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Il libro di Meloni con la prefazione di Vance che tutti fingono di dimenticare
La biografia di Meloni negli Usa: da libro dell'anno a pietra dello scandalo. Nessuna promozione
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22 APR 26

Roma. Doveva essere il libro dell’anno. Il passo doppio di Vance il bifolco (hillbilly) e di Meloni underdog (la sfavorita). Doveva essere il vangelo dei conservatori ma è diventato un vangelo apocrifo, dimenticato, misconosciuto. Un libro di cui nessuno – neppure gli editori italiani – sa più niente. La Visione di Giorgia con l’ex libris di Vance – leggi: Trump – sta per arrivare. E’ il libro che Meloni pubblica il 28 aprile con la casa editrice Skyhorse Publishing, e con la prefazione del vicepresidente Vance. Un libro che tuttavia, da quanto risulta al Foglio, Meloni non promuoverà negli Stati Uniti (anche perché l’indice di gradimento di Trump è al 33 per cento).
Trump è al 33 per cento, visite dei ministri italiani non sono in programma, eppure non c’era momento migliore di questo per la Giorgia’s Vision (è il titolo in inglese). O se non altro, non c’era momento più croccante. Nessun momento migliore di una Giorgia prefata da Vance ma ripudiata da Trump. Meloni introdotta agli Usa dal vice – sono i tempi sfalsati dall’editoria – fintantoché il presidente la rinnega. Imbarazzo? Visite in Usa congelate? Pagine stracciate e complimenti cassati all’ultimo? Sulle lune di Trump e dei suoi – “l’Amministrazione è imprevedibile” – c’è già un’ampia letteratura. Sull’impaccio dei nostri – adesso che Meloni va verso l’Europa – un po’ meno.
Rizzoli, che del libro-intervista in italiano (Io sono Giorgia) ha venduto i diritti a Skyhorse Publishing, pare non abbia letto una sola riga vergata da Vance. Alessandro Sallusti, che il libro in italiano lo ha vergato e che la Vision avrebbe voluto leggere, di certo non ha potuto. “E’ blindatissima”. J.D. Vance, comunque, ha l’ultima parola. E chissà se la sua versione già pronta ma inaccessibile – ecco il timore – non cambierà tono ora che l’idillio è rotto.
A ogni modo, quello che doveva essere un libro-pontiere è oggi un libro-sabotatore. Memorie della vita di lei che, con l’introduzione di lui, meglio sarebbe dimenticare.
Il mondo culturale più vicino a Meloni – neppure loro conoscono la prosa di Vance – sposta il discorso su un altro piano. Trump e Meloni hanno rotto? Sarà. Ma certo anche Trump e la sua base elettorale sono ai ferri corti. Francesco Giubilei incontra e racconta di vari esponenti del mondo cattolico americano, già elettori trumpiani. Religiosi che danno ragione a Meloni. “Ci sono diverse figure – spiega – che verranno in Italia e che sono in totale disaccordo con Trump. I cattolici statunitensi che ho visto all’American Week, la settimana scorsa, erano contro il presidente e con il Papa”. Tra gli altri anche l’ortodosso Rod Dreher – che del presidente è stato referente in materia religiosa, che di Vance è padrino spirituale – ma che pure a Trump ha quasi dato dello stupido e ha difeso “le destre europee”. Il che è già molto, si dirà, per stemperare l’impaccio di Giorgia’s Vision. Molto sì ma ancora poco. Proprio ieri Meloni affondava infatti in un divano al Salone del mobile: “Più comodo di quello a Palazzo Chigi, figurarsi della Casa Bianca”. Per non dire del meno morbido affondo trumpiano: “Su di lei mi sbagliavo”.
In questo clima il libro dell’imbarazzo sta per arrivare. Nessuno sa niente. Nessuno più lo promuove. Eppure sembra passato non molto dalle effusioni transoceaniche, dalla delegazione di Fratelli d’Italia a Washington per i cinquant’anni di Niaf, dal sodalizio contro la cultura woke (è quello che resta, forse, del loro amore).
Lui, J.D. Vance, fu il bifolco. Lei, Meloni, l’underdog. I due si piacevano forse per l’affine discendenza dal nulla. Per non essere, né lui né lei, nati ricchi né fortunati. Oggi il libro è pronto ma è già cambiato il mondo – come a misurare la distanza fra il tempo lento della scrittura e quello troppo veloce della politica. E’ dunque Giorgia’s Vision. Tradotto: Sic transit gloria Trump.