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La graticola di Meloni. Vuole da alcuni “suoi” ministri un cambio di passo (in vista del voto)
La premier chiede uno sforzo in più ai ministri "economici" in quota FdI. Dall'Europa sono in arrivo quattro miliardi per le imprese (e dovrà occuparsene Urso). Mentre i ministri "tecnici" sprofondano negli indici di gradimento. Intanto approvato in Consiglio dei ministri il decreto fiscale
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28 MAR 26

Italian Prime Minister Giorgia Meloni attends the Raiuno Italian tv program Cinque Minuti, in Rome, Italy 20 March 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI
Vuole un cambio di fase. Ma soprattutto vuole capire: chi dei miei ministri vale? Per questo chiede una svolta. Soprattutto ai ministri “economici”. Sapendo che di qui ai prossimi mesi molti membri del governo, in quota FdI, si giocano le possibilità di essere ricandidati o addirittura riproposti al governo in caso di vittoria. Gli occhi sono puntati sul Mimit (occupato da Urso). Ma anche su tecnici come Schillaci (Sanità) e Calderone (Lavoro), entrambi con scarsi indici di gradimento. Intanto il Cdm approva il decreto fiscale.
L’apertura della fase due del governo, nelle intenzioni della premier, passa da una messa al centro delle questioni economiche. E’ vero, come abbiamo scritto sul Foglio, che i margini di manovra sono stretti. Anche Confindustria ha abbassato le stime di crescita per il 2026 allo 0,5 per cento del pil e qualcosa di simile si leggerà del Documento di economia e finanza che sarà presentato dopo Pasqua. Ma giovedì Meloni, mentre raccoglieva le deleghe lasciate da Daniela Santanchè al ministero del Turismo, riceveva pure delle notizie incoraggianti. L’Ue ha dato l’ok alla riprogrammazione dei fondi di coesione: sette miliardi di euro potranno essere utilizzati con una nuova destinazione d’uso. Non proprio bruscolini. Soprattutto perché, di questi, 4 miliardi potrebbero essere utilizzati per dare ossigeno al settore produttivo, alle prese con lo shock energetico innescato dalla guerra in medio oriente. Mentre due miliardi dovrebbero essere dirottati su interventi per l’energia. Da qui l’innalzamento delle aspettative rispetto all’operato di un ministero, quello delle Imprese e del Made in Italy guidato da Adolfo Urso, da cui passa molta della strategia industriale del governo. E che avrà un ruolo centrale anche nella scrittura delle nuove misure contro il caro carburanti (quelle adesso in vigore scadono il 7 aprile). Un discorso analogo a quanto vale per il ministro Gilberto Pichetto Fratin, titolare dell’Ambiente e della sicurezza energetica, impegnato nelle contrattazioni sulla revisione dell’Ets (anche se in questo caso non ci saranno valutazioni “interne a FdI”, visto che il ministro è di Forza Italia).
Ma la ripartenza, Meloni, la cerca a 360 gradi. Anche per questo i mesi a venire saranno un test sull’affidabilità della squadra di governo. Secondo uno degli ultimi sondaggi circolati tra i ministeri (quello realizzato dall’Osservatorio Delphi) l’ultimo ministro per indici di gradimento era Daniela Santanchè. Ma dopo le sue dimissioni, quelli che hanno gli indici di gradimento peggiori sono il ministro della Sanità Orazio Schillaci e la ministra del Lavoro Maria Elvira Calderone. Schillaci sconta anche turbolenze con la stessa premier (per esempio nella gestione delle nomine nei comitati gestiti dal ministero), o sul taglio ministeriale per finanziare le misure sul caro energia (che hanno colpito proprio il ministero della Sanità). Non ha invece scalfito la fiducia in Crosetto l’affaire Dubai: il ministro della Difesa rimane, insieme a Tajani e Giorgetti, uno dei punti fermi per l’elettorato di centrodestra. Mentre interrogativi pone il futuro al ministero della Giustizia, dove Carlo Nordio ha detto di voler restare ma di non ambire a essere riconfermato in un ipotetico governo futuro (“mi dedicherò ai miei saggi”). Ieri Crosetto ha comunque chiesto di non abbandonare il dossier giustizia chiedendo “l’apertura di un tavolo”. C’è tempo per il casting del futuro.
Sul fronte economico, a proposito di fase due, poi, ieri il Consiglio dei ministri ha varato le prime misure del post referendum. Si tratta soprattutto di un decreto fiscale che rivede alcune norme per far accedere all’iperammortamento contenuto nelle pieghe di Transizione 5.0 anche le aziende che producono beni “extra Ue”. C’è anche il dietrofront sulla stretta sui dividendi, percepiti dagli imprenditori e dalle società, che era stata introdotta nell’ultima legge di Bilancio (vittoria di Forza Itaia). Entrambe le misure avranno un’applicazione retroattiva (da gennaio 2026). Ci sarà anche un ulteriore credito d’imposta per le imprese (con un tavolo per stabilire le priorità). La tassa sui pacchi extra Ue invece slitta a luglio. Non saranno le “graticole” del M5s per valutare i suoi, ma Meloni si aspetta dalla sua squadra di governo che faccia di tutto per “non vivacchiare”. Se non si è dimessa è anche perché sa che “il lavoro deve essere completato”. Ma anche come sarà svolto, quel lavoro, sarà frutto di valutazioni che riguarderanno le prossime elezioni. Vicine o lontane che possano essere.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.