Rixi: “No al Mes, farebbe felice solo la Germania. Gas russo? Lo stanno comprando anche Sánchez e Macron”

Il sottosegretario leghista alle Infrastrutture chiude all'ipotesi ventilata dal vicepremier Tajani: "Non è la soluzione. Vorrebbe dire fare nuovo debito. Meglio soluzioni strutturali modificando il Patto di stabilità"

di
29 APR 26
Immagine di Rixi: “No al Mes, farebbe felice solo la Germania. Gas russo? Lo stanno comprando anche Sánchez e Macron”

ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Il Mes non è una soluzione. Vuol dire fare altro debito. E rischia di far diventare la Germania sempre più forte e gli altri paesi sempre più deboli. Bisogna rivedere il Patto di stabilità. Si può fare e se la Commissione non vuole è perché sottovaluta la situazione”. Con queste parole, parlando col Foglio, il viceministro leghista delle Infrastrutture Edoardo Rixi rispedisce al mittente la proposta avanzata da un suo collega di governo, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Che aveva ipotizzato proprio l’utilizzo delle risorse del Fondo salva stati per tamponare la crisi energetica. “Ma non è una risposta strutturale. E’ un po’ come continuare a dire no al gas russo ora che si scopre che i primi a comprarlo sono la Spagna di Sánchez e la Francia di Macron”.
Il viceministro Rixi in questo colloquio parte allora dall’inopportunità, a suo giudizio, di attingere al fondo del Meccanismo europeo di stabilità per far fronte alla crisi energetica scatenata dalla guerra in medio oriente: “Non credo sia la soluzione perché il Mes vuol dire fare nuovo debito. E in questa fase noi abbiamo bisogno di risposte ben più strutturali”, ragiona l’esponente leghista. “Accedere al Mes oggi vuol dire continuare a passare per iniziative strampalate. Guardiamo all’esempio del Pnrr: dopo il Covid è servito come acceleratore, come startup di alcune dinamiche economiche, ma allo stesso modo ha prodotto una bolla enorme nei costi delle opere pubbliche. A ogni euro di Pnrr lo stato ha dovuto mettere due euro e cinquanta. E’ evidente come non sia gestibile per la tenuta dei conti. Così ci dissanguiamo”. E però, per l’appunto, nel centrodestra non tutti la pensano allo stesso modo, a partire da Forza Italia che quello strumento adesso vorrebbe riabilitarlo. Insistendo pure sul fatto che se pure è uno strumento a debito, i tassi d’interesse sono fortemente agevolati. “Io sono convinto che non serva a nessuno anche perché rischierebbe di rafforzare solo la Germania, che non ha bisogno di accedervi, e renderebbe più deboli tutti gli altri”, spiega ancora Rixi. “Per questo credo sia molto più utile una revisione delle regole del Patto di stabilità. In caso di crisi strutturali come questa, per altro, sono già previste nel Patto alcune deroghe. Abbiamo degli strumenti vetusti rispetto a un mondo che cambia. La Commissione von der Leyen oggi crede che la crisi non sia così forte da dover abbassare la pressione sugli stati. Ma è un grande errore di valutazione, perché quella di oggi rischia di essere una crisi peggiore di quella degli anni Settanta, quando l’Europa aveva più resilienza nel settore degli idrocarburi rispetto ad adesso”. Anche per questo, come Lega, continuate a insistere sul ritorno alle forniture di gas dalla Russia? Non ci sono problemi di opportunità, vista l’invasione in Ucraina? “Guardi, a noi interessa solo che le bollette degli italiani in questo momento siano meno care e più sostenibili. Veniamo accusati di essere amici di Putin però poi si scopre che oggi i principali acquirenti di gas russo in Europa sono la Spagna di Sánchez e la Francia di Macron”.
A proposito di costo dell’energia e dei carburanti: per la Lega è una priorità rifinanziare il taglio delle accise che scade venerdì? “L’intervento più importante riguarda la filiera logistica e l’autotrasporto, i consumi privati sono un tema relativo”, dice Rixi. “La filiera dell’autotrasporto pesante movimenta circa l’87 per cento delle merci del nostro paese e ha portato a rincari importanti sui beni di prima necessità, ma anche su tutte le materie edili, le materie prime, così come tutta la filiera della plastica e dei derivati del petrolio sono aumentate considerevolmente. Le accise hanno un problema di sostenibilità e per un anno non si riesce a finanziare una misura del genere. Bisogna concentrare gli sforzi per calmierare i settori che poi rischiano di creare spinte inflazionistiche perché uno, come dire, la domenica può anche limitarsi sull’utilizzo del veicolo, ma non può decidere di non mangiare più. Dobbiamo essere consapevoli che la crisi non durerà qualche settimana, ma sta diventando un problema strutturale. Per questo chiediamo all’Ue di smetterla di essere miope, visto che in questi anni ci ha messo del suo nell’indebolire le nostre filiere”. Parlando proprio di accise, ieri Meloni in conferenza stampa ha parlato di un taglio più breve e “non orizzontale”. Rilancerete l’idea salviniana di una tassa sugli extraprofitti sulle aziende energetiche? “Anche su questo credo sia importante agire con nuove regole europee. Nonostante da noi i prezzi del diesel alla pompa abbiano superato stabilmente i due euro al litro, paradossalmente sono più bassi di quelli in Francia o Austria”, conclude Rixi.