Foto di Cecilia Fabiano, via LaPresse 

La rivincita del Conte rosso sul Pd: "E ora guai a chi tocca il reddito di cittadinanza"

Simone Canettieri

Il leader del Movimento 5 stelle si sente il re del sud Italia e farà una battaglia strenua a sostegno del Rdc. Giuseppi è vittorioso tra gli sconfitti e per lui si è aperta una nuova fase 

La profezia si è avverata, almeno ad ascoltare le sue prime dichiarazioni. “Guideremo l’agenda democratica e progressista in Italia”. Giuseppe Conte parla dopo Giorgia Meloni. E si presenta in versione punto di riferimento dei progressisti, come da ormai celebre incoronazione dell'allora segretario Pd Nicola Zingaretti. Il capo dei grillini è felice come una Pasqua, ma prova a dissimulare la sua gioia.  

E quindi annuncia un’opposizione “intransigente al governo di centrodestra”. Che sostiene essere maggioranza in Parlamento e non nel paese. Colpa dunque dello strappo di Enrico Letta. "Facciano mei culpa". 

Conte non chiude la porta ai dem. Anzi sfida il Pd a seguirlo, ma non nomina mai Enrico Letta. Con il quale ha chiuso i collegamenti subito dopo la fine del governo Draghi (né lui né Meloni parlano del premier, che sembra una curva nella memoria dei leader politici nella notte più lunga).

 

Conte si sente il re del sud, e così dicono i dati in effetti. La sua forza, con percentuali da capogiro, è prima nel meridione. Non solo: il M5s da solo riesce a conquistare più seggi uninominali di quanti ne portano a casa Enrico Letta e la compagine di centrosinistra. "Ci davano tutti a una cifra, ci davano fuori dal Parlamento. E invece...". Casalino in un angolo, in fondo alla stanza dove si tiene la conferenza stampa, annuisce. E' concentrato. Dietro al successo dell'ex premier c'è la mano di Rocco, ritornato centrale, il metronomo naif che scandisce i tempi della comunicazione.

Il sud ha votato M5s, in massa. E quindi da qui si annuncia giù le mani dal reddito di cittadinanza: “Guai a chi lo tocca, saremo una barriera insuperabile. Chi lo tocca dovrà fare i conti con noi”. Non infierisce su Luigi Di Maio e gli altri sciossinisti (“preferisco ricordarli per le battaglie insieme”) e non agita lo spettro dell’onda nera. Sul grande assente Beppe Grillo belle parole di maniera ("sono stati preziosi i suoi consigli sulla comunicazione"), ma niente di eccezionali. I ringraziamenti al Garante finiscono nel pacchetto con quelli di chi ha collaborato a questa campagna elettorale. Conte mette su un bel ghigno di chi si è appena preso una enorme soddisfazione.

 

Si apre una fase nuova, per l’onorevole Giuseppi, finalmente in Parlamento. È vittorioso fra gli sconfitti. Una soddisfazione.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.