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Passeggiate romane

L'estate militante del Pd è finita prima ancora di iniziare

Non c'è traccia di dirigenti dem impegnati in grandi tour su e giù per l’Italia, in cerca di elettori da avvincere e convincere, come invece aveva annunciato Schlein. Si limitano al massimo a qualche capatina alle feste dell'Unità. Intanto l’area che fa capo a Bonaccini sembra non gradire la linea della segretaria, troppo schiacciata sul salario minimo
 

Ma che fine ha fatto l’estate militante del Pd? Annunciata con il rullar dei tamburi da Elly Schlein nel corso di una riunione della Direzione del Partito democratico in cui i vertici dem dovevano trarsi d’impaccio dopo le prime botte elettorali delle elezioni amministrative, di questa estate scoppiettante si sono perse le tracce. I dirigenti del Pd non sembrano infatti impegnati in grandi tour su e giù per l’Italia in cerca di elettori da avvincere e convincere. Piuttosto appaiono intenti a fare qualche capatina alle feste dell’Unità tra un bagno al mare e un salto in montagna. Certo, la stagione non è ancora finita e c’è sempre tempo per un’estate militante, ma, almeno finora, al Nazareno, dove la segretaria non è che si veda spessissimo, non c’è nessuna avvisaglia di un’iniziativa del genere.

Sono in molti a chiedersi per quale ragione Elly Schlein abbia sostituito Gianni Cuperlo con Nicola Zingaretti alla guida della Fondazione del Pd. Perché la scelta della segretaria dem è caduta proprio sull’ex presidente della regione Lazio? Prima che il Senato chiudesse i battenti tra i capannelli dei parlamentari del Partito democratico circolava una voce maliziosa secondo la quale la leader avrebbe dato quell’incarico a Zingaretti come ricompensa del fatto che non intende candidarlo alle elezione europee del giugno del 2004. Vero o falso? Lo si vedrà a breve, quel che però è certo è che l’ex governatore del Lazio preferirebbe un seggio a Strasburgo piuttosto che quello che attualmente occupa alla Camera dei deputati. Ma forse dovrà accontentarsi della Fondazione…

Le polemiche sempre più roventi tra maggioranza e opposizione hanno lasciato in ombra le fibrillazioni sempre ben presenti nel Partito democratico. L’area che fa capo a Stefano Bonaccini, infatti, sembra essere sempre più in sofferenza per la linea adottata dalla segretaria e il fatto che tutto il partito sia unanimemente schierato nella battaglia sul salario minimo non attenua il disagio dei cosiddetti riformisti dem. Gli esponenti di quest’area vorrebbero che Bonaccini si imponesse di più su Schlein. Ma il presidente del partito non pare disposto a imboccare questa strada nonostante non condivida tutte le mosse della segretaria. Perciò nella sua area si ragiona sul futuro: quando Bonaccini, come pare ormai scontato, volerà a Strasburgo, dopo le elezioni europee, avrà probabilmente assai meno tempo di occuparsi della sua corrente non corrente. E allora, ragionano i riformisti, ci sarà modo di riorganizzarsi e di dare maggior piglio a quella componente.

In un’intervista a Repubblica Carlo Calenda annuncia che quando la premier Giorgia Meloni proporrà un incontro alle opposizioni lui si presenterà a Palazzo Chigi anche se Giuseppe Conte ed Elly Schlein declineranno l’invito. Ed è altamente probabile che il leader di Azione si ritrovi solo soletto a quell’incontro dal momento che il capo del Movimento 5 stelle ha già fatto sapere a Schlein che lui non ha intenzione di vedere Meloni in questa fase di lotta con la premier. “Anche perché – è stato il commento acido di un alto dirigente dem – in quell’occasione non vi sarà modo di discutere di nuove nomine Rai…”. 

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