(foto Ansa)

questo sì che è un partito democratico

Gli ex di Articolo 1 rientrano nel Pd e subito votano in dissenso dal Pd sull'Ucraina

Salvatore Merlo

Il loro primo atto politico ieri è stato ovviamente quello di non votare gli aiuti militari: a ben guardare nella loro decisione c'è tutto il senso di ciò che da quattro mesi sta accadendo ai dem. Un partito che ora si ritrova con due manifesti

Dopo essersi fatti eleggere dal Pd ed essere rientrati nel Pd, il loro primo atto politico ieri è stato ovviamente quello di non votare gli aiuti militari all’Ucraina in dissenso dal Pd. Non fa una piega. E infatti a ben guardare, nella decisione di Arturo Scotto e Nico Stumpo, rispettabilissimi deputati dell’ormai ex Articolo 1, insomma amici di Roberto Speranza (che ha invece votato a favore dell’invio delle armi), c’è probabilmente tutto il senso, per così dire, di ciò che da quattro mesi sta all’incirca accadendo nel Pd alle prese con il congresso più lungo della storia dell’occidente (e anche dell’oriente).  

 

D’altra parte non è certo un caso se il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha suggerito di ribattezzare il Pd con il nome di “PaDeL”. Probabilmente, crediamo noi, non in riferimento alla prosaica dizione di “Partito Del Lavoro” che piace ad Andrea Orlando, quando invece più correttamente in diretta connessione sportivo-semantica con quell’ipnotico gioco di racchettoni, il Padel appunto, di cui il quasi ex Pd è diventato in tutta evidenza la stranita pallina sfuggita ai giocatori. E infatti, al termine di circa quattro mesi di dibattiti e sessioni di studio che hanno coinvolto ottantasette “saggi” che si sono scambiati centinaia di mail a grappolo, che si sono riuniti in quattro sottogruppi tematici a strascico, che si sono convocati per tre diverse volte in altrettante riunioni plenarie (della durata di almeno due ore ciascuna), ecco che l’altra sera, com’è noto, è finalmente stato partorito, e poi riscritto dal segretario Enrico Letta, un nuovo manifesto dei valori del Pd. Solo che il nuovo manifesto dei valori appena approvato proprio per fare rientrare Speranza (e dunque anche i degnissimi Scotto e Stumpo) è stato ratificato con la seguente postilla, scritta pare in caratteri minuscoli come sul bugiardino del confetto Falqui: “Non ha effetti abrogativi”. Ecco.

 

Insomma il nuovo manifesto non cancella il manifesto precedente, quello delle origini, quello di Walter Veltroni, che dunque è sempre in vigore. Sicché da qualche giorno il Pd – pardòn, il Padel – ha ben due manifesti dei valori, all’incirca come Matteo Messina Denaro aveva due carte d’identità. Il Pd è pressappoco come una Nazione che abbia due Costituzioni o come una nave che stia seguendo allo stesso tempo due rotte diverse. D’altra parte lo diceva anche Groucho Marx, intellettuale di riferimento non meno dell’altro Marx: “Questi sono i miei principi, ma se non vi piacciono ho anche questi altri”. E se un solo manifesto dei valori è già una cosa tipo i magazzini Harrod’s, ovvero ci si trova dentro qualsiasi cosa, dalle grattugie ai tappeti persiani, figurarsi ben due manifesti dei valori. Che abbondanza, che ricchezza, che varietà.

 

Lo stolto a questo punto si chiederà se così facendo i valori perdano di valore, mentre il saggio del Pd saprà al contrario apprezzare la prodigiosa e democratica elasticità della situazione. Morbidi e malleabili, adesso sì che i valori realizzano magnificamente la  politica secondo il sistema del Padel, appunto, ossia mediante quei rimbalzi e palleggiamenti che ieri pomeriggio alla Camera hanno finalmente consentito ad Arturo Scotto e Nico Stumpo, in perfetta e tennistica coerenza, di non votare gli aiuti militari all’Ucraina. Contro Putin ma con Putin, occidentali ma orientali, un po’ Nato e un po’ Patto di Varsavia, liberali e pure socialisti. Una volta nel Pd  lo chiamavano “ma anche”, ed era  quando di manifesto  dei valori ne avevano soltanto uno. Figurati adesso.

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  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.