Il racconto

Bonelli & Fratoianni guardano Letta con occhi di volpe. E già pensano al M5s

Simone Canettieri

I leader rossoverdi candidano Cucchi a Firenze e Soumahoro a Modena. La loro agenda è più compatibile con Conte che con il Pd, costretto intanto a parare i colpi degli alleati

Altro che tigri. Si guardano con gli occhi di volpe. “Ci trattano come caricature, come quelli che la sparano grossa, invece...”. Pausa. “Anzi, a proposito sul nucleare sfido Carlo Calenda del quarto polo: non sa di cosa parla”. Poi sempre Angelo Bonelli, leader rigenerato di Europa Verde, si ferma. E  fissa il compare Nicola Fratoianni, capopopolo di Sinistra italiana, l’altra ruota della bicicletta rossoverde alleata con il Pd.  “Sarò in prima fila a guardarti”. In un hotel alle spalle di piazza San Silvestro, pieno centro  di Roma, la coppia che provoca più attacchi al Pd sembra divertirsi. Perfettamente calata nel ruolo di guastatori. Hanno idee note su Ucraina, Nato e Mario Draghi. “Tanto con il Pd è un’alleanza elettorale”, ripetono più volte. Lasciando spazio a una chiara malizia: il 26 settembre saluteranno Enrico Letta e molto probabilmente cercheranno convergenze con il M5s. “Perché no?”, insinua Bonelli.

In mezzo ai due leader c’è anche l’eurodeputata Eleonora Evi, ora Verde, ma prima grillina. E in effetti le 110 proposte del programma, che stanno qui a presentare, ricalcano molto quelle del M5s, vecchio e nuovo, addirittura. Non a caso entrambi sono stati corteggiatissimi da Giuseppe Conte. Salvo scegliere Letta che ha promesso loro quattro collegi uninominali sicuri, e una decina meno. Buttali via.

A Firenze (Senato) andrà Ilaria Cucchi. A Modena (Camera) il sindacalista Aboubakar Soumahoro. Il resto si vedrà tra Pisa e Imola. Anche perché Bonelli & Fratoianni, un duo che si pronuncia ormai tutto attaccato, sono convinti di superare la soglia di sbarramento. Praticamente l’opposto del partito di Luigi Di Maio e Bruno Tabacci in forte tensione in queste ore perché non riesce a chiudere con il Pd per ottenere una manciata di seggi sicuri o almeno contendibili. Loro due no.

I capi rossoverdi sono pronti a sedersi al tavolo convinti che comunque vada sarà un successo: Fratoianni alla fine delle mille scissioni interne alla sinistra è l’unico parlamentare uscente del suo partito, i Verdi nella passata legislatura non erano presenti. Sicché si respira un’aria buona da queste parti.

Nonostante “il pericolo democratico delle destre:  arrivare a Orban è un minuto”. I 110 punti del loro programma sono l’ideale per chiedere a Letta: ma il Pd la pensa così? Dallo stop alla caccia al  tpl gratuito, dal prelievo al 100 per cento degli extraprofitti delle società energetiche alla legalizzazione della cannabis (“patrimoniale contro le mafie”) fino alla  riduzione dell’orario di lavoro a stipendio invariato. “E’ nostra, non di Conte ”, dice Fratoianni. Che rilancia, sul fisco, la proposta  di introdurre un’imposta patrimoniale personale unica e progressiva, “abolendo per esempio l’Imu”.  E poi ci sono i rifiuti, il gas, la guerra, l’obiezione alle spese militari. Appena le frasi diventano notizie  subito partono gli attacchi di centrodestra e terzo polo. A chi? A Letta. Loro due intanto si guardano con occhi di volpe, ma forse anche di gatto.

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.