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Amministrative 2026: le coalizioni variabili del centrodestra e del campo largo
La compagine di governo si presenta compatta in quattordici capoluoghi di provincia su diciotto, il centrosinistra in dodici. Il Carroccio non presenta il simbolo a Crotone, e corre da solo a Chieti, Avellino e Agrigento. Forza Italia fa la stessa cosa a Fermo. L'opposizione schiera il campo allargabile da Rifondazione comunista fino ad Azione. Non un buon segnale a un anno dal voto
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5 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 10:24 AM

Foto Ansa
Simboli assenti, defezioni dell’ultimo minuto e candidature occultate dentro le liste civiche per garantire il sostegno, ma tenendolo nascosto. Tra il 24 e il 25 maggio sono novecento i comuni italiani in cui i cittadini saranno chiamati alle urne. Per il centrodestra e il campo largo il voto testerà la solidità dei due schieramenti, ma basta dare uno sguardo alle liste presentate nelle città per capire che le alleanze sono tutt’altro che solide. Dei venti capoluoghi di provincia in cui si sceglierà il nuovo sindaco - escludendo Sanluri e Tempio Pausania, dove, come in tutti gli altri comuni sardi, si voterà il 7 e l’8 giugno - Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega corrono insieme soltanto in quattordici, con il Carroccio che non presenta il simbolo a Crotone, e corre da solo a Chieti, Avellino e Agrigento. Anche Forza Italia fa la stessa cosa a Fermo. E il campo largo non è da meno: Pd e soci si presentano compatti soltanto in dodici capoluoghi. Per entrambe le coalizioni non sembra un buon viatico, in vista delle elezioni politiche e delle amministrative nella città più importanti (Roma, Milano, Napoli e Bologna) del 2027.
Le crepe del centrodestra
Non è la prima volta che a Chieti il centrodestra si presenta diviso. Nel 2020 sono stati i forzisti a rompere lo schieramento sostenendo il medico Bruno Di Iorio - che ha avuto anche l’appoggio dell’allora consigliere comunale di Italia Viva Alessandro Marzoli - invece che il candidato unitario Fabrizio Di Stefano, sconfitto al ballottaggio dall'attuale sindaco del centrosinistra Diego Ferrara. Stavolta, invece, è stata la Lega a impuntarsi, ribadendo che non avrebbe voluto un candidato civico e soprattutto non avrebbe accettato alcuna condizione imposta dall’alto dai suoi alleati. Infatti dopo che Fratelli d’Italia, FI e Noi moderati hanno concordato sul nome dell’avvocato Cristiano Sicari, il Carroccio ha subito virato su Mario Colantonio, ex assessore comunale, con il sostegno dell’Udc.
Un discorso simile si può fare per Avellino. Nella città campana per sfidare Nello Pizza, candidato del campo largo, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno scelto Laura Nargi, la prima donna a guidare l'amministrazione comunale di Avellino, mentre la Lega e l’Udc hanno deciso di sostenere Gianluca Festa. Da notare che tutti e quattro i partiti del centrodestra hanno messo in campo soltanto simboli civici, ma facilmente identificabili, come Forza Avellino e Fratelli d’Avellino. Ad Agrigento, invece, il Carroccio ha formato una coalizione con la Democrazia cristiana e Noi moderati (in linea con la strategia del partito in Sicilia) a sostegno di Luigi Gentile, già assessore regionale del Pdl, mentre gli alleati di governo supporteranno l’avvocato Gerardo, "Dino”, Alonge. E poi c’è il caso di Crotone, dove la Lega non presenta il suo simbolo, ma mette comunque i suoi uomini nelle liste civiche a sostegno del sindaco uscente Vincenzo Voce.
Forza Italia, come detto prima, resta nella coalizione diciassette volte su diciotto, decidendo di correre da sola nelle Marche, a Fermo. Nella città in cui il campo largo mette insieme tutti, da Rifondazione comunista fino a Italia Viva, ecco che il centrodestra si spacca. Il partito di Tajani non ha gradito il civico Leonardo Tosoni, scelto da FdI, FI e Nm, e ha ritirato il suo appoggio.
Le divisioni nel campo largo
Se Atene piange, Sparta non ride. Il centrosinistra, complice le alterne defezioni di Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e Italia Viva, per questa tornata elettorale è costretta a schierare un campo allargabile all’occorrenza: in alcune città come a Crotone e a Fermo scende in campo con una coalizione che tiene insieme tutti: dai riformisti di Matteo Renzi fino a Rifondazione comunista. Invece, in altri comuni al Pd viene a mancare il principale alleato: il partito di Giuseppe Conte infatti a Fermo non si presenta neanche. In altre ancora, Salerno, Mantova e Trani, il Movimento schiera dei propri candidati: a Mantova, in particolare, dove il campo largo è riuscito a portare con sé anche Azione di Carlo Calenda, propone Mirko Granato, project manager culturale e giornalista di 37 anni, mentre a Trani si gioca tutto con Vito Branà, che fino a qualche settimana prima sosteneva il candidato del campo largo Marco Galiano, su cui erano confluiti Pd, Avs e Italia Viva. Il motivo della fuoriuscita è spiegato in un comunicato di Branà: manca quel “rinnovamento dell’azione politica”, che era un “principio irrinunciabile affinché il Movimento 5 Stelle potesse essere all’interno di questo progetto”. Inoltre c’è da segnalare anche ad Agrigento il Movimento ci sarà, ma senza simbolo: i suoi candidati correranno nella lista civica “Controcorrente”.
Ma non sono solo le defezioni dei pentastellati a minare l’unità del centrosinistra perché nei capoluoghi siciliani al voto a far venire meno il loro appoggio sono stati Italia Viva e Alleanza Verdi-Sinistra. A Messina il partito di Renzi ha deciso di staccarsi dalla coalizione, mentre a Enna sono stati Bonelli e Fratoianni a lasciare il campo largo. Campo largo che, per decisione della segreteria nazionale, comunque dovrà fare a meno del simbolo del Partito democratico. Ma questo non sembra essere un problema per il candidato sindaco. L’ex parlamentare Mirello Crisafulli ha infatti risposto al partito parafrasando Luigi XIV: “A Enna il simbolo del Pd sono io”.
Il caso De Luca, viceré di Salerno
A Salerno invece il campo largo risulta non pervenuto: l’ex presidente della Campania, il dem Vincenzo De Luca, si è autocandidato e correrà da solo per diventare per la quinta volta sindaco, senza neanche il simbolo del suo partito. La scelta dell’ex governatore è stata definita dall’europarlamentare del Pd Sandro Ruotolo su questo giornale come “feudalesimo”. I pentastellati avevano già fatto sapere che se ci fosse stato De Luca, loro avrebbero corso in maniera autonoma. Salvo poi allearsi con Alleanza Verdi-Sinistra convergendo sull’avvocato Franco Massimo Lanocita che, secondo l’annuncio dei due partiti, dovrebbe essere “espressione di un ampio fronte impegnato nella costruzione di un’alternativa credibile per il futuro della città”. In tutto questo, oltre al candidato del centrodestra Gherardo Maria Marenghi, in corsa per diventare primo cittadino c’è anche Domenico Ventura, sostenuto con la lista Dimensione Bandecchi dal sindaco di Terni Stefano Bandecchi.