Arianna Meloni on the road: "FdI non può chiudersi nel palazzo". Prossima tappa: Puglia

Dopo Veneto, Piemonte e Sicilia la sorella d'Italia andrà a Bari, dove tengono banco i dissidi tra l'area legata a Fitto e quella di Gemmato. L'obiettivo è ricomporre le fratture in tutte le regioni in vista delle politiche. Il tour con Donzelli e i timori dei meloniani

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1 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 08:04 AM
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Ricomporre e rilanciare in vista del 2027. On the road, da nord a sud. Adesso – dopo Sicilia, Veneto e Piemonte – tocca alla Puglia, dove Arianna Meloni è attesa nei prossimi giorni e non per fare un salto in Valle d’Itria, location prediletta per le vacanze estive dalle sorelle d’Italia. Con lei arriverà anche Giovanni Donzelli. Il pretesto sono le amministrative di maggio, ma la visita di Arianna M. – che guida la segreteria di FdI – e del responsabile organizzazione del partito risponde a un’esigenza più profonda. Evitare lo sfilacciamento, non si può sbagliare più nulla, ora che quell’aura di invincibilità s’è smarrita nelle urne referendarie. E mentre sempre più matura la consapevolezza che la vittoria alle prossime politiche è tutt’altro che scontata.
Arianna Meloni al Foglio la spiega così: “Abbiamo ben presente che sarebbe stato un errore, in questa stagione di governo, chiudersi nel palazzo. Anche in un momento frenetico e complesso come questo, FdI continua a essere il partito del radicamento e del confronto. Con Donzelli pensiamo sia doveroso andare in tutte le regioni d’Italia ad ascoltare la nostra classe dirigente”. Arianna ricorda ancora il “grande lavoro del governo Meloni” e quello “svolto dai territori”.
Ma non tutti territori sono uguali e in Puglia si è accesa più di una spia, con i referenti locali a chiedere un intervento dall’alto. A tenere banco da queste parti è sempre la diatriba tra la corrente che fa capo a Raffaele Fitto e quella di Marcello Gemmato. In Consiglio regionale la componente meloniana è infatti spaccata sostanzialmente a metà tra le due aree, i dissidi sono all’ordine del giorno (gli eletti sono 11, ma Pagliaro fa gara a sé, dopo gli oltre 30 mila voti alle regionali). Se n’era avuta un’avvisaglia già prima delle elezioni quando, per esempio, Raffaella Casamassima (fittiana) aveva scritto una lettera aperta a Giorgia Meloni (“da donna a donna”) dopo essere stata esclusa all’ultimo dalle liste elettorali, nonostante avesse già iniziato la sua campagna elettorale. Lamentava la mancanza di merito. Più di recente a tenere banco è stato il caso Maglie, la città di Fitto. Qui Ernesto Toma, sindaco uscente e fedelissimo del commissario Ue, se la vedrà con Antonio Fitto (è lo zio di Raffaele, già due volte primo cittadino della città ) che era stato già disarcionato qualche mese fa dalla giunta locale per aver manifestato la volontà di mettersi in proprio. A Modugno invece, vicino Bari, i meloniani (con il coordinatore locale Michele Picaro) hanno negato che il segretario cittadino si candidasse con il simbolo di FdI, che non ci sarà, così come in altri comuni pugliesi. Veleni, beghe di provincia certo, ma anche da qui passeranno i risultati delle politiche, soprattutto se non dovesse cambiare la legge elettorale. Nel 2022 il centrodestra aveva vinto in Puglia, tra Camera e Senato 14 collegi uninominali su 15, ma allora la sinistra era divisa.
Arianna M. e Donzelli sono insomma chiamati a stringere i bulloni. Ed è in questo solco che si inseriscono gli altri incontri tenuti da FdI sul territorio. Pochi giorni fa erano a Enna: la Sicilia – commissariata e affidata al deputato romano Luca Sbardella – è da tempo un’altra polveriera. Meloni è arrivata sull’isola ufficialmente per incontrare amministratori e deputati locali, per affrontare il tema del rimpasto nella giunta Schifani (i meloniani hanno scelto il garantismo, difendendo l’assessora Elvira Amata e il presidente dell’Ars Gaetano Calvagno, entrambi indagati). Ma continua a preoccupare Manlio Messina, che a metà aprile aveva annunciato una conferenza stampa per spiegare le ragioni della sua uscita – in polemica – da FdI. Prometteva rivelazioni, “le vere ragioni” che l’hanno spinto a lasciare i Fratelli. Ma dopo la moral suasion di via della Scrofa ha rinunciato a questa operazione verità. Per il momento.
Ancora prima Meloni&Donzelli erano stati al nord: in Veneto, dove il risultato delle regionali non è stato all’altezza delle aspettative (con l’avvicendamento nel ruolo di coordinatore veneto tra De Carlo e Speranzon, preceduto da aspre polemiche), in Valle d’Aosta e soprattutto in Piemonte dove il caso Delmastro è arrivato sino in regione, portando alle dimissioni la ex vicepresidente e assessora Elena Chiorino, vicina a Delmastro e coinvolta pure lei nella questione bisteccheria. “Non possiamo permetterci di sbagliare”, ha avvertito Arianna Meloni incontrando i dirigenti piemontesi. Un messaggio rivolto anche alla Campania (a Edmondo Cirielli?) e alla Lombardia di La Russa e di Santachè, che dopo le dimissioni da ministra è percepita come un’incognita. Sono questi ultimi due i casi più spinosi. In Via della Scrofa prendono tempo, ma presto arriverà anche questo momento, senza dimenticare la partita delle grandi città, Milano e Roma.