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Il contorsionista Giorgetti va al Meeting a contraddire se stesso

Luciano Capone

Sul mercato smentisce quanto negli anni precedenti, sulla politica economica predica il contrario del governo, sulle pensioni spiega perché le proposte della lega sono sballate. Le parole del ministro dell'Economia a Rimini sembrano più una dichiarazione d'impotenza che un programma
 

Parla poco Giancarlo Giorgetti ma le poche volte che lo fa – ad esempio al Meeting di Rimini, di cui è ospite fisso – dice di tutto. E anche il suo contrario. Nel descrivere la sua visione di sviluppo economico, il ministro dell’Economia ha affermato che “confidare unicamente nella mano invisibile del mercato non è la soluzione corretta”, sostenuto dal padrone di casa Giorgio Vittadini che elogia il “nuovo interventismo positivo” del governo Meloni, spingendo il concetto di sussidiarietà verso nuovi lidi.

 

Eppure solo un anno fa, sempre al Meeting, Giorgetti da ministro dello Sviluppo economico (Mise) dimissionario esaltava gli animal spirits del mercato: “Lo sviluppo economico lo fanno gli spiriti animali ma degli imprenditori”. L’anno prima, nel 2021, da disciplinato ministro del governo Draghi, Giorgetti diceva al pubblico di Cl a Rimini che “Lo sviluppo non passa attraverso il governo. Meno c’è il Mise, meglio è”.

 

Ora il governo, tra tasse sugli extraprofitti del Mef e manovre per controllare i prezzi del Mise di Urso, agli spiriti animali mette guinzaglio e museruola pensando di placare l’inflazione o quantomeno gli effetti sul consenso. Ci sono altri aspetti contraddittori nella visione esposta al Meeting. Il ministro sostiene che il problema di crescita dell’Italia non lo si risolve “aumentando la domanda”: “Ci si deve concentrare sul lato dell’offerta”, dice. Quella di Giorgetti è un’involontaria autocritica, visto che il governo sul fronte dell’offerta ha fatto poco o nulla, a partire dalla concorrenza.

 

In un altro passaggio sui problemi strutturali, Giorgetti dice lucidamente che con la crisi demografica che affligge la società italiana “non c’è nessuna riforma previdenziale che tenga nel lungo-medio periodo”. Vuol dire che anche una dura e necessaria riforma come la legge Fornero potrebbe non essere sufficiente a rendere sostenibile l’abnorme spesa previdenziale. L’opposto del programma della Lega con cui Giorgetti si è candidato che prevede, come vuole anche la Cgil, una controriforma delle pensioni come Quota 41. È chiaro che la promessa “abolizione della Fornero” non ci sarà mai, al limite qualche accrocchio provvisorio come Quota 103 per tenere buono gli elettori salviniani.

 

È questa la “responsabilità” di cui si vanta il ministro dell’Economia: non mantenere le promesse che sfascerebbero i conti, limitandosi a qualche versione omeopatica. La stessa sorte, probabilmente, toccherà alla grande riforma fiscale, annunciata da Giorgia Meloni come la svolta che si attendeva “da 50 anni”. Per ora si vedono solo provvedimenti spot, come la tassa sugli “extraprofitti” delle banche che, come rivelato dal Corriere della sera, dopo l’annuncio roboante e le imbarazzate retromarce, si potrebbe trasformare in un “prestito forzoso”: un anticipo delle banche che poi recupereranno negli anni come di credito d’imposta.

 

Tassa o prestito che sarà, in ogni caso è pur sempre un’entrata una tantum che però vari esponenti del governo si sono già affrettati a spendere sui giornali per tagliare le tasse, le accise e anche i mutui. È l’altra faccia della medaglia dei condoni: misure estemporanee per raccattare qualche miliardo, al costo della credibilità del sistema economico, da usare per coprire qualche bonus o spesa temporanea come ad esempio il rinnovo della decrontribuzione. Questo è al momento l’orizzonte della legge di Bilancio di Giorgetti, molto più ridotto rispetto ai discorsi sul lungo termine e sui problemi strutturali del paese.

 

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali