La voce di Giavazzi: "La Consob trattata come la Rai. Veto su Freni dei Berlusconi? Non è normale"

I pensieri dell'economista, consigliere di Draghi: "Si parla di Consob mentre abbiamo la possibilità di indicare un italiano a Esma, la Consob europea. Trovo insopportabile che gli amici di Putin offrano vodka alla Biennale"

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8 MAY 26
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“Trattano la Consob come fosse la Rai, parlano dei loro candidati e mai delle qualità. Ha mai sentito parlare delle qualità di Federico Freni, il candidato alla Consob? Ha mai sentito parlare dell’Esma, la Consob Europea da dove passeranno le prossime decisioni, comprese quelle su Mps? Lei trova normale che i Berlusconi, che sarebbero coinvolti direttamente nelle decisioni dell’Antitrust e di Consob, mettano, attraverso Forza Italia, un veto su Freni?”. E lei, professore Giavazzi, lo trova normale? “Non lo trovo normale”. Con la sua voce leggera, come il cappello di paglia che in estate porta in testa, Giavazzi, l’economista delle nuove prediche inutili, il consigliere di Mario Draghi, parla dell’amicizia senza talento, del fumo di macerie.
Dice Giavazzi: “C’è un’autorità europea che si chiama Esma e fra un anno le decisioni passeranno da lì. Ci sarà un passaggio epocale di competenze, come è accaduto con la Bce. Esma sarà l’organo chiamato a risolvere le controversie, quelle che hanno riguardato il risiko bancario. L’Italia sa che ha la possibilità di indicare il presidente? Il governo Meloni che non riesce a nominare la guida della Consob non si accorge che il volante è stato spostato da un’altra parte. Quando lo nominerà, Consob rischia di essere un volante che non ha già più ruote”. Da almeno due mesi, da quando si è concluso il mandato di Paolo Savona, la Consob è ferma. Non si procede con la nomina malgrado l’invito di Giorgetti a decidere e indicare i presidenti di Consob e Antitrust. Sono passati i giorni ed è scaduto anche il mandato di Rustichelli, il presidente dell’Antitrust. Meloni, durante la sua ultima conferenza stampa, la settimana scorsa, aveva promesso la nomina di entrambe le Autorità ma manca, ancora, l’intesa politica fra Lega e FI. Da due mesi in Consob gli uffici sono fermi, le nomine interne, dei direttori degli uffici, sono sospese. L’Antitrust senza Rustichelli funziona con i due componenti del collegio: Saverio Valentino, uno dei profili in corsa per la presidenza, ed Elisabetta Iossa. L’Antitrust è un organo dove il peso del presidente, in caso di parità, adesso vale doppio. E’ in pratica un organo monocratico.
Giavazzi ricorda quando a Palazzo Chigi ha avuto la possibilità, insieme al capo di gabinetto Antonio Funiciello, di selezionare i candidati a guidare le partecipate, quando scorreva carriere, vite da sottoporre a Draghi. “Ci faccia ancora caso. Si parla soltanto di candidati da piazzare, amici, amici…, ma mai di cosa hanno fatto. Nessuno che si interroga: è adatto? Ha i requisiti? Cosa ha fatto per meritare quella carica? Mai. E’ un discorso tutto provinciale”. L’Italia ha due candidati all’Esma e ha la fortuna di averli entrambi all’altezza, entrambi già alla Consob. Uno è Carlo Comporti, che ha il favore degli altri stati, l’altro è Carmine Di Noia, che ha il favore di Giorgetti. Giavazzi, sempre con la sua voce allegra, senza quel rancore tutto romano, quella minorità che ha contagiato il paese, i quotidiani che sbrodolano di come abbiamo detto e fatto e scritto, cita il Financial Times e l’accusa che ha rivolto al governo Meloni, quell’assenza di giudizio nelle decisioni delle persone scelte a cominciare dalla cultura. Dice Giavazzi che “la scelta delle persone è cruciale, ma lo è altrettanto la capacità di mandare via chi ha commesso disastri”. Gli chiedo allora cosa ne pensa del caso della Biennale di Venezia, della contesa fra Buttafuoco, che ha scelto il governo Meloni, e Giuli, che adesso è in lite con l’amico Buttafuoco. C’è Venezia nella giustizia con l’Harry’s Bar di Cipriani e in quella grazia a Minetti che per la Procura generale di Milano è impeccabile perché, al momento, non ci sono elementi per cambiare parere sulla grazia. Si arena a Venezia, alla Fenice, la cultura di governo, e perdere Venezia, la città, destinata ad Andrea Martella, il gentiluomo del Pd, è per Meloni la prova che il governo è con l’acqua alta. Giavazzi risponde su Buttafuoco: “Mi sembra che lo abbia ripudiato il governo che lo ha scelto. Da una parte capisco il ragionamento di Buttafuoco ma io gli amici di Putin a Venezia non ce li voglio. Leggere del padiglione russo pieno di vodka, dove si può bere gratis, lo trovo insopportabile. Gli amici di Putin alla Biennale non ce li voglio”. Si può sbagliare? “Si può. Ma una cosa è scegliere una persona e accorgersi di aver sbagliato, un’altra è sceglierla sbagliata per i propri interessi”. Solo per metterci un cappello.