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Editoriali

Balneari, nomine, bonus, nucleare: dov'è che Meloni inizia a sbandare

Redazione

Sui vertici delle maggiori aziende pubbliche ci vorrebbe più impulso da parte del governo. Ma anche su Tim, Ita e sul dossier Rai. Nelle peripezie del governo per non decidere si nasconde l’agenda dei pasticci

Le nomine arrivano e non arrivano. Qualche cosetta c’è stata, ma da un nuovo governo, con maggioranza ampia, e un forte mandato politico, ci si aspetterebbe un impulso chiaro sulle maggiori aziende pubbliche. Non cose generiche sull’italianità o solo grandi piani, altrettanto generici, per il rinnovamento dei rapporti commerciali, in campo energetico, tra Italia, Africa ed Europa.

 

Stessa cosa vale per le aziende di rilevanza strategica, per prima la Tim, per la quale si comincia ad avvertire un eccesso di tentennamento, che fa innervosire sia i grandi fondi coinvolti nella possibile operazione sulla rete, sia il mercato. Stessa cosa per Ita, su scala minore, certo, ma anche nel suo caso non si capisce più cosa ci sia da chiarire, specialmente dopo l’ultimo consiglio di amministrazione. E affiorano dubbi sull’allineamento pieno dei partiti di maggioranza per la soluzione basata sull’ingresso di Lufthansa nel capitale della compagnia ora controllata dal Mef.

 

E anche la Rai, insomma, la vogliono almeno un po’ occupare o no? Anche perché la posizione del presidente Carlo Fuortes diventa imbarazzante per il governo e per l’azienda televisiva. Poi ci sarebbero le riforme. Per la delega fiscale siamo ai giorni caldi. Non si può ancora parlare di ritardo, ma qualche segnale di tentennamento comincia ad affiorare, e lo stesso vale per i cambiamenti attesi nelle leggi sul lavoro e nella regolazione del Reddito di cittadinanza.

 

Il tutto mentre l’Italia ha confermato, facendo mancare la sua firma, di non voler partecipare al gruppo europeo (sì, è un’iniziativa francese, ma non per questo bisogna opporsi per principio) per la ricerca sul nucleare di nuova generazione e la sua promozione. Iniziativa che nasce anche per trovare modi economicamente sostenibili per gestire la transizione energetica. Dei balneari, sballottati tra ministeri, ha scritto il Foglio, raccontando le peripezie del non decidere. È il primo governo politico da anni a questa parte, lo dimostri anche nei fatti.

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