La paralisi della Vigilanza è una ferita alla democrazia. Giachetti ci spiega perché ha iniziato lo sciopero della fame

Da venti mesi la commissione parlamentare è bloccata e il presidente Rai non viene nominato. Un’anomalia istituzionale richiamata anche dal presidente Mattarella e ormai diventata un problema democratico

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7 MAY 26
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Roberto Giachetti (LaPresse)

C’è una questione che, pur nella sua apparente tecnicità istituzionale, riguarda in realtà il cuore stesso della nostra democrazia e che sembra scivolare in secondo piano nel dibattito politico: la condizione del servizio pubblico radiotelevisivo e la paralisi della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai. Si dice spesso che l’informazione sia il sale della democrazia. A me pare una metafora insufficiente. L’informazione è piuttosto il sangue che scorre nel corpo democratico: se si altera o si arresta, l’intero organismo entra in sofferenza. Ed è esattamente questa la sensazione che oggi si ha osservando lo stato della Rai. Vorrei chiarire subito un punto: non si tratta, qui, di denunciare l’occupazione politica dell’informazione pubblica da parte della maggioranza. Tema reale, certo, ma non è questo il focus.
Il nodo è più grave e più urgente: siamo di fronte a una condizione di oggettiva illegalità istituzionale. Da quasi venti mesi, infatti, la Commissione di vigilanza non è in grado di esercitare le proprie funzioni. Non per un impedimento tecnico, ma per una scelta politica: l’impossibilità di eleggere il presidente della Rai, che richiede una maggioranza qualificata dei due terzi, ha portato al blocco dell’intero organismo. Una situazione che non ha precedenti per durata e per gravità. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Non si tratta soltanto di un indebolimento della qualità dell’offerta – pure evidente, tra programmi cancellati e strategie editoriali incerte – né della perdita di centralità in ambiti rilevanti, come i grandi eventi sportivi. Il danno più profondo è quello reputazionale: si incrina la credibilità stessa del servizio pubblico, che dovrebbe rappresentare un presidio di equilibrio, autorevolezza e pluralismo. A rendere ancora più allarmante questa situazione è il fatto che sia stata esplicitamente richiamata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Le sue parole sono state inequivocabili: non è accettabile che, dopo un anno e mezzo, manchi ancora un assetto stabile degli organi amministrativi e che la Commissione di vigilanza non possa operare.

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Un richiamo netto, istituzionalmente pesante, che tuttavia, al di fuori dei ripetuti richiami delle opposiIoni, è caduto nel vuoto. Ed è proprio questo silenzio, questa indifferenza, a risultare oggi inammissibile. Perché quando viene ignorato un monito così chiaro proveniente dal Quirinale, non è solo una questione procedurale: è un segnale di deterioramento del rispetto delle regole condivise. Nel frattempo, il calendario politico non aspetta. siamo già nel pieno di una lunga di campagna elettorale, in cui il ruolo del servizio pubblico sarà ancora più cruciale. Senza una Commissione di vigilanza pienamente operativa, viene meno uno dei principali strumenti di garanzia dell’equilibrio informativo. Per questo motivo ho deciso dalla mezzanotte di lunedì scorso di iniziare uno sciopero della fame che non rappresenta una “protesta” ma l’esigenza di dare “corpo” ai richiami del Presidente Mattarella affinché cessi questa situazione “inaccettabile”. I miei obiettivi sono precisi: sbloccare immediatamente la paralisi della Commissione di vigilanza; procedere alla nomina del presidente della Rai; riattivare il dibattito sulla riforma della governance del servizio pubblico, anche alla luce delle normative europee già in vigore. Non si tratta di battaglie di parte, ma di ottenere il ripristino di condizioni minime di legalità. Il rischio, altrimenti, è quello di assuefarsi alla paralisi, di considerare normale ciò che normale non è. Ma una democrazia che tollera il blocco prolungato dei propri organi di garanzia è una democrazia che si indebolisce, giorno dopo giorno.
Roberto Giachetti
deputato di Italia Viva