Melonellum in campo
La legge elettorale mobilita. Franceschini: "Supertruffa". Meloni pronta a comiziare. L'incubo sud
La legge divide e riscalda la sinistra che spera di usarla in chiave referendum. Forza Italia apre alle preferenze. Il disagio di Nordio anticipa l'ingresso di Meloni nella battaglia
Roma. Avevano una speranza, Meloni gli offre la certezza. Possono vincere. Ascoltate Dario Franceschini, al Foglio, sulla legge elettorale, l’impatto sul referendum, la capacità di mobilitazione, a sinistra: “Non vogliono governare ma comandare. Il paese chiamò legge truffa quella del 1953, che conteneva una norma innocente: un premio a chi raggiungeva il 50.1 per cento dei voti, non il 40 per cento di questa legge Supertruffa”. La legge mette a disagio Nordio, alimenta l’incubo “perdiamo le elezioni al sud”, riapre lo scenario Terzo Polo. Paolo Barelli di FI anticipa: “Siamo aperti alle preferenze”. Meloni è ora orientata a fare una campagna forte, intervenire. La faccia e la parola.
Se si è impegnati, e il governo lo è, in una campagna decisiva per cambiare la giustizia, se si è convinti che si vota fra un anno, perché gettare questa legge elettorale, pasticciata, che ora la destra definisce testo aperto? L’ha voluta Meloni, con forza, e la Lega ha accettato perché la tesi del ministro Calderoli, il mago Merlino dei sistemi elettorali, è che il bicchiere è pieno almeno un quarto: “Gli uninominali non ce li avrebbero dati, con il listino bloccato abbiamo più possibilità di salvarci, i collegi plurinominali non vengono modificati e rimpiccioliti. Meglio questa legge”. Non sono stati informati i capigruppo di Forza Italia e Lega (che si sono limitati a firmarla) e il testo non lo possedeva neppure il presidente della Commissione Affari Costituzionali, Nazario Pagano. Dice Barelli che in Aula la legge si può modificare, anzi: “Io non sono ostativo alle preferenze. Ci sono alle comunali, regionali, europee. Se si inseriscono, io sono d’accordo”. Raccontano che Meloni sia rimasta colpita (e lo abbia dichiarato chiaramente a Salvini e Tajani) dagli ultimi dati del sud sul referendum (è andata ben due volte a Niscemi), e che mettere le mani avanti sia il miglior modo per non alzarle dopo. Molto presto si aprirà una disputa di natura politica. Il governo Meloni si è speso per il meridione, ha approvato la Zes unica, ma alla fatica non corrisponde la resa, in termini di voti. L’elettorato del nord caro alla destra e i governatori come Attilio Fontana inizia a parlare di “disparità”. C’è chi inizia a credere che la legge non sia un modo per anticipare le urne ma un patto di sangue in caso di sconfitta il 22 e il 23 marzo, il siamo qui e qui restiamo. Fabio Rampelli, il vicepresidente della Camera, di FdI, spiega che “non bisogna mai farsi condizionare dai cattivi pensieri, altrimenti non realizzi quelli buoni. Presentare la legge dopo il referendum non avrebbe allontanato le critiche. In caso di sconfitta si direbbe “è vendetta” e in caso di vittoria sarebbe ‘deriva autoritaria’”. E’ il momento di massima ascesa per il “no”. Elly Schlein è pronta a salire sul palco per la chiusura, il 19 marzo a Roma. Si parla di Piazza del Popolo, e nel Pd (che deve seriamente scegliere se affidarsi o meno a Schlein; sarà lei a firmare le liste) c’è chi le propone di sfidare in tv, l’altra Meloni, Arianna. La sinistra sta cavalcando due episodi, casi che starebbero azzoppando la campagna per il “si”. Uno è il caso del poliziotto di Rogoredo e da ieri c’è il volo, questo passaggio offerto dai Vigili del Fuoco a Mogol dal Festival di Sanremo a Roma, di cui il Viminale non sarebbe stato informato. Ogni lamento o scivolata entra nella pentolaccia del “no”. Sono episodi che fanno passare in secondo piano lo strambo evento organizzato dall’Anm, mercoledì 4 marzo, a Roma, su cui la destra ha sbarrato gli occhi. Si tratta di buffet e dj set a 60 euro, al circolo della Guardia di Finanza, il cui ricavato (si legge nella locandina) sarà “devoluto al comitato giustodireno”. Il governo ritiene “singolare” questo invito. Non sarebbe stato gradito neppure lo spot (imprevisto) della nonna di 105 anni, Gianna Pratesi, che saluta dal palco dicendo: “A casa mia eravamo tutti di sinistra, i fascisti? Ciao, ciao”. La legge elettorale segna la fine del Festival e introduce la contesa. Quanto incide questa “sorpresa” sulla separazione delle carriere, sul voto del 22 marzo? Il testo raffazzonato, scrivono i costituzionalisti, non scongiura il rischio di paralisi. E’ chiaramente a disagio Nordio che è in viaggio in Italia e che si batte per la riforma. Non lo dichiara, perché fa l’inglese, ma il deposito del ddl sulla legge elettorale confonde. Francesco Storace è un altro che definisce l’annuncio “una cazzata”, una legge che fa bene alla sinistra: “Gli fai un piacere, si pigliano le legge gratis e manco ti ringraziano”. Si sta sottovalutando la natura della riforma. La materia è ostica, argomentarla è arduo e l’Alta Corte rimanda ai romandi Franz Kafka. Nordio il 17 marzo dovrebbe partecipare a un grande evento con gli studenti e discutere di riforma. Finora Meloni quando ha scommesso non ha sbagliato ma questa legge elettorale sembra una risposta alla noia (benedetta) di Sanremo, il Festival della stabilità. La legge viene chiamata Stabilicum ma Meloni con il Rosatellum sta già governando senza scossoni, si aggiunga che la soglia del tre per cento permette a Vannacci di sognare l’assalto al cielo e a Calenda, e forse alla sindaca Salis, di provare sul serio a fare un Terzo Polo. Resta solo Nordio sul palco, come nella canzone di Fulminacci. Davvero una Stupida sfortuna.
Le dichiarazioni
Meloni: "Il ruolo del governo in Mps è terminato"