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editoriali
I dipendenti di Palazzo Chigi minacciano uno sciopero generale perché Meloni vuole dimezzare lo smart working
Le buone paghe e le condizioni favorevoli di lavoro non bastano ai 4200 di Chigi, la possibilità di lavorare da casa non si tocca. E ora in trincea gli eserciti sono schierati e si aspetta solo il primo sparo
È scontro tra Giorgia Meloni e sindacati. Ma stavolta non c’entra – se non marginalmente – la ormai tradizionale intransigenza di Maurizio Landini, segretario della Cgil. Il motivo del conflitto sta nella riduzione delle giornate di smart working che la presidenza del Consiglio ha dimezzato d’un colpo. Generando così una reazione, che definire vivace è un eufemismo, da parte dei 4.200 dipendenti di Palazzo Chigi che non ne vogliono assolutamente sapere e minacciano addirittura – udite, udite – uno sciopero generale. Sarebbe un inedito assoluto anche perché finora le relazioni sindacali sotto i vari premier succedutisi nel Palazzo sono state all’insegna dell’ordinaria amministrazione, anche in virtù delle buone paghe e altrettanto favorevoli condizioni di lavoro. Ma lo smart working no, su questa trincea gli eserciti sono schierati e si aspetta solo il primo sparo, per così dire. Un tentativo di conciliazione presso il ministero del Lavoro è miseramente fallito nei giorni scorsi e quindi si è aperto il countdown dello sciopero. A condurre le danze della protesta non sono i sindacati confederali ma – a dispetto della destra al governo – un quartetto di sigle autonome che rispondono ai nomi di Flp, Snaprecom, Usb e Sipre. La Cgil che a palazzo Chigi conta assai poco si tiene nella scia ma non dà le carte. Più articolata la posizione della Cisl, guidata da Daniela Fumarola, che nella buona sostanza condivide la posizione degli autonomi, ma vuole evitare un braccio di ferro e di conseguenza resta tiepida sull’idea di scioperare. Un peso importante nella gestione e propagazione del conflitto ce l’hanno i pendolari che ovviamente adorano il lavoro agile ma il vero asso nella manica dei sindacati ribelli consiste nella evidente disparità di trattamento: i dipendenti del Mef hanno diritto a otto giorni di smart working al mese, in media due a settimana. Il doppio di palazzo Chigi. E quindi la ferita va lavata con lo sciopero. Si scrive Palazzo Chigi, si legge Italia.