futuro lontano o meno lontano, tanto più che Gualtieri è stato europarlamentare (quindi noto a livello internazionale), ministro dell’Economia (quindi rodato nei mondi finanziari), commissario straordinario per il Giubileo (quindi con esperienza amministrativa di alto livello), punto di riferimento per le nomine (vedi conferma, da parte di Roma Capitale, di Fabrizio Palermo come ad di Acea e vedi scelta, per il ruolo di presidente esecutivo, di Alessandro Rivera, già individuato da molti come possibile riserva della Repubblica — e del Mef — in un eventuale futuro governo di centrosinistra). Ultimo, ma non ultimo: Gualtieri è considerato un interlocutore rispettato dall’altra parte della barricata, e non soltanto da Meloni, con cui, come si è detto, il sindaco ha tenuto per molti mesi un canale di dialogo diretto sui poteri di Roma Capitale, ma anche in area Forza Italia, lungo la direttrice Gianni Letta-Marina Berlusconi. E però la suggestione viene ricacciata fuori dall’uscio capitolino come periodo dell’irrealtà del terzo tipo: chi conosce Gualtieri, oltre a ripetere che Gualtieri “vuole fare e rifare il sindaco”, dice che non soltanto Gualtieri “è uomo di partito che guarda al bene del partito”, ma che, anche dovesse chiederglielo proprio il partito, soppeserebbe qualsiasi ipotesi non una, ma duemila volte, visto che a Roma “con grande fatica è stato ricostruito un rapporto di fiducia con l’opinione pubblica progressista e nessuno può pensare che questo patrimonio possa essere disperso a cuor leggero”.
Non solo: le volte in cui un sindaco dem si è dimesso anzitempo, dicono gli aruspici capitolini pensando a Walter Veltroni che lascia per guidare il Pd e a Ignazio Marino che lascia su moto intestino del Pd, hai visto che è successo? Manco si fosse peccato di ubris, invece di essere animati dalle migliori intenzioni, sono arrivati Gianni Alemanno e Virginia Raggi. E dunque figuriamoci: “Il rapporto con i cittadini va salvaguardato, Gualtieri fa il sindaco e vuole fare il sindaco”. E insomma, sul campo si vede Gualtieri spedito sulla via della campagna per il secondo mandato: ieri un evento sull’economia locale all’Eur, lunedì un altro sul piano casa all’ex Mattatoio, e in mezzo la suddetta app che accoglie e scandaglia idee e volontari cittadini, campeggiando dai cellulari con logo multicolore a disco, ispirato a quello della metropolitana di Londra. Ma intanto, in tempi di certezze incerte, la suggestione, come il Genio, è uscita dalla lampada e se ne va a zonzo sopra la città.