Calenda: "Ora il riarmo, Meloni esca dall’ossessione elettorale. Sono gli Usa che stanno lasciando la Ue”

Il leader di Azione invita il governo ad accelerare: "Andare oltre le parole: riarmarsi è impopolare, ma ne va della nostra sicurezza. Occorre accedere a Safe e aumentare le risorse per la difesa, anche in deroga al Patto di stabilità". E sul Pd: "Ormai Schlein insegue i populisti: i riformisti lascino un partito ormai senza rotta"

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8 APR 26
Immagine di Calenda: "Ora il riarmo, Meloni esca dall’ossessione elettorale. Sono gli Usa che stanno lasciando la Ue”

(L-R) Giovanni Donzelli, Italian Prime Minister Giorgia Meloni and Leader of Azione Carlo Calenda during 2nd National Congress of the political party Azione, Rome, Italy, 29 March 2025. ANSA/FABIO FRUSTACI

 “La domanda che il governo dovrebbe porsi è: cosa succede se sono gli Stati Uniti a staccarsi dall'Europa? Perché secondo me è già accaduto. E continuare a ripetere che non ci si può allontanare da Washington rischia di diventare un refrain incomprensibile”. Carlo Calenda ha ascoltato con attenzione il ministro della Difesa Guido Crosetto che ieri ha parlato alla Camera. Condivide la gravità della situazione in medio oriente, il timore per un’azione americana straordinaria in Iran che potrebbe sconvolgere il mondo intero, ma chiede al governo di accelerare, in particolare su riarmo e difesa, accettando che sono gli Usa ad allontanarsi dall’Europa e non il contrario. “Serve prendere atto della situazione – dice – e fare almeno un paio di cose urgentissime: chiedere pubblicamente a Trump di fermarsi e accelerare sul riarmo: nazionale ed europeo. Su questo, purtroppo, le affermazioni di Crosetto sono rimaste parole”. Per riarmarsi il leader di Azione è convinto si debba agire subito con azioni molto concrete: “Serve utilizzare gli 8 miliardi per la difesa per rafforzare i sistemi anti missile e anti droni, senza immaginare di dirottare altrove quei fondi. Inoltre – prosegue Calenda – è necessario accedere a Safe e fare uno scostamento di bilancio per mettere altre risorse, se c’è bisogno anche derogando al Patto di stabilità. Non c’è più tempo da perdere”.
Crosetto però invita alla prudenza. Un’alleanza lunga ottant'anni, dice, non può essere recisa così all’improvviso. Trump, sostiene ancora il ministro, minaccia di uscire dalla Nato, ma non può farlo. Serve un voto del congresso. “Ma la Nato – sostiene Calenda – non si regge sull’adesione formale americana, ma sulla presenza sostanziale di Washington. Se Trump dice che se domani i russi tirano dei missili sull’Estonia lui fa finta di niente, che la Nato esista ancora formalmente conta davvero poco. Ripeto: cosa si fa se sono gli Stati Uniti a staccarsi da te?  Qui non stiamo contemplando l’idea della vittoria di un partito in Italia che dice che non vuole collaborare con la Nato. Stiamo davanti a un presidente americano che insolentisce i suoi alleati europei, che dice che la Nato non esiste, che ha preventivamente maltrattato il segretario generale dell’Alleanza  che è una specie di tappetino nei suoi confronti”.
E d’altronde Crosetto lo dice da mesi: urge riarmarsi. Ma i fondi non ci sono. Chi ha frenato? “Credo sia stata Giorgia Meloni a farlo”, risponde Calenda. “La premier è vittima di un’ossessione elettorale. Teme qualunque misura possa risultare impopolare. Ma la situazione è troppo grave per proseguire con questo atteggiamento. Questa stessa inerzia tattica è stata usata con Ilva, e alla fine fallirà, con le fabbriche Stellantis, che così se ne vanno, con le concessioni idroelettriche, per non toccare le rendite. Ogni volta si è pagato un conto salato. Ma con la guerra il rischio è davvero troppo grande. Sta qui il discrimine tra l'influencer elettorale e lo statista di governo: si fanno le cose necessarie anche se sono impopolari. E oggi la cosa impopolare da fare è una sola: riarmarsi, e farlo il più in fretta possibile”. Calenda suggerisce di guardare a Kyiv. “I sistemi di difesa tecnologicamente avanzati, a partire da quelli di difesa anti-missile e anti-drone, oggi sono in larga parte acquisibili dall'Ucraina attraverso delle partnership”, dice. “Sono cose che sta già facendo tutto il nord Europa, perché ovviamente più esposto alla Russia. Ma cosa succede se gli iraniani reagiscono a un attacco di Trump attaccando i paesi europei? Dobbiamo agire anche noi”.
Ma secondo lei c’è veramente un rischio nucleare? “Questa parola – risponde il segretario di Azione –  sta tornando su tutte le tv americane. O è un caso o c’è qualcosa che evidentemente gira. Penso lo abbia fatto capire anche il ministro Crosetto, anche se poi ha corretto il tiro”. Le opposizioni cosa dovrebbero fare? “Oggi servirebbe non fare polemica politica sulla situazione internazionale. Servirebbe un clima di responsabilità collettiva, a partire dal riarmo. Ma purtroppo la strategia di Elly Schlein è dire ‘sono testardamente unitaria’ e seguire il pacifismo finto di Conte e Fratoianni.  Quel pezzo di Pd seriamente europeista che crede che l’Europa debba essere difesa e armata, che l'Ucraina vada supportata, deve uscire da lì. Il Pd è ormai un oggetto senza rotta. Non ne ha bisogno perché c’è chi lo vota ancora pensando di votare Berlinguer, e lo farebbe chiunque lo guidi. Ma oggi serve coraggio, non continuare a farsi la guerra su un logo per le percentuali elettorali che in automatico porta con sé”