Affettuosità eurodemocristiane tra Fitto e Letta a Bruxelles con vista sull'Italia

“Dear Enrico”, “dear Raffaele”. L'incontro fra il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue e il presidente dell’Istituto Delors è quasi una summa della cultura cattolica in politica

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6 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 03:48 PM
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Foto ANSA

“Dear Enrico”, “dear Raffaele”: l’evento a Bruxelles “Right to stay”, nel parlamento europeo, non poteva essere più istituzionale. Per questo sono subito risaltate le affettuosità tra i due relatori, Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, ed Enrico Letta, ora alla guida dell’Istituto Delors. L’incontro è parte di un programma per costruire una strategia in grado di frenare la fuga di cervelli in Ue dai territori meno sviluppati. L’obiettivo di tutelare il capitale umano e sociale ha visto Fitto e Letta su un fronte comune: il vicepresidente di Ursula ha ricordato di aver lavorato insieme all’ex premier con profitto quando era ministro degli Affari europei. Le relazioni tenute dei due, poi, hanno rappresentato insieme le ragioni del libero mercato con il diritto (dalle forti sfumature identitarie, anche per il logo scelto con delle radici) a rimanere dove si è nati. Quasi una summa della cultura cattolica in politica, quella “dell’et-et”, che integra gli opposti. Letta si è perfino lanciato in un appello all’unità tra chi vuole “rilanciare, difendere e cambiare la politica di Coesione”. Capolavoro di equilibrio moroteo.
Succede a Bruxelles, mentre in Italia il clima si surriscalda, qualcuno ipotizza un pareggio nelle urne delle politiche, e sembra troppo facile derubricare questo afflato nella semplice categoria delle “affettuosità eurodemocristiane”.