Il caso

L'incontro di Meloni con il magnate americano per superare il trumpismo

Simone Canettieri

La premier ha ricevuto Lauder, capo del congresso ebraico mondiale e big repubblicano: "Pronta ad allacciare relazioni con DeSantis". E prepara un viaggio negli Usa

Bye bye Trump. Meglio investire su Ron DeSantis, astro nascente dei Repubblicani. “Appena avrò spicciato le cose qui, dopo la manovra, ho in programma una visita negli Usa all’inizio del nuovo anno. E con l’occasione mi piacerebbe anche intensificare i rapporti con il nuovo corso dei Conservatori”.

Giorgia Meloni ieri mattina ha spiegato le sue intenzioni a Ronald Lauder, capo del congresso ebraico mondiale, nonché fra i cinquecento uomini più ricchi al mondo (con un patrimonio di 4,5 miliardi di dollari). L’incontro è durato 45 minuti. La premier e il magnate ebreo hanno sempre parlato in inglese. Con vari siparietti.

A partire da quello iniziale. “Tu sei più a sinistra di me”, ha detto l’uomo d’affari alla presidente del Consiglio strappandole un sorriso. I leader seduti sulle sedie e ai loro lati i rispettivi staff sui divanetti. Lauder si è presentato a Palazzo Chigi con Maram Stern, vicepresidente del congresso mondiale ebraico, Noemi Di Segni (responsabile della comunità in Italia), Ruth Dureghello (responsabile di quella romana) e Fabio Perugia (advisor italiano di Lauder).

Con Meloni c’erano il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli e i consiglieri diplomatici Francesco Talò (già ambasciatore in Israele) e Ludovico Ortona. Al centro dell’incontro la lotta all’antisemitismo che il governo intende portare avanti “con forza”. Così come la sicurezza nei luoghi di culto ebraici. Lauder  ha detto alla premier di aver apprezzato le sue parole, il giorno della fiducia, contro tutti i totalitarismi, il fascismo e le leggi razziali. Ma si è parlato soprattutto molto di America. 


“Conosco Trump dai tempi del college e gli avevo consigliato di non ricandidarsi, di non esporsi alle elezioni di Midterm perché sarebbe stato un disastro. E così è stato”, ha raccontato Lauder durante l’incontro. Meloni ha sorriso e annuito. Lasciando a intendere una distanza  dal vecchio inquilino della Casa Bianca. Nonostante una certa infatuazione che a febbraio del 2020  la portò a Washington al National Prayer Breakfast, unica invitata italiana, al cospetto di Trump.

“Vogliamo portare la sua ricetta anche da noi”, disse all’epoca la leader di Fratelli d’Italia nonché presidente dei Conservatori europei. Dopo quasi tre anni e da poco arrivata a Palazzo Chigi, Meloni ha ribadito agli ospiti l’importanza dell’asse con l’America. Un rapporto che si è nutrito anche del bilaterale a Bali con il presidente Joe Biden, con il quale ha detto di aver trovato piena sintonia sui grandi dossier internazionali.

Lauder però rappresenta un pezzo importante  di America repubblicana che guarda alla premier. E si è messo a disposizione per favorirla con incontri e rapporti.  In questa tela c’è anche DeSantis, il governatore della Florida che punta alla presidenza degli Stati uniti. “Se posso in qualche modo esserti di aiuto puoi contare su di me”, le ha detto il capo del congresso mondiale ebraico. Quella di ieri è stata una visita istituzionale, già accaduta con altri presidenti. L’ultimo a riceverlo fu Mario Draghi. Non c’è solo un viaggio a stelle e strisce nell’agenda della premier. Tra gli impegni che si è presa c’è anche un viaggio in Israele, appena si sarà formato un governo. 


Questa boccata d’aria internazionale è servita alla premier per evadere dalle beghe e dalle tensioni della manovra. Basti pensare che fino a ieri sera i ministri continuavano a chiedere il testo alle redazioni. Con un tono abbastanza sconsolato: “Non riusciamo ad avere l’intero documento”. In effetti il testo si trovava, prima poi di essere diffuso nelle chat, in un file condiviso accessibile solo ai capi di dipartimento del ministero dell’Economia. Un motivo di rabbia in più anche per gli alleati della presidente del Consiglio. Con due sfumature. Mentre la Lega ha cercato di dissimulare l’amarezza per le poche bandierine piantate (e male), dalle parti di Forza Italia (epicentro Arcore) nessuno ha negato la delusione per un metodo per nulla condiviso. Se è vero che anche il Cav. ha chiesto inutilmente il testo della manovra. Meloni vuole andare spedita. Darà spazio al Parlamento per eventuali correttivi, ma senza eccedere. Intanto sogna l’America. Tra una visita alla Casa Bianca e un incontro con DeSantis per archiviare  il trumpismo, che inizia a starle stretto.
 

  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.