Il caso

Grillo: "Il terzo mandato? No, ci tirerebbero i pomodori". Conte nell'eterno limbo M5s

Simone Canettieri

Il garante deciso a non concedere nessuna deroga nemmeno fra istituzioni diverse. I big gli chiedono un pacchetto di nomi da salvare. L'ex premier aspetta la chiusura del Pd per buttarsi definitivamente a sinistra, dice lui

“Ci tirano i pomodori sul palco. Mi spiace, ma io la faccia non la voglio perdere. Ci presentiamo  alla gente a  chiedere il voto con i parlamentari alla ricerca del terzo mandato? Ma per favore”. Beppe Grillo sembra deciso. Eppure dalle parti di Giuseppe Conte lo stanno implorando in tutti i modi: Beppe, almeno un mini pacchetto di deroghe, ti prego chiudi un occhio, mezzo occhio... Tuttavia il no del garante è anche personale. Negli ultimi due anni ha rotto con molti big del M5s che adesso avrebbero bisogno del suo strappo alla regola. Taverna, per esempio. A cui Grillo ha detto, davanti a dieci senatori, “cara Paola, ora che ti sei presa una laurea, puoi anche trovarti un lavoro”. Oppure Vito Crimi con il quale si prese a male parole quando a febbraio del 2021 decise di dire sì al governo Draghi. Ma anche Roberta Lombardi, la faraona grillina e attuale assessore nel Lazio, che pubblicamente lo ha attaccato. “Io mi ricordo tutto”, dice Grillo. Giuseppe Conte è rassegnato.  


Crimi ormai la dà per chiusa. E spiega: “Grillo ha detto la sua, Conte ha detto la sua, punto. Ad oggi la regola esiste ed è chiara. Io ero consapevole, come tutti, quando abbiamo accettato questo percorso, e non c’è nulla di trascendentale”. Andrea Cioffi, che è un simpatico senatore arrivato al secondo giro di boa, risponde al telefono con naturalezza: “Sto lavorando al programma del M5s, non so nulla, un lavoro ce l’ho, sono un ingegnere: vedremo. Nessun dramma”. Anche Gianluca Perilli, una consiliatura in regione Lazio e una a Palazzo Madama, dice di non essere interessato al dibattito: “Sono una persona seria, sto pensando alla campagna elettorale, non chiedo e non voglio sapere”.

L’ultima indiscrezione riguarderebbe una chiusura ancora più netta del fondatore, pronto a non concedere porte girevoli nemmeno fra regione e Parlamento o fra Parlamento e Strasburgo. Due giri e basta, la messa è finita. Anche per Virginia Raggi eroina silente del grillismo vittimista arrivata alla terza esperienza in Campidoglio? “Al momento sì, dovrebbe anche dimettersi da consigliere comunale per andare in Parlamento”. Per Conte questo è un grattacapo in più: da una parte la deroga per 49 parlamentari uscenti, dall’altra le regole per scegliere le candidature che non sono state ancora esplicitate. Ci saranno le parlamentarie nonostante il tempo sia agli sgoccioli. L’ex premier spera in cuor suo di salvare qualche big. Ecco per esempio dov’è Roberto Fico? Il presidente della Camera, anti-Di Maio in Campania, è in attesa di capire il da farsi. “Il presidente non parla”, trapela da Montecitorio. Il garante è convinto che una rifondazione grillina possa portare consensi. Facce nuove, con tutti i parlamentari al primo turno pronti a dire “sì, facce nuove!!!”. 


Conte è in attesa degli eventi, e questa non è una notizia. Aspetta che oggi la direzione del Pd gli sbarri la porta della coalizione, poi inizierà a raccogliere eventuali rimasugli a sinistra-sinistra. Un accordo con l’Italia dei valori di Ignazio Messina, un patto con Stefano Fassina, magari ci fosse anche Nicola Fratoianni. E poi Michele Santoro: dalle parti di Conte c’è chi evoca una discesa in campo del giornalista e conduttore televisivo. Magari con una lista, come da allusioni nelle settimane scorse. I tre ministri M5s vivono stati d’animo differenti, intanto. Stefano Patuanelli, già consigliere comunale nella sua Trieste e dunque al primo mandato parlamentare, si sta occupando di questo scampolo di vita del governo senza affanni per il futuro. Invece Fabiana Dadone scalpita: difende la regola, ma anche la propria esperienza. E infine Federico D’Incà, titolare dei rapporti con il Parlamento, anche lui arrivato a fine corsa, continua a essere oggetto di attacchi interni. Una senatrice taverniana: “Tanto lo candida il Pd, no?”. Il clima è questo. Nessuno sa nulla. Conte dice di pensare alla campagna elettorale, ma in molti nel suo partito, a partire da qualche vicepresidente, sono scettici sulla capacità organizzativa del capo. Che ancora spera in una mano di Grillo per salvare almeno un manipolo di meritevoli. Ma da Marina di Bibbona il garante dice no, e sembra farlo con gusto. Il capo del M5s è pronto a consolarsi con restyling del simbolo. Dovrebbe esserci anche la parola Conte. 
 

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia. Ha vinto anche il premio Guidarello 2023 per il giornalismo d'autore.