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Fazzolari: "Biennale? La decisione sulla Russia è stata un inutile pastrocchio"
"Questa vicenda ha suscitato la protesta formale di 22 governi europei, della Commissione, di molti cittadini e persino di numerosi dissidenti russi. Polemiche che la Biennale avrebbe potuto tranquillamente risparmiarsi", dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio parlando con l'Agi
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5 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 10:40 AM

"La fondazione La Biennale di Venezia gode di ampia autonomia ed è stata una sua scelta autonoma quella di riaprire il padiglione russo, nonostante il parere contrario del governo italiano espresso attraverso il ministro della Cultura". Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, parlando all'Agi del tema della Biennale. "Che questa decisione della Biennale sia stata un pastrocchio – ha aggiunto – è testimoniato anche dal fatto che il padiglione russo rimarrà chiuso nei giorni aperti al pubblico e che durante quei giorni saranno proiettati solo dei filmati visibili dall'esterno. E, da quello che è emerso, tutto questo sarebbe stato – ha rilevato Fazzolari – un trucco escogitato dalla Fondazione per aggirare le sanzioni contro la Russia e l'impossibilità concreta di aprire il padiglione".
Fazzolari ha poi ricordato che "questa vicenda ha suscitato la protesta formale di 22 governi europei, della Commissione europea, di molti cittadini e persino di numerosi dissidenti russi. Dissidenti che hanno ricordato che alla Biennale saranno presenti solo artisti graditi al regime e scelti dal Cremlino, a scapito dei molti artisti russi liberi oggi detenuti nelle prigioni di Mosca", ha sottolineato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio. "Polemiche che la Biennale avrebbe potuto tranquillamente risparmiarsi, atteso che la sua missione istituzionale è quella di occuparsi di arte e cultura e non di altro", ha concluso Fazzolari.
Sullo sfondo c'è la decisione del presidente della Fondazione della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, di consentire la partecipazione di artisti russi all’esposizione, sospesa dopo l’invasione militare dell’Ucraina del 2022. Negli ultimi giorni, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha spedito a Venezia quattro ispettori del ministero per raccogliere informazioni e fare chiarezza sulla vicenda. Nella relazione da loro compilata , per l'appunto, è emerso che "la Federazione Russa, in base alle sanzioni vigenti, non potrebbe ottenere le autorizzazioni per aprire il padiglione al pubblico e, dunque, questo non può essere accessibile nel periodo di apertura al pubblico della mostra". Giorgia Meloni ha preso le distanze da Buttafuoco. Eppure, come scriviamo qui, nonostante la protezione di Fazzolari, la premier ha comunque lanciato un messaggio preciso a Giuli durante l’ultimo Cdm: “Meno spocchia”.
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