Contro imbrattatori e attivisti arriva il Daspo artistico

Michele Masneri

Nuove pene contro i distruttori seriali, anche se il reato c'è già (e il distruttore di Trinità dei Monti è appena stato rinviato a giudizio). Consigli per sempre nuovi reati al panpenalismo meloniano

Dàgli agli imbrattatori! Un disegno di legge di Fratelli d’Italia (primo firmatario il senatore Marco Lisei) approvato ieri in Consiglio dei ministri vuole contrastare attivisti e vandali efferati di monumenti. Dopo il liquido nero sversato nella fontana della Barcaccia in piazza di Spagna a Roma o la vernice arancione lanciata contro Palazzo Vecchio a Firenze (la stessa utilizzata a gennaio per imbrattare Palazzo Madama) ecco multe bestiali e carcere: da 20 a 60 mila euro, più sanzioni penali, per quanti distruggano, disperdano, deteriorino o rendano “in tutto o in parte inservibili o non fruibili beni culturali”. 

 

“Chi danneggia deve pagare in prima persona”, ha commentato il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. Soprattutto il ddl, ove mai venisse convertito in legge, potrebbe istituire anche una specie di Daspo culturale, un distanziamento sociale per i molestatori seriali di monumenti (chi è stato denunciato o condannato per questi reati – anche con sentenza non definitiva – non potrà avvicinarsi a meno di 10 metri dagli edifici sottoposti a tutela). Lisei come casus belli sottolinea alcuni gravi episodi degli ultimi mesi, non solo degli attivisti ma anche di turisti dementi: “Basti pensare, ad esempio a chi ha condotto il suv Maserati sulla scalinata di Trinità dei Monti. Tali azioni – sottolinea – hanno una loro gravità e non possono essere etichettati come ‘bravate’”. 

 

Giusto, giustissimo. Però non è che al momento a chi danneggia i monumenti sia offerta una coppa di champagne e una suite al Bulgari. Per una buffa coincidenza proprio il turista che ha scambiato Trinità dei Monti per il Camel Trophy è stato rinviato a giudizio ieri. All’ingegnere saudita (!) che la notte dell’11 maggio 2022 ha danneggiato a bordo di una Maserati la scalinata, la procura di Roma contesta l’ipotesi di reato prevista dall’articolo 518 del codice penale relativo alla “distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici“: ora rischia fino a 50 mila euro di multa e 5 anni di carcere. Inoltre il Comune si è costituito parte civile: insomma i reati ci sono già, e vengono pure contestati.

 

Oltre al 518 c’è poi l’articolo 639 che prevede una multa fino a 100 euro per chi “deturpa o imbratta cose mobili o immobili altrui”. Poco, d’accordo, il codice penale non tiene conto dell’inflazione. Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, però, “si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro”. 

 

Poi ci si domanda come si farà a sorvegliare questi imbrattatori seriali: nel paese in cui le spie russe scappano coi braccialetti elettronici pezzotti, ci saranno vigili urbani col metro a calcolare le distanze dalle statue? Laser? Monument men meloniani? Mentre i tribunali intasati di imbrattatori faranno il botto di prescrizioni (del resto il processo del rallysta saudita è fissato al 2025). 

 

Ma forse ci saranno anche ricadute positive (sicuramente tutti gli avvocati disoccupati troveranno nuovamente lavoro, e Giurisprudenza tornerà a essere una facoltà “sicura”) però l’impressione è che il neoproibizionismo meloniano non ne abbia mai abbastanza. Dagli uteri in affitto (già vietati) agli sbarchi clandestini (vietatissimi) fino a usi e costumi da estirpare (farine di grillo, 5G, intelligenze artificiali, e chi più ne ha più ne metta) il melonismo sogna un’Italia dove basta mettere – o rimettere – fuorilegge le cose che non piacciono e queste per magia spariranno. Curiosamente, il fascismo faceva l’opposto: per esempio l’Italia era uno dei pochi paesi a non avere leggi antigay, perché era scontato che il valoroso maschio italico non conoscesse il turpe vizio. Meloni in questo è decisamente antifascista: le “devianze”, vanno individuate e punite (si parlò pure di obesità, in campagna elettorale). 

 

Ma se la formula funzionasse, ci si permette qui sommessamente di segnalare altre utili future fattispecie di reato: innanzitutto il crimine di chat di genitori, e in generale concorso esterno in creazione di gruppo WhatsApp. Almeno poi una multa per i vocali oltre i 10 secondi (con fermo amministrativo dello smartphone). Per Roma, poi, urgentissimo il reato di associazione in parcheggio in doppia fila. Sarebbe auspicabile poi almeno una pena pecuniaria per i fantasmini e le polo col colletto alzato.  Urgentissimo infine un pacchetto per il decoro ferroviario, con divieto di call in treno (e di annunci inutilmente complicati da parte delle compagnie). Da non sottovalutare anche l’aggravante di utilizzo di lingue straniere da parte di Italo e Trenitalia. Il train manager rischia grosso: col combinato disposto del reato di forestierismo, un bell’ergastolo ostativo non glielo leva nessuno. 

  • Michele Masneri
  • Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive prevalentemente a Roma. Scrive di cultura, design e altro sul Foglio. I suoi ultimi libri sono “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nell’èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021).