La Russa si spende per Pucci. Ma il comico non è Dreyfus
Il presidente del Senato chiede a Carlo Conti una "presenza riparatoria" per il comico che ha rinunciato a Sanremo dopo le polemiche. Ma tra una vittima e chi sceglie di ritirarsi c'è una differenza. Che La Russa conosce bene
Ignazio La Russa, che è uomo di mondo e non sprovveduto, sa benissimo che Andrea Pucci non è Dreyfus. Eppure sceglie il registro dell'indignazione, chiede una "presenza riparatoria" come se l'Ariston fosse un tribunale chiamato a emendare un torto storico. Il torto, nella narrativa che il presidente del Senato affida a un video social, sarebbe questo: il comico milanese, invitato da Carlo Conti a partecipare al Festival, ha rinunciato sotto la pressione delle critiche. Colpevole, secondo i suoi accusatori, di una sola cosa: "non essere di sinistra". Vittima, dunque. Da risarcire con una comparsata televisiva che lavi l'onta.
"Ci sono tanti modi per ripagare l'ingiusta sofferenza e l'ingiusto obbligo di rinuncia che ha costretto Pucci a gettare la spugna", dice La Russa, rivolgendosi direttamente a Conti come se il conduttore fosse un prefetto tenuto a ristabilire l'ordine pubblico del varietà. "Spetta al conduttore trovarne uno per far sì che la presenza riparatoria dell'artista sia comunque garantita". Il problema non è la solidarietà in sé, ma la grammatica vittimista che la sostiene. Pucci non è stato condannato da un tribunale del popolo. Ha scelto, liberamente, di non esporsi. È una differenza che La Russa, uomo di mondo, conosce bene. E che sceglie di ignorare. Nel mezzo c'è Carlo Conti, che aveva semplicemente invitato un comico a fare il comico, si è detto "stupito dal putiferio" e ora si ritrova a dover trovare un gesto riparatorio per "ordine" della seconda carica dello stato. Resta da vedere se la ascolterà.