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Meloni chiede la "grazia" alla Ue sulle spese energetiche. Giorgetti: "Pronti a chiedere la deroga come per la Difesa"
Meloni difende Nordio sulla grazia di Minetti: "Non si deve dimettere". Si incunea a sinistra con il "salario giusto" e chiede a Giorgetti di trovare le risorse sulle accise. La richiesta alla Ue di calcolare le spese energetiche come spese di difesa
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29 APR 26

Roma. La deroga al Patto di stabilità è come la grazia: al posto di Mattarella c’è Dombrovskis e lo scostamento di bilancio è il nuovo bunga bunga. La grazia concessa a Nicole Minetti? Risponde Meloni: “La competenza non è mia. Io ho appreso la notizia dalla stampa. Mi fido del ministro Nordio. Escludo le sue dimissioni. Sono d’accordo su ulteriori accertamenti. Non è il mio ruolo dire cosa deve fare il presidente Mattarella”. Una deroga al Patto di stabilità? Ancora, la presidente: “Non dobbiamo escludere nessuna opzione”. Il tentativo del governo è equiparare le spese per l’energia alle spese per difesa, ottenere la grazia dalla Ue. La destra ora fa la sinistra e la sinistra spera nello scostamento della destra. In Cdm passa il decreto primo maggio, un dl, che per Meloni è di “qualità”. Piovono bonus, incentivi per chi assume. Con l’egemonia culturale è andata male e si prova con l’egemonia delle parole. Il salario minimo di Schlein si trasforma in salario giusto e i bonus sono tutti 2.0: c’è quello donne, i giovani... Lo presenta Meloni in conferenza perché il dl è senza dubbio di qualità ma il clima è da rettifica quotidiana, da furia, e si aggiunge anche la Ue che fa sapere, con il commissario all’Economia, Dombrovskis, che “l’Italia non ha chiesto l’attivazione di una clausola di salvaguardia sull’energia”. Direbbe Meloni “ci metto la faccia” ma in Cdm è dura e ordina a Giorgetti: “I soldi per tagliare le accise vanno trovati, non mi importa come, ma si devono trovare ”. E’ dura anche con Mantovano, Nordio e prova a scavalcare Schlein, a incunearsi a sinistra. Meloni e Giorgetti temono che il solo presagio dello scostamento possa sconvolgere i mercati, ma Giorgetti lascia aperta la finestra: “Lo scostamento è compatibile”, confida nel riconteggio Istat sul Superbonus. La parola “scostamento” è l’essere o non essere.
Si oscilla fra l’Istat (che si difende) e la procura generale di Milano, fra Minetti e il taglio delle accise (che si dovrebbe prorogare per quindici giorni ma mancano ancora le coperture). Raccontano di una Meloni in Cdm scura in viso, di fretta. Aveva scritto Augusto Minzolini di “lacrime vere” quando Meloni ha comunicato delle decisioni importanti sulle partecipate di stato. Vorrebbe dire, e lo dice, “è forse tutta colpa mia? Anche la grazia di Minetti?”. Prende le difese di Nordio, ed è vero che scosta la pratica altrove, al Colle, ma lascia trapelare nelle sue parole la sorpresa per quella grazia che, rivela Meloni, “ho appreso anche io dalla stampa”. Mantovano conversa per oltre un’ora, a Chigi, con Nordio e corre il venticello di manine, di ex zarine di via Arenula: perché fra oltre 1241 richieste di grazia, proprio quella di Minetti? Spiega il ministro della Giustizia a Mantovano che in verità è stato fatto tutto a regola d’arte, che c’erano tutti i presupposti tecnici per l’istruttoria e che, se dei certificati sono falsi, non è un ministero che può valutarlo e, infine, che la grazia, ma chi se lo ricorda (malgrado il film di Sorrentino) è un momento di decisione politica che compete al Capo dello stato. Ma chi lo ricorda? Si è fatta l’abitudine alle teste che rotolano e la sinistra domanda se quella di Nordio sia ancora salda sul collo. Da magistrato, quando scriveva editoriali dotti, era Nordio che spiegava ai giovani cronisti la grazia: “Lo sa che la grazia è tutta questione di una virgola? Basta spostarla e si salva un uomo. Ascolti: ‘grazia impossibile, fucilarlo!’ oppure ‘grazia! Impossibile fucilarlo!’. Vede? E’ solo questione di una virgola…”. In conferenza, Meloni, che ha bisogno di rispondere a tono ai giornali, di rettificare (“se vuole prendiamo un bicchiere di vino e le spiego…”), replica a chi le chiede di Trump: “Non credo di dovermi giustificare per quello che faccio a difesa dell'interesse nazionale italiano” e promette che la prossima settimana saranno nominati i presidenti di Consob e Antitrust. Confida il solito Enzo Amendola, l’ex ministro Pd, che “alla parola scostamento i mercati rischiano di saltarti addosso e che i tedeschi diranno no a qualsiasi richiesta italiana su ulteriore debito. Meloni avrebbe dovuto allearsi con Sanchez e Macron ma li ha sputazzati e ora è difficile”. Mancano i soldi, le coperture e presto, vedrete, si inizierà a fare una riflessione seria, necessaria: ma il ponte sullo Stretto ce lo possiamo permettere ancora? Quel denaro, al momento, non è forse meglio spostarlo? Meloni è contenta solo dei contratti che ha rinnovato Zangrillo, ma Zangrillo è uno e ora la stampa non perdona nulla, non c’è grazia che tenga. C’è una parola che il Mef tiene nel cassetto e si interroga se inserire, o meno nella risoluzione; lo deciderà stanotte Giorgetti, ma sarà troppo tardi per questo misero inchiostro. Quella parola è “scostamento”. Esiste una nota interna di FdI, che è balsamo, dal titolo “il governo adotta un approccio realistico e responsabile delle stime elaborate”, una nota che prova a dire, ce la possiamo fare, non è andata male ma c’è Hormuz e quella guerra che…
Dice Giorgetti, in audizione, per una volta provando a fare l’ottimista, come gli ha consigliato Meloni, che dal conflitto in Medio Oriente “ne è derivato rinnovato incremento dell’incertezza”, che “formulare previsioni in questa fase è un esercizio particolarmente complesso”. Che ci voleva a ricordare, come fa Giorgetti che “questo governo ha ridotto in modo significativo il deficit senza ricorrere a manovre restrittive”? A settembre auspica l’aggiornamento delle stime sul Superbonus. E’ già scomparsa l’uscita “unilaterale” e si usa questa capriola lessicale, questo giorgettismo: ““Non escludiamo l’attivazione dell’articolo 26, ovvero escludere le spese della Difesa. Siamo pronti ad attivare la clausola”. Giorgetti ripete sempre “non sono pessimista, ma realista”. Non vuole fare follie. Giorgetti proverà a convincere l’Europa che l’energia è anche difesa perché “la stabilità finanziaria è la precondizione per la crescita in Italia e in Europa. L’Italia è su questa linea. E intende restarci”. Con grazia.
Carmelo Caruso
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Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio