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Dfp: approvata la risoluzione di maggioranza. Spunta un riferimento alla richiesta di sospensione del Patto di stabilità
Su pressione del duo della Lega Bagnai-Borghi la risoluzione di maggioranza viene aggiornata. La parola scostamento non c'è, ma si citano chiaramente le clausole di salvaguardia. Montecitorio e Senato approvano. Giorgetti: "Testo validato da me"
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30 APR 26
Ultimo aggiornamento: 01:33 PM

Nel pieno della discussione sul Documento di finanza pubblica a Montecitorio, la risoluzione di maggioranza è stata aggiornata in corsa: dentro un esplicito riferimento alle clausole di salvaguardia previste dal nuovo Patto di stabilità europeo, un riferimento assente nel testo originale circolato in mattinata, dove si parlava più genericamente solo di richiesta alla Ue di una maggiore flessibilità. Un colpo per la Lega che non ottiene però una citazione esplicita di un'eventuale scostamento di bilancio. La Camera ha approvato il testo con 180 voti favorevoli, 97 voti contrari e 4 astensioni. Ad astenersi i vannacciani, con il deputato Rossano Sasso che in dichiarazione di voto ha detto: "Ci saremmo aspettati più coraggio, più destra". Anche il Senato, poco dopo, ha dato il suo via libera.
La modifica è il frutto di una pressione tenace esercitata dal Carroccio, in particolare dal duo Alberto Bagnai e Claudio Borghi, che ha coinvolto il Mef e il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Da giorni, i leghisti spingevano per inserire un riferimento esplicito allo scostamento di bilancio, strumento che il governo non intende evocare apertamente per non irrigidire la trattativa con Bruxelles. Non lo hanno ottenuto nella forma richiesta, ma le clausole di salvaguardia sono un punto di caduta tutt'altro che simbolico nella trattativa con Via XX settembre: aprono una porta politica e giuridica che la prima versione del testo teneva chiusa dietro il paravento generico della "flessibilità". Il testo originale, infatti, impegnava il governo a "sfruttare le flessibilità del quadro di governance europea". Quello aggiornato aggiunge l'impegno ad "attivare interlocuzioni presso l'Unione europea volte al riconoscimento dell'eccezionalità della situazione in vista di una possibile attivazione delle clausole di salvaguardia". Una formula più precisa, più vincolante, e — per la Lega — ben più spendibile politicamente.
La motivazione per invocare le clausole è la situazione energetica seguita agli "eventi bellici sviluppatisi a partire dal 28 febbraio scorso", che avrebbero generato "un rilevante impatto asimmetrico sui costi energetici, in conseguenza di fattori chiaramente al di fuori del controllo degli Stati dell'Unione". Il nuovo assetto della governance europea prevede clausole di uscita in caso di circostanze eccezionali di questo tipo, e la maggioranza chiede formalmente che l'Italia le attivi in sede europea.
Intervenendo a Palazzo Madama, il senatore del Carroccio Marco Dreosto ha detto: "Non si può essere flessibili sulla difesa per poi diventare improvvisamente rigidi su lavoro e sostegno alle imprese. A Bruxelles sembrano voler vedere la recessione conclamata prima di concedere qualche margine. È come un medico che aspetta il coma prima di prescrivere le medicine." Ancora più duro a Montecitorio Alberto Bagnai, responsabile economico e deputato della Lega che, rivolgendosi direttamente al ministro Giorgetti ha detto: "La esortiamo a tenere ben presente la bussola dell'interesse nazionale e a porre in campo ogni possibile misura per evitare che questo choc si propaghi alla struttura dei prezzi."
Proprio Giorgetti, arrivando a Montecitorio, aveva già sviato le domande sullo scostamento dicendo: "Sullo scostamento decide il Parlamento". Alla domanda su come mai la risoluzione parlasse di flessibilità e non di scostamento, Giorgetti aveva risposto che si intende fare ricorso agli "strumenti previsti dalla governance europea", citando tra questi gli articoli 25 e 26 del regolamento. Una risposta che non chiudeva la porta, ma che rifletteva la cautela dell'esecutivo. Intervenendo al termine della discussione generale il ministro ha quindi aggiunto: "Quello che io sostengo e che qui ribadisco che è molto difficile da sostenere, quanto meno politicamente, una clausola 'escape' che preveda la possibilità di non considerare ai fini del Patto le spese per la difesa e invece le escluda per gli interventi in favore di famiglie e imprese per l'energia. C'è un'incongruenza logica che ribadiremo e continueremo a ribadire". Il ministro ha quindi parlato delle polemiche sul nuovo patto di stabilità Ue. "Qualcuno - ha detto - dice che non avremmo dovuto firmarlo, io rispondo che se non si firmava sarebbe entrato in vigore quello vecchio che - vi posso garantire - è assai peggio".
Ma Giorgetti ha assicurato: "Il testo della risoluzione l'ho validato io, quindi vuol dire che era condiviso".