Misiani (Pd): “Se serve al paese pronti a valutare lo scostamento”

Il senatore e responsabile economico del Nazareno fissa i paletti e dice: "Non siamo mai stati pregiudizialmente contrari. Ma ci opporremo alle mance elettorali". Il mes? "Prima lo approvino, poi si può aprire il dibattito". Opposizioni al lavoro per una risoluzione comune sul Dfp

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29 APR 26
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Antonio Misiani (Ansa)

 “Lo scostamento di bilancio? Non siamo mai stati pregiudizialmente contrari. Valuteremo nell’interesse del paese”. Al Nazareno aspettano di capire le mosse di Palazzo Chigi. Fissano paletti in vista di domani, quando la discussione sul Documento di Finanza pubblica approderà nell’Aula di Montecitorio. Ma il senatore Antonio Misiani, il responsabile economico del Partito democratico, non chiude la porta, consapevole della fase complicata. “Se lo scostamento venisse utilizzato per mance elettoralistiche in vista della legge di Bilancio del prossimo anno sarebbe un gravissimo errore a cui ci opporremmo. Se invece fosse necessario affrontare una grave situazione di recessione per effetto della crisi energetica, è chiaro che bisognerebbe fare dei ragionamenti diversi. Vedremo che cosa dirà il governo, nel frattempo registriamo forti divisioni all’interno della maggioranza”, dice al Foglio l’esponente dem escludendo comunque follie e scontri con l’Unione europea, di quelli evocati in maggioranza da Matteo Salvini. Il Pd dunque ascolterà. “Certo”. Ma pensando anche al futuro. “Avremo un atteggiamento di grande prudenza – sottolinea Misiani – perché come dicono i dati stessi del governo siamo sul filo del 3 per cento anche nel 2026 e bisogna fare molta attenzione a non compromettere la credibilità del paese dal punto di vista della finanza pubblica”. Ci sarebbero anche gli impegni sulla difesa annunciati dal governo Meloni. Su questo tema il senatore dem non ha dubbi: “Siamo sempre stati contrari”.
Accanto allo scostamento comunque si discute di varie possibilità per rispondere alla crisi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, anche a costo di aprire un fronte interno con la Lega (soprattutto) e con FdI, ha rilanciato la discussione sul Mes spiegando che quei 400 miliardi possono essere impiegati per il debito pubblico. “E’ surreale che il centrodestra chiami in causa il Mes. Il governo italiano è l’ultimo tra i paesi europei a non aver ancora ratificato il trattato. L’Italia oggi non ha alcuna credibilità ad aprire un dibattito su questo tema”, attacca il responsabile economico dem, incalzando il governo Meloni: “Prima ratifichino il trattato e poi, come abbiamo sempre detto, siamo disponibili a discutere di ulteriori funzioni per il Mes”.
Allo stesso modo Misiani, per sostenere l’economia italiana, tiene aperte altre strade, che di nuovo chiamano in causa l’Europa e sono state ipotizzate anche da leader come Pedro Sánchez – un riferimento per Elly Schlein – che ha chiesto di prolungare il Pnrr. Oppure attingere ai Fondi di coesione, sebbene riprogrammati di recente. “Anche queste ipotesi potrebbero avere un senso, piuttosto che spendere in fretta e furia, e male, le risorse che sono rimaste”. Sullo sfondo intanto si continua a studiare con le opposizioni, per presentarsi in maniera unitaria alla prova dell’aula sul Dfp. “Sì, assolutamente”, conferma il senatore. Ma con questo Campo largo, e con una situazione in continuo divenire, non si sa mai. Misiani è fiducioso? “L’anno scorso abbiamo trovato una sintesi, presentammo una risoluzione condivisa e un pacchetto di emendamenti unitari. Vogliamo fare lo stesso questa volta, ci stiamo lavorando”.
Nel Pd, in ogni caso, non si ragiona solo di scostamento. E ieri, nel giorno dell’audizione sul Dfp del ministro Giancarlo Giorgetti, la quota riformista dem ha organizzato un incontro (c’era anche lo stesso Misiani, oltre a Guerini, Quartapelle, Sensi, Gori e altri ancora) con economisti come Francesco Giavazzi e Marco Leonardi – che hanno lavorato con Draghi – per andare oltre la discussione sul deficit. “La crescita è il problema numero uno ma il governo ha deciso di chiudere gli occhi”, il senso dell’iniziativa. Un messaggio per Meloni ma forse anche per Schlein e tutta l’opposizione.