I centri in Albania chiudono nel 2030? Pd e M5s esultano. Ma Rama: "Protocollo durerà fino a quando vorrà l'Italia"

Il ministro Hoxha dice che se l'Albania entrasse in Ue il protocollo così com'è non potrebbe essere rinnovato. Poi la smentita del premier albanese. Ma in ogni caso,  Meloni lo ha sempre detto: "Il punto centrale dei centri in è l’effetto deterrenza. Se chi sbarca in Italia ha come unico obiettivo quello di restare in Europa, sbarcare fuori cambia tutto".  Propaganda a destra e a sinistra

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12 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 04:17 PM
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In un’intervista a Euractiv il ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha ha dichiarato: “Innanzitutto, l’accordo (quello tra Italia e Albania per i centri per i migranti, ndr) ha una durata di cinque anni e non sono sicuro che ci sarà un rinnovo nel 2030. Anche perché saremo membri dell'Unione Europea”. Con tic quasi inevitabile in Italia le opposizioni - da Avs a Iv, passando per Pd e M5s - hanno immediatamente esultato. “Siamo ormai al ridicolo. Quelli che Giorgia Meloni e la destra avevano raccontato come un modello per l'Unione Europea sono diventati lo scarto delle politiche migratorie, da cui persino l'Albania oggi prende le distanze.”, ha dichiarato il deputato ed ex ministro del Pd agli Affari europei Enzo Amendola. Mentre i 5 stelle, scimiottando Meloni hanno attaccato: "Da 'fun-zio-ne-ran-no' a 'chiu-de-ran-no'. L'annuncio del governo di Tirana di non voler rinnovare l'accordo con l'Italia sui centri per i migranti è la pietra tombale sul fallimentare quanto costosissimo spot albanese”. E potremmo andare avanti con la batteria di dichiarazioni dei tanti esponenti del campo largo che, intanto, hanno chiesto al governo un’informativa parlamentare sulla vicenda. Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli esteri, si è affrettato a gettare acqua sul fuoco: “Il ministro Hoxa non mi detto assolutamente nulla di tutto questo. E poi il 2030 è lontano”.
Eppure, a leggere quando dichiarato da Hoxha, non c’è in realtà nulla di sconvolgete. La premier Giorgia Meloni lo ha ripetuto spesso: “Il punto centrale dei centri in Albania è l’effetto deterrenza. Se chi sbarca in Italia ha come unico obiettivo quello di restare in Europa, sbarcare fuori dai confini europei cambia tutto. E infatti tra tutte le misure che abbiamo messo in campo è la più temuta dai trafficanti e sta facendo scuola in Europa”. Insomma, ciò che conta non sono tanto i centri, quando sdoganare l’idea che chi arriva può essere accolto fuori dai confini europei. E da questo punto di vista la premier ha ottenuto l’inserimento del modello albanese del patto sull’asilo europeo che entrerà in vigore a giugno 2026 e la lista dei paesi terzi sicuri che consentirà di fare in Albania di gestire le domande d’asilo con le cosiddette “procedure accelerate” che consentiranno il rispetto dei tempi sanciti nel protocollo siglato con Tirana (e che il Parlamento sta per ratificare). Non solo, anche l’avvocato generale della Corte di Giustizia Ue ha giudicato i centri compatibile con il diritto europeo. Anche se la sentenza sul ricorso che riguarda i centri è attesa in estate. 
Insomma, anche se i centri venissero smantellati o convertiti nel 2030 per l’ingresso dell’Albania in Ue, la premier potrebbe rivendicare di aver fatto passare il principio che considera cruciale per la guerra ai trafficanti. Per evitare qualunque fraintendimento, comunque, nel pomeriggio è intervenuto su X direttamente il premier albanese Edi Rama, con parole inequivocabili: "A tutti i giornalisti italiani e non solo che ci hanno contattato in merito a una citazione fuorviante riportata da un organo di stampa a seguito di un'intervista con il ministro degli Esteri albanese, vorrei ribadire, in modo chiaro e, spero, una volta per tutte, che il nostro protocollo con l'Italia è destinato a durare, fintanto che l'Italia lo vorrà".
Ma a bene vedere la propaganda sui centri in Albania è bipartisan. Già il fatto che l’Italia abbia scelto un paese che aspira a entrare in Ue e che per di più ha acconsentito a quell’intesa anche proprio per il sostegno che l’Italia garantisce alla candidatura, lascia capire come non sia semplice fare questo genere di accordi con stati terzi senza un capitale politico o economico significativo da offrire in contropartita. In questa chiave, infatti, le dichiarazioni del ministro albanese nel giorno della riunione a Bratislava dei ministri degli Esteri europei sull’integrazione nella Ue dei Balcani occidentali suonano più come un avvertimento. Della serie, non dimenticatevi perché vi abbiamo fatto costruire i centri: dovete aiutarci a entrare in Europa. E infatti nel pomeriggio i ministeri dell’Interno di Italia e Albania hanno diramato uno nota congiunta per far sapere di un incontro tra il Piantedosi e l’omologo albanese Besfort Lamallari, “durante il quale - si legge - è stato affrontato il tema degli sviluppi futuri del Protocollo e confermato che l'Italia continuerà a sostenere attivamente l'Albania nel percorso di adesione alla Ue”. 

Ma c’è di più. L’idea di fondo dei centri è attualmente inattuata. Troppe sentenze delle Corti di appello di mezza Itala hanno impedito al meccanismo di funzionare. E il governo ha così scelto di trasformare i centri di Gjader e Shengjin in Cpr, dove arrivano migranti che sono invece già in Italia ma hanno visto definitivamente respinta la domanda di asilo. Insomma, il famoso effetto deterrente ventilato da Meloni non esiste. Per questo a Palazzo Chigi si attende in trepidante attesa sia la decisione della Corte di giustizia Ue, sia l’entrata in vigore del nuovo patto europeo sull’asilo con la nuova lista Ue dei paesi sicuri. Con questi tre tasselli i centri potranno essere riconvertiti alla loro originale funzione di hotspot per le richieste d’asilo in territorio extraeuropeo. Almeno fino al 2030.